In Brasile è stato arrestato/scarcerato Cesare Battisti. Da un fatto apparentemente marginale, può venirne una opportunità storica

Cesare Battisti

Cesare Battisti

Si delinea – nelle prossime giornate – un’occasione unica: intorno ai motivi per cui questo atipico terrorista (Cesare Battisti) è stato protetto dalle autorità francesi, qualora alla fine si facesse un po’ di luce, dopo alcuni decenni oscuri, le “previsioni del tempo” – Francia-Italia – potrebbero girare “al bello” e, su un fatto solo apparentemente marginale come l’estradizione mancata, da Parigi a Roma, di uno dei più cinici, spietati criminali politici degli anni ’70, fatta chiarezza, si potrebbe ricostruire un rapporto bilaterale fra francesi e italiani (non più antipatici/odiati cugini ma nuovamente fratelli), basato su una stima e fiducia che bisogna augurarsi divenga, rapidamente e solidamente, il primo legame rifondante quella “nazione euromediterranea” di cui in molti sentiamo la mancanza. Dal letame (Cesare Battisti), come dicono i cantautori, “nascono i fior”. La Francia e una altrettanto amica Spagna che decidessero di non temere la fase storica che stiamo affrontando (ISIS o non ISIS), unite ad un’Italia finalmente sovrana e libera di scegliere la sua politica estera, potrebbero porsi come elementi catalizzatori politico-economico-culturali nel Mediterraneo, attirando rapidamente il Portogallo, la Grecia, e tutti i paesi che si affacciano sull’Adriatico. Questo, come primo “semplificato” step. Finalmente alleate, le tre diverrebbero un tale fattore di cambiamento (Francia, Spagna, Italia sono oltretutto di genere femminile) a cui sarebbe doveroso concedere qualunque ipotesi geopolitica e di futuri possibili.

Altro che chi continua – anche da posizioni “delicatissime” – a soffiare sul fuoco dell’ostilità tra Francia e Italia favorendo divisioni che ci espongono sistematicamente alle volontà di chi dovrebbe cominciare a lasciarci decidere, in autonomia, come risolvere i grovigli putrescenti in cui siamo impantanati. La palude mefitica è quella della politica estera e della sovranità mancata. E l’Italia non ha politica estera sovrana, come si vede anche quando si va in Mexico a siglare accordi con uno Stato e delle polizie che potrebbe essere, già oggi, “possedute” dal demone del “narcotraffico”. Ma il morso del padrone è tanto tirato che anche un tipo perbene come Paolo Gentiloni va a In Mexico e non fa un “fiato” a proposito di una situazione in cui, da anni, qualcuno continua a decapitare, bruciate corpi, far sparire ragazzi, tagliare migliaia di mani e lingue. E non ci risulta che, a quelle latitudini, siano arrivati gli uomini del califfo Abu Bakr Al-Baghdadi. Viceversa, in Mexico, regnano solo le droghe e il denaro che da esso deriva. Ho indicato, nel post “PERCHÉ GLI USA NON DICHIARANO GUERRA (NON A CHIACCHIERE) AL NARCOTRAFFICO MESSICANO?” il numero (approssimativo per difetto) dei morti (45.000 l’anno) che l’import-export di droga genera tra gli USA e il democratico Mexico. Forse, mezza parola di riferimento a tanto orrore prima di dichiararsi amico di qualcuno e pronto ad accordi bilaterali concernenti la sicurezza internazionale, andrebbe pronunciata soprattutto se si è stati onesti e convinti “radicali antiproibizionisti” e in quanto tali ben informati su chi è il vero burattinaio di tanto orrore. La politica estera è tutto e lo si vedrà sempre di più nei rapporti con il Brasile, Mexico, l’India (per i Marò il rinviuccio ultimo è solo al 12 luglio 2015!) per Ukraina, Kazakhstan, Russia, Israele, Libia, USA, Russia, e, soprattutto, con la Francia e con la Spagna, per arrivare a cancellare un giorno dalla nostra storia di Italiani, la frase infangante e disonorevole: “Francia o Spagna, purché se magna”.

Oreste Grani/Leo Rugens