Se non ora quando sarà l’ora del dire con chiarezza ciò che si sente giusto per la Repubblica?

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Diciamo la nostra sull’imminente arruolamento di trenta civili, donne e uomini, sentendoci garantiti e difesi dagli strumenti culturali in possesso del Presidente Sergio Mattarella, dall’esperienza nella materia che riteniamo abbia e dalla sua lealtà alla Costituzione repubblicana.

Diciamo quello che segue sentendoci difesi dalla qualità e dalla moralità degli uomini e delle donne che il Presidente sta scegliendo come suoi collaboratori più intimi. Da queste scelte e da queste storie ci sentiamo autorizzati perché in un’ora tanto grave troppe menzogne continuano ad essere dette e diffuse nel tentativo di mantenere lo status quo. Che non sia più tempo di conservazione non lo dice questo marginale blog ma sono gli avvenimenti che irrompendo con la loro complessità svelando tutta l’inadeguatezza di una classe politica e di chi avrebbe dovuto elaborare scenari possibili programmando incursioni nel futuro che viceversa non si sono mai effettuate.

Caro Presidente della Repubblica, cari lettori, quanto ci vuole secondo Lei/voi (che in alcuni casi sembrate saperne molto di più di noi in questa materia tanto delicata) perché un centocinquantesimo degli attuali organici dei “Servizi Segreti italiani” (30 su 4.500), giorno dopo giorno, dopo essersi formato in una materia tanto complessa (ci vorranno almeno cinque anni?) riesca ad innescare, essendo portatore di un cambio paradigmatico di cultura dell’Intelligence, una evoluzione/trasformazione di tutto “l’ambiente” che sovrintende alla Sicurezza nazionale? Tenete conto quindi che parliamo almeno del 2020. In particolare, ci/vi/Le chiediamo rispettosamente perché “trenta”, reclutati, selezionati, formati, valutati, “promossi” da donne e uomini espressione fiduciaria della dirigenza che ha fino ad oggi condizionato le nostre “agenzie”, dovrebbero essere capaci di estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede e così facendo, al compimento del loro percorso formativo, concorrere alla difesa degli interessi della Nazione? A quella data (saremo – come detto – intorno al 2020) che ne sarà stato della Repubblica italiana e degli uomini e delle donne che oggi (a tempo determinato) detengono il potere direttamente sui “servizi”? Ricordate tutti, cortesemente, che è Matteo Renzi il vero “dominus” dei nostri CIS, AISI, AISE.  Direte: dopo questi “primi eroi senza macchia e senza colpa”, ne verranno altri 30, altri 300, altri 3.000, e così il “gioco”, grazie al turnover, sarà fatto!

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Ed io cocciuto sannita, torno a chiedere, rispettosamente signor Presidente e cari lettori, ciò che è implicito in tutti i post che abbiamo dedicato alla materia: chi custodisce, o meglio, chi ha custodito e chi custodirà i custodi di questa risorsa strategica? Se la situazione non è rosea (e noi – a nostro insindacabile giudizio – riteniamo che sia tale se non peggio) come potrebbe essere accaduto che gli inadeguati (fino ad un minuto prima) abbiano, proprio loro, miracolisticamente, scelto la strada più vantaggiosa per la Nazione dopo aver messo a punto (proprio loro) criteri selettivi e formativi capaci di rimuovere vizi e i limiti del passato della nostra intelligence? Stiamo dicendo che quelli che mal dirigevano (fino ad un minuto prima) hanno saputo elaborare, al loro interno, quasi a loro stessa insaputa una metodologia pedagogica capace di, se applicata, formare personale capace di rimuovere, “con spinta culturale opportuna”, i conservatori della metodologia che ci ha portato dove siamo? Stiamo dicendo che i 30/300/3.000 sarebbero in grado, in un decennio, di “rimuovere” sostituire gli stessi che li hanno selezionati e confermati negli organici?

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Tecnicamente si dice: “Tra 10 anni, beato chi c’ha un occhio!” Il resto, come tutto quello che accade sotto il Governo Renzi sono chiacchiere e annunci ad effetto. Per quello, fatti i comunicati stampa sensazionalistici, si impennano le richieste nel web relative a:

“entrare nei servizi segreti”

“lavorare nei servizi segreti”

“lavorare per i servizi segreti”

“reclutamento servizi segreti”

“servizi segreti reclutamento”

“lavorare servizi segreti”

“concorsi servizi segreti”

“assunzione servizi segreti”

“lavoro servizi segreti”

“arruolamento servizi segreti”

“servizi segreti italiani reclutamento”

“servizi segreti italiani reclutamento online”

“arruolamento servizi segreti italiani”

“reclutamento servizi segreti italiani”

“lavorare servizi segreti italiani”

“Quanto si guadagna nei servizi segreti?” Vi do un consiglio: non è questa l’ora di provare ad essere assunti. Stanno per essere mandati “tutti a casa”

