NOAM CHOMSKY: la rappresentazione come realtà

Il 19/2/2015, la bella ed intelligente Zlabya (assistita da uno dei suoi fedeli gatti), postava, come brano da lei scelto, un pensiero di Noam Chomsky, sul tema della “montagna di bugie”che chi è al potere mette, quasi sempre, a copertura della verità.

I numeri relativi agli orrori e ai riti sacrificali che si destinano ai nemici, dai “negazionisti”, di tutte le specie, vengono trattati sempre nello stesso modo.

Cara Zlabya, sentiamo la mancanza della tua sensibilità, intuizione femminile, amore per il vero e il giusto. Carissima Zlabya, sentiamo la mancanza delle tue scelte artistiche e dello schiocco della tua caustica, perché saggia, frusta.

Ti aspettiamo nuovamente tra noi.

Con quel “delinquente” del tuo gatto. O gatti, come mi dicono ormai siano diventati.

Oreste Grani sempre più ammirato ed attratto dalla forte donna “ebrea” che è in te.

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19/2/2015.

“È necessario inoltre falsare radicalmente la storia. È un’altra strategia per sconfiggere le assurde inibizioni: far apparire le cose in modo tale che, quando gli Stati Uniti attaccano e distruggono un paese, sia chiaro che lo stanno proteggendo da mostruosi aggressori.

Fin dalla guerra del Vietnam lo sforzo per ricostruire la storia è stato enorme. Troppa gente allora cominciava a capire com’erano andate veramente le cose, tra cui moltissimi soldati e giovani impegnati nel movimento pacifista e in organizzazioni analoghe. Una pessima cosa: era necessario risanare quei pensieri malati, trasformarli in consenso e indurre il popolo al riconoscimento che tutto quel che facciamo noi americani è nobile e giusto. Se bombardiamo il Vietnam del Sud è perché lo stiamo difendendo da qualcuno, evidentemente dai sud vietnamiti, visto che lì ci sono solo loro. È quella che gli intellettuali kennedyani, tra cui Adlai Stevenson, chiamarono difesa contro “l’aggressione interna“: era necessaria una definizione ufficiale che fosse comprensibile, e questa funzionò perfettamente. Quando i media sono sotto controllo, il sistema scolastico e il mondo della cultura sono allineati, il consenso è assicurato.

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L’università del Massachusetts ha condotto uno studio interessante sugli atteggiamenti nei riguardi della crisi del Golfo, allora in corso: l’intento era di conoscere la disposizione mentale con cui le persone guardavano la televisione. Una delle domande era: “Quante vittime vietnamite ci sono state secondo voi durante la guerra del Vietnam?”. La risposta media del cittadino statunitense è stata: circa centomila. La stima ufficiale è di quasi due milioni, mentre la cifra reale si aggira probabilmente attorno ai tre o quattro milioni. Gli autori della ricerca proposero poi un’altra domanda: “Cosa pensereste della cultura politica tedesca se, domandando ai tedeschi di oggi quanti ebrei siano morti nell’Olocausto, rispondessero: circa trecentomila? Cosa ci rivelerebbe questa risposta sulla cultura politica tedesca?”. La domanda è rimasta in sospeso, ma noi possiamo riprenderla. Cosa ci dice della cultura di noi americani? Che è necessario vincere le malsane inibizioni sull’uso della forza militare e le altre idee che esprimono dissenso.

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Nel caso della guerra del Golfo ha funzionato, e lo stesso si può dire per qualsiasi altra questione (il Medio Oriente, il terrorismo internazionale, l’America Centrale): l’immagine del mondo che viene presentata al popolo ha solo una remotissima relazione con la realtà. La verità resta sepolta sotto un enorme castello di bugie. Per scongiurare la minaccia della democrazia, in condizioni di libertà, si è dimostrata una strategia molto efficace; a differenza di quanto avviene negli stati totalitari, in cui si ricorre alla forza, questi risultati sono ottenuti in condizioni di libertà. Se vogliamo capire la società in cui viviamo, dobbiamo riflettere su questi fatti.”

tratto da “ATTI DI AGGRESSIONE E DI CONTROLLO” di Noam Chomsky

La selezione dei brani è a cura di Zlabya e del suo gatto

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