Pochissimi giovani (e non solo) sanno chi sia stata Marcella Monaco: oggi la mimosa (8 marzo) la dedico a lei

Marcella_Monaco

Il duo (Lupis e Monaco) fu una coppia storica non di “fidanzati” (la signora era la moglie del medico del carcere di Regina Coeli durante l’occupazione nazista) ma di partigiani romani, combattenti per la libertà, senza la quale ben due futuri Presidenti della Repubblica (Giuseppe Saragat e Sandro Pertini), sarebbero stati fucilati da Dollman e Kappler, nel cortile del così detto “braccio tedesco” del Carcere di Regina Coeli. Per intendersi, quello dove, per mano dei tedeschi, si moriva per le troppe “botte”, come accadde a Leone Ginzburg (il marito di Nathalia) e a tanti altri eroi sconosciuti. Dal “braccio tedesco”, ad esempio, uscirono non pochi dei fucilati alle Fosse Ardeatine esattamente 60 giorni dopo gli avvenimenti che oggi voglio ricordarvi.

Siamo infatti al 24 gennaio 1944.

Senza il coraggio di Marcella Monaco, unica donna del gruppo che operò in quelle ore riuscendo a far evadere Pertini, Saragat e altri cinque combattenti per la libertà (Luigi Allori, Luigi Andreoni, Carlo Bracco, Ulisse Ducci e Torquato Lunedei) tutto sarebbe stato vano.

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Temiamo che pochissimi nostri giovani concittadini sappiano che i due politici socialisti, arrestati il 18 ottobre del 1943, erano reclusi nella stesso carcere e nella stessa cella in attesa che fosse eseguita la pena di morte comminata ad entrambi. Penso che questo sia un record mondiale da inserire – postumo – nel Guinness dei Primati: due futuri presidenti della Repubblica, di uno stesso Paese, reclusi contestualmente. Escludo che sia mai successo nella Storia moderna. Eppure il giorno della loro rocambolesca fuga, 24 gennaio 1944  nessuno lo ricorda o, tantomeno, lo festeggia.

In questa Italia post berlusconiana, oggi renzista, nel gioco della memoria, l’oblio sta prendendo il sopravvento e tutti vogliono rimuovere i ricordi che ci dovrebbe far tenere a dovuta distanza i nipoti di Kappler e Dollman e i loro servi.

Vi riproduco il racconto di quella fuga audace aggiungendo il particolare – non da poco – che, quando leggerete “la casa del dott.Monaco fu il loro primo rifugio”, tenete conto che l’alloggio di cui si parla si trovava nel Carcere stesso per cui, mentre gli altri evasi si sparsero nella città, Pertini e Saragat, “tornarono a dormire dentro Regina Coeli”, che si dimostrò un posto sicuro. Aggiungiamo che la “coppia” formata dall’avvocato Filippo Lupis (divenne successivamente deputato socialdemocratico insieme ad un fratello) e da Marcella Ficca moglie del medico del carcere, Alfredo Monaco, per far scattare il rilascio formale dei prigionieri, penetrarono in un locale “di Stato” e da lì fecero una telefonata usando una linea dedicata ai contatti tra la Polizia e l’amministrazione carceraria. Il Lupis, spacciandosi (e non come scrive Wikipedia Marcella Monaco che non avrebbe mai – a quei tempi – convinto nessuno con la voce di donna) per un non meglio definito “commendatore” (suggestioni taumaturgiche!), con tono perentorio e con un’inflessione dialettale meridionale, “ordinò” l’immediato rilascio dei detenuti per cui erano stati compilati documenti falsi/veri non autentici. Il tutto, per maggiore sicurezza e compartimentazione, non informando del piano gli altri 5 oltre a Pertini e Saragat. Tenete conto che la dirittura morale e politica di Sandro Pertini, obbligò i congiurati a preparare l’evasione “per tutti e sette o nessuno”. Uno dei sette, all’atto del rilascio, non vedendosi riconsegnare i gemelli d’oro, si stava incazzando e convinto che la sua scarcerazione fosse “legittima” stava per mandare tutto all’aria. Solo l’autorevolezza di Sandro Pertini, con qualche calcio ben assestato alle caviglie dell’indisciplinato, salvò la situazione. Vassalli, Giannini, Pertini, Saragat che nomi, che dirittura morale, che legittimazione al comando! Altro che Berlusconi Silvio e Renzi Matteo.

A commento, scriviamo solo: “audace… ci piace” e, senza una donna, Marcella Ficca Monaco, parafrasando il Presidente Mattarella, tutto sarebbe stato inutile.

Oreste Grani/Leo Rugens



Marcella Ficca Monaco

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
 Marcella Ficca, coniugata Monaco (1915 – 2001), è stata un’antifascista e partigiana italiana, medaglia d’argento al valor militare.

È attiva come antifascista sin dagli anni trenta, insieme al marito Alfredo Monaco che, nel 1943, aderisce al Partito Socialista Italiano.

Dopo l’occupazione tedesca di Roma, Marcella Monaco svolge attività partigiana in qualità di staffetta, addetta al trasporto di armi e dando asilo ai partigiani ricercati e feriti nella casa di Via della Lungara 28B, situata all’interno di Regina Coeli ed assegnata al marito in quanto medico del carcere.

Tale circostanza, il 24 gennaio 1944, le permette di portare a termine positivamente l’evasione da Regina Coeli di Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e di altri cinque prigionieri politici, tutti condannati a morte per attivita’ antifascista (Luigi Allori, Luigi Andreoni, Carlo Bracco, Ulisse Ducci e Torquato Lunedei). L’evasione è ideata e organizzata da Giuliano Vassalli e Peppino Gracceva, comandanti delle formazioni socialiste romane, poi divenuti Brigate Matteotti, con l’aiuto di Massimo Severo Giannini e Ugo Gala e, dall’interno del carcere, Filippo Lupis, Alfredo e Marcella Monaco.

Vassalli e Giannini riescono a impossessarsi dei moduli e dei timbri originali per la scarcerazione, essendo stati dipendenti del Tribunale di Roma sino all’8 settembre e predispongono un falso ordine. I tedeschi sono poi sollecitati ad eseguirlo, proprio grazie a una telefonata di Marcella, che si finge impiegata della questura.

Gli evasi sono, infine, alloggiati transitoriamente in casa Monaco, nell’alloggio del medico di servizio del complesso di Regina Coeli, stante l’imminente scoccare del coprifuoco.

Ricercata dalle SS, Marcella Monaco entra in clandestinità fino al giorno della Liberazione di Roma, mentre i suoi due figli, Giorgio di sei anni e Fabrizio di due, vengono nascosti presso istituti religiosi extraterritoriali.

Con l’avvento della Repubblica ritorna alla sua attività di moglie e madre.

Onorificenze

Medaglia d’argento al valor militare