Pilu per tutti diceva saggiamente Cetto La Qualunque. Noi, rincariamo la dose e chiediamo “rolex e lavoro” a tutti gli italiani. Dracone dove sei?

Copia di cetto

“Papà, cosa sono i poteri forti?” “Sono quelli che quando sono nella merda si tuffano nei poteri deboli.” Alessandro Profumo, il banchiere più vezzeggiato a sinistra (in quel momento) tra i tanti accorsi il 3 dicembre 2006 nelle brume di Sesto San Giovanni, ex Stalingrado d’Italia, mimò quel giorno, a memoria, indicando il livello olezzante che cresceva, una vecchia vignetta di Altan per spiegare il senso che dava alla tre giorni della Fondazione dalemiana Italianieuropei. Questa “attività teatrale”, Profumo la mise in scena per Alberto Statera testimone dell’evento per motivi di servizio giornalistico. Con Profumo, ospiti del vicepremier dell’epoca (e ministro degli Esteri) Massimo D’Alema, sciamavano nella splendida cornice di Villa Torretta, Corrado Passera di Intesa-San Paolo, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Roberto Mazzotta della Popolare di Milano, Paolo Scaroni dell’Eni e tanti altri dignitari delle banche e delle imprese. Che fine abbiano fatto o che stiano per fare questi cavalieri senza macchia e senza colpa, è noto a tutti. Mai vaticinio – dice ancora – l’insuperabile Statera – sulla debolezza crescente dei poteri fu più azzeccato di quello del banchiere che votò democrat alle primarie, esaltato a quel tempo come il più lungimirante innovatore dell’arcaico sistema bancario italico. Peccato che Leo Rugens non è nessuno altrimenti sarebbe interessante andare ad intervistare Profumo (con tale cognome!) sulla puzza che emanano gli arresti di ieri relativi alla TAV e al sistema Ercole Incalza.

Intorno a Incalza e alla sua banda, infatti, da oltre tre lustri, si diffondevano i miasmi della “cloaca maxima” fatta di faccendieri e lobbisti, di grassatori dello Stato e “fidejussori” non più della politica partitica, ma di singoli (tantissimi!) politici e del loro familismo amorale fatto di cooptazione collusiva.

comunione e liberazione

Il groviglio bituminoso putrescente ancora una volta emerge in Toscana e solo le indagini già fatte e quelle che da ieri hanno avuto inizio, diranno se ci sono rapporti stretti fra il territorio e le peculiarità affaristiche religios/massonic/politic/delinquenziali nazionali. Ad oggi prendiamo atto che a piazzare un sottosegretario (Nencini) nel “per bene” Governo Renzi, ci ha pensato quello che (Ercolino pestamusi), da quindici anni, esercitava la super regia degli appalti remunerativi da affidare e da fa spolpare (dopo averli fatti lievitare di valore) alla famelica muta di cani latranti denominata “imprenditoria”.  Quanto è accaduto ieri (e accadrà ancora nei prossimi mesi), va letto con la massima capacità interpretativa alla luce deI miliardi (ogni miliardo corrisponde a 1.000) CHE SI PREPARANO AD ARRIVARE NELLE CASSE DELLO STATO PROVENENDO DALLA COSÌ DETTA EUROPA. QUESTI SOLDI DOVEVANO SERVIRE A SVILUPPARE OCCASIONI PER FRANDI E PICCOLI LAVORI CHE UNA VOLTA AVVIATI DOVEVANO SERVIRE A DARE UNA BOCCATA D’OSSIGENO ALLA POVERA GENTE ASFITTICA. NON A COMPRARE ALTRI ROLEX, ALTRA DROGA O LA COMPIACENZA DI PUTTANELLE SEMPRE DISPONIBILI. Anche questa è una chiave di lettura sul perché oggi e non ieri.