Punto e basta. L’ISIS, l’Arabia Saudita, il Libano, il Qatar, la Libia, la Nigeria, l’Ukraina, il Kazksthan, il Kosovo, la Guinea Bissau, l’Afghanistan, il Pakistan, l’India, il Brasile (India, Brasile, Nigeria li abbiamo nominati per non dire La Torre e Girone, Lamanna, Battisti). Ma chi di quelli che ancora oggi condizionano il settore denominato “sicurezza nazionale” ha visto la madonna di Pompei e, folgorato/illuminato da una tale taumaturgica visione, è stato/sarà in grado di fare tutto questo? Possibile che non ci sia un solo giornalista di autorevole/onesto capace di chiedere: “Scusi, ma lei deputato/senatore, da quanti anni, nel Parlamento repubblicano, si interessa di questi temi? Ma lei colonnello/generale/prefetto/ambasciatore da quanti anni è in organico ai Servizi segreti? Scusi, dottò, ma lei non è la stessa persona che bla bla bla? Se è lei (ed è lei) allora, “che minchia” c’entra con il cambiamento, con i nuovi criteri di reclutamento di selezione e di formazione del personale? Lei sarebbe quello che, a rigor di logica e per il bene dell’Italia, dovrebbe essere rimosso e mandato bonariamente in pensione e, per nessun motivo, dovrebbe essere lei a garantire, attraverso l’imprinting culturale sui nuovi arruolati, la sicurezza futura dell’Italia e di quello che dobbiamo tornare a rappresentare nel Mediterraneo. Altro che ridicole antistoriche nostalgie per Gheddafi, Ben Ali, Mubarak. Se mia nonna aveva le ruote, era una cariola. Affermazione meno offensiva per l’intelligence di quelle che si sentono fare da quelli che con il Trio Lescano ci facevano affari e dormivano sonni tranquilli perché, ad ammazzare gente in abbondanza, ci pensavano loro. A voglia a chiedere di essere aiutati dagli altri Governi/Paesi nelle attività di contrasto al terrorismo (finanziato anche dai sauditi) o nel controllare gli sbarchi oggetto di possibili (certo che può essere così) inquinamenti di “soldati del califfo” se le strutture d’intelligence degli altri Stati sovrani sanno che ce la facciamo ambiguamente con le classi dirigenti corrotte del Qatar, dell’Arabia Saudita, della Nigeria, della Libia o che, in Siria, stanno ancora incazzati per le tecnologie (non funzionanti) che gli abbiamo rifilato, a suo tempo, “per controllare i traffici telefonici degli oppositori”.

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Gli inglesi non ci avvisarono di quanto si preparavano a fare, in Nigeria, per provare a liberare l’ing. Lamanna perché non si fidavano degli “italiani scolaretti  litigiosi”, eppure, in Nigeria c’erano e ci sono quei super paraculi dell’intelligence dell’ENI! Monti quel 21 gennaio 2012 non poté uscire dall’albergo a Tripoli, pena rimetterci le penne, eppure anche il Libia ci sono i “so’ tutto mi” dell’ENI. Tacendo del Kazasthan e di Ablyazov.  Oppure smentitemi. Gli statunitensi crivellarono di colpi la vettura su cui viaggiavano Calipari e Sgrena, in Iraq eppure siamo andati in quella guerra senza senso e speranza perché gli uomini dell’Eni rassicuravano tutti e spingevano in quella direzione. Oppure ho ricordi imprecisi? Quando si è trattato di prelevare (giusto o sbagliato che fosse farlo) Abu Omar, la storia è finita con gente che, la sera prima a Milano fu fatta dormire, con i propri documenti (autentici) consegnati alla reception, in albergo e dove, a mezzanotte del giorno stesso dell’operazione, in troppi sapevano che almeno dieci operativi di un paese terzo si preparavano ad entrare in azione, per “fare qualcosa”. Fatta la cosa, due più due, fu facile da sommare.

Quindi, se abbiamo capito bene, i “cattivi maestri” (non ce stato solo Tony Negri in giro a far danni in questo Paese), di ieri e di oggi, si preparano a formare gli allievi modello e ad esserne i garanti quali futuri leali servitori della Patria. Alla fine della fiera, a queste condizioni, nulla cambierà, con piena soddisfazione di quelli che – da 50 anni – fanno di tutto perché l’Italietta non diventi mai adulta, lasciando così, ancora una volta, i suoi abitanti/cittadini in una situazione di eterna instabilità e mai padroni della proprio destino. Dall’Unità, 1861, siamo sempre stati di qualcuno e quando – timidamente – abbiamo tentato di farci guidare da uomini capaci di liberarci dal giogo, chi di dovere, li ha eliminati. Con le buone o le cattive ma sempre con la complicità di traditori/quinte colonne annidati nei nostri servizi che sono sempre stati (tranne che per rarissime eccezioni e per brevi periodi) guidati da qualcuno che aveva giurato fedeltà ad altra bandiera che il nostro Tricolore.

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Abbiamo detto la nostra fidandoci sull’imminente arruolamento di trenta civili, donne e uomini, sentendoci garantiti e difesi dagli strumenti culturali in possesso del Presidente Sergio Mattarella, dall’esperienza nella materia che riteniamo abbia e dalla sua lealtà alla Costituzione repubblicana. Abbiamo detto quello che precede sentendoci difesi dalla qualità e dalla moralità degli uomini e delle donne che il Presidente sta scegliendo come suoi collaboratori più intimi.

Oreste Grani/Leo Rugens che, in ore gravi come quelle che ci aspettano, starà sempre meno zitto o timoroso di qualcuno che lo volesse tacitare.