Fermiamo Boko Haram prima che azzeri il bello residuo del nomadismo africano

angela fisher

Quando sento abbinare gli integralisti islamici (ma lo sono realmente?) del Boko Haram alle terre bagnate dal Niger, provo orrore all’idea che anche “feste” quale quella di cui faccio cenno in questo post “antropologico”, potrebbero essere rese impossibili. Non solo quindi fanciulle usate per sfogo, non solo musei azzerati, non solo “gli altri da se” bruciati vivi ma a questi forsennati iconoclastici (a me ricordano le turbe di fanatici al soldo e comando di Cirillo vescovo  e padre fondatore della chiesa cristiana che, operando ad Alessandria d’Egitto, nel 415, fece scarnificare viva la scienziata/filosofa Ipazia) temo che un giorno si debba ascrivere la fine di feste gioiose tipo il Geerewol che i giovani Wodaabe celebrano danzando lo Yaake.

In questa festa (non è una cerimonia a sfondo religioso), gli uomini si fanno belli per le donne e il loro corpo diviene lo strumento principe di seduzione.

Alti, slanciati, con i lineamenti regolari, questi nomadi (chissà cosa ne direbbe quel bruttarello razzista lombardo che oggi scalda i cuori di un po’ dei reazionari-xenofobi nostrani?) che vivono lungo il fiume Niger, tra Camerun e Nigeria, sono convinti di essere le più belle creature della terra e considerano la bruttezza e la deformità fisica vere disgrazie e causa di terribili sofferenze. Una volta l’anno, alla fine della stagione delle piogge, i vari gruppi si riuniscono in una località del Niger per celebrare la loro grande festa, il Geerewol.

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In questi giorni i giovani e vanitosi maschi hanno l’occasione di misurare (cosa avete capito?) la loro avvenenza in una gara in cui a vincere è il carisma e il fascino personale. Ogni pomeriggio, durante quello che è un vero e proprio festival, gli uomini si ritrovano per eseguire quella che è una particolare danza, lo Yaake. Con cura laboriosa si dipingono il viso con una polvere gialla – la pura – che si ritiene accresca il loro fascino. Si adornano con gioielli e monili, si truccano con attenzione gli occhi: tutto per sedurre le donne, di fronte alle quali danzano, senza fermarsi (e qui si fa dura!) per alcune ore. Con particolari smorfie, ondeggiando continuamente (!?), sfoggiano le loro perfezioni fisiche (cosa avete ancora una volta malignamente pensato?): il candore dei denti e il bianco degli occhi, due tra le doti più apprezzate. A volte, a pensar male …ci si sbaglia.

È dalle parti della Brianza leghista che quando un “celodurista” dice che una donna ha “un bel sorriso e dei begli occhi” vuol dire semplicemente che ha un bel culo e delle belle tette. Non in Niger dove gli uomini sono molto più educati e “femministicamente” rispettosi. Tanto è vero che, terminata la danza, le donne scelgono il maschio più attraente e, se vogliono, possono trascorrere insieme a lui la notte. Questa bellissima gioiosità africana (altro che le solite “gang bang” interpretate dai soliti venti uomini neri con la solita bianca Valentina Nappi) rischia di essere spenta dalla sessuofobia degli jiadisti dell’ISIS, di Boko Haram o di chiunque altro si rifaccia al califfo Abū Bakr al-Baghdādī.

Oreste Grani/Leo Rugens