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In un Paese in cui tutto, alla fine, passa per gli appalti dei “Grandi Lavori”, come cantava la signora Carla Bruni in Sarkozy chi mette la faccia “non è nulla” chi mette la testa “è tutto”. Quando si fanno indagini complesse, il suggerimento investigativo della scaltra franco/italiana, può tornare utile, se non determinante. Così come la tesi che vede queste figure nell’ombra fare e disfare i governi, in un quadro di corruzione sistemica, con regole prestabilite a determinare l’andamento degli appalti pubblici ma non più secondo una capacità di coordinamento e di protezione centralizzata che erano stati caratterizzanti la vecchia cara depravata Prima Repubblica ma secondo un modello basato su scambi diffusi reticolari e di difficile individuazione che di ideologico non hanno nulla. È il modello, metastasi ovunque! Difficile salvare il malato se il tumore, come fu fortunatamente nel mio caso, non si presenta incapsulato. Quella che – ogni ora di più – come leggo – finalmente – “a cerchi concentrici” vedrete scoprire è una corruzione “every were”, favorita da un “Patto del Nazareno”, ante literam e poliedrico, che ha stabilito che a Silvio Berlusconi e ai suoi accoliti sarebbe stato concesso di tutto, così ai Figli di don Giussani organizzati in Comunione e Liberazione, così come agli esponenti della “diaspora” dalemiana (innocente ovviamente Massimo D’Alema) tutta gentaccia sempre presenti in aula e nelle Commissioni parlamentari, luoghi responsabili della messa a punto della normativa sulle grandi opere e sulle infrastrutture. Di queste architetture normative labirintiche. mortali senza possedere il filo d’Arianna, buoni testimoni e complici sono gli uomini ascrivibili al mondo paramassonico e all’immancabile rappresentanza del “maniero” di viale Bruno Buozzi sede mondiale del Comando dell’Opus Dei. Bisognerebbe avere “palle” e pazienza certosina a sufficienza per ritrovare l’elenco di quegli uomini e donne “da niente” che,appunto, nelle commissioni parlamentari, apparecchiarono le precondizioni di tutto questo. In una riedizione della Santa Inquisizione (in questo caso santissima!) sarebbe doveroso e piacevole, acchiapparli tutti, ovunque oggi siano interrati e chiamarli a rispondere dello scempio giuridico scientemente costruito perché i “mostri” fossero liberi di cannibalizzare il “corpo della Repubblica”.

Come può essere che non ci sia un nesso stretto tra i settecento giorni di tricche-ballache parlamentare in cui non si arriva a dire – con una legge – che i corrotti vanno puniti con la massima severità e quanto, a posteriori, quasi sempre fuori tempo massimo, ogni volta si scopre? Come può non esserci uno stretto legame tra l’articolo del Codice penale 416 ter da poco ricalibrato (sul voto di scambio con la criminalità) e quanto continua ad accadere intorno ai passi carrai dei cantieri al Nord dove non è impossibile rilevare le targhe dei camion immatricolati in Calabria, Sicilia, Campania?

La moralità pubblica e l’innovazione politica, sostenevano, qualche anno addietro, i dirigenti della “sinistra” devono andare di pari passo. In realtà dicevano questo per rubare gli ultimi votarelli.

Ercole Incalza è stato voluto e protetto da destra, da sinistra e dal centro per tre lustri. Così, quando lui e i suoi decidevano (miliardi e miliardi sottratti alla collettività viceversa bisognosa di istruzione, reddito dignitoso, ospedali, informazione trasparente, cultura e ancora cultura e poi cultura) qualcosa da “rosicchiare” si trovava sempre. In tale realtà parassitaria non si saprà mai, fino in fondo, chi fosse lo spacciatore insinuante e chi il drogato petulante.

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La sinistra appariva prima “meno corrotta” non per una naturale superiorità morale della sua classe dirigente ma, semplicemente, perché il cavallo di Troia dalemiano non era ancora stato portato oltre le mura del potere e non erano, anagraficamente o civilmente, morti, quelli che non ci sarebbero stati a farsi “uguali” ai berlusconiani, agli ipocriti adoratori del potere e del denaro organizzati da Vittorio Sbardella, Giorgio Vittadini, Antonio Saladino in quel luogo/non luogo denominato Compagnia delle Opere/Comunione e Liberazione o, pericolosamente simili all’Ogro (lo spagnolo Carrero Blanco), timorato di Dio e seguace dell’Opus Dei.

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Queste bande, con la acquiescenza complice dei rincoglioniti creduloni sgarzulescamente e ritualmente irretiti nelle consorterie paramassoniche (abbondanti nella provincia italica), hanno pervaso di metastasi ogni organo vitale repubblicano, ogni cellula produttiva del Paese. La chemio non basta, la chirurgia è perdita di tempo. Dobbiamo azzerare questo conglomerato affaristico ripagandoli della spietatezza con cui loro hanno trattato la nostra gente e i loro discendenti. Se al figlio di Lupi è stato donato innocentemente lavoro e un Rolex, tutti i figli degli italiani, onesti e vessati, devono avere un pari trattamento. Così come è stato concesso a Berlusconi fottere le minorenni e chiagnere, si deve liberalizzare la caccia davanti ai licei alle pollasrre e ai pollastrini. Se così non fosse, sarebbe legittimo dare seguito a quello che Mazzini chiamava, il dovere dell’Azione.

Oreste Grani/Leo Rugens