Siamo in guerra e, caro Belpietro, giustamente come dici, ci vuole “tolleranza zero” e nessun “buonismo”! Soprattutto contro i nemici della Patria

ben-ali

Felice Casson esordisce, in questo momento (sono le 8:00) ad Omnibus dicendo che c’è l’illusione nell’opinione pubblica che alcune cose, come il terrorismo, ci possano non riguardare. Pessimo esordio per il futuro sindaco di Venezia (se venisse eletto). Chiariamo: quelli che non capiscono che la politica estera è tutto sono i politici e non gli Italiani. Sono le mezze calzette che siedono al Governo che vengono pagati per pre-vedere, e ragionare sulle complessità geopolitiche e che, viceversa, si interessano di tutto tranne che della Strategia di Sicurezza Nazionale. Sono quelle teste di cazzo che si fanno guida del Paese che non sanno che la “politica estera” è tutto. E, sopratutto, che quello a cui assistiamo non si chiama – semplicisticamente – terrorismo, essendo ormai entrati in quella fase della guerra che ci oppone all’ISIS che gli specialisti (ma ci sono specialisti in Italia?) chiamano giustamente insorgenza pre-rivoluzionaria.

Maurizio Belpietro, direttore Libero

“Libero”, quotidiano  di Silvio Berlusconi e compagnia, prova a fare ragionamenti sul buonismo sostenendo che non è certo ora di essere buoni con nessuno. Mai affermazione è stata più giusta e condivisibile. Non solo non si deve avere nessuna debolezza con chi vuole aggredirci (ISIS) ma, soprattutto, la “tolleranza zero” va applicata contro i complici oggettivi di quanto accade. E quanto accade ha le sue origini, tra l’altro (forse principalmente), nel sostegno cieco e autolesionistico alla trentennale dittatura di Ben Ali e della sua “cricca” di parassiti  e vessatori del popolo tunisino. Mai un minuto, in trent’anni, dedicato a pre-vedere cosa sarebbe potuto accadere se fosse caduto il dittatore! Abbiamo fatto solo affari con la Tunisia e gli obiettivi (oltre tutto decisi momento per momento) che hanno mosso la classe politica (!) italiana, nelle relazioni italo-tunisine, hanno tenuto solo conto del business. Chi semina vento, raccoglie tempesta. Chi non sa fare analisi tempestive (questa volta sto parlando, dritto per dritto, delle inadeguatezze dell’intelligence di prima, di durante, di dopo le così dette “primavere arabe”) deve ammettere le sue responsabilità e farsi da parte. In alcuni casi restituendo all’erario il mal tolto. I caduti di Nassirya e di tutte le altre missioni, i troppi Calipari, i morti di ieri, stanno uscendo dalle tombe a chiedere conto ai traditori del loro agire doppio, triplo e mai nell’interesse dell’Italia.

Michelangelo Severgnini

La nostra intelligence (per trovare i responsabili, basterebbe esaminare organici e date di presenza in servizio, con gli incarichi relativi) è doppiamente colpevole rispetto alle realtà dei colleghi di altri Paesi mediterranei, perché i “nostri” avrebbero dovuto comprendere, prima e meglio di chiunque, cosa e come stava accadendo da quelle parti e, sopratutto in Tunisia dove, ricorderete, è stata accesa la miccia determalizzante del “grande cambiamento”. Invece, pena essere scuoiati vivi, nessuno dei responsabili politici di ieri e di oggi, può presentarsi in Parlamento e leggere un qualunque documento “autentico” che dica che qualcuno strapagato aveva previsto un cazzo di niente. Ad esempio, apparentemente riferendomi ad un episodio marginale, trovatemi un solo riscontro – ancora oggi forse utilizzabile – a quanto un regista italiano (Michelangelo Severgnini), proprio nel periodo in cui era in incubazione il grande rimescolamento delle carte, stava girando in Tunisia. Severgnini aveva filmato, intervistandolo, un colonnello dell’esercito tunisino che, chiaro e tondo (anche – quindi – a prova di cretino), prefigurava gli avvenimenti dietro l’angolo. Le responsabilità – senza una sola sfumatura di “buonismo complice”- dei nostri “servizi” dell’epoca, va denunciata e quella dirigenza va chiamata a rispondere del proprio limite culturale (se non altro) per non aver compreso quel che stava accadendo in tutto il mondo “arabo” e – in particolare – in Tunisia. Il vero compito dell’Intelligence non è guardare le spalle (se non peggio) a chi in quel momento è alla guida del Governo e leccare le orecchie a chi regge le sorti delle promozioni e degli avanzamenti di carriera nel “servizio stesso”, ma quello di, con largo anticipo e con modalità intellegibili, prefigurare le precondizioni culturali/politiche/sociali, “brodo” di quanto si prepara ad accadere. Le notizie sapute “un’ora dopo”, sono sinonimo di inettitudine (quando vada bene) se non di tradimento. Certamente, sinonimo di soldi, come diciamo da anni, buttati al vento e fatti incassare a dei veri inetti. Quando va bene perché, altre volte, lo ripetiamo, parliamo di gente al soldo di paesi terzi, realtà statali che siano o meno amiche dell’Italia. L’assenza di una Strategia di Sicurezza Nazionale ha portato e continuerà a portare al disastro attuale e alla confusione colpevole, incompatibile con qualunque forma di difesa. Siamo destinati ad una serie di “Caporetto” se non ritroviamo un “Piave”. Mi fermo qui perché il dolore e la rabbia mi possono solo provocare altri disturbi di salute, innamorato come sono ancora della “verità” e della mia Italia.

renato-farina-betulla

Se siamo in guerra (e lo siamo!), niente “buonismi” quindi. Soprattutto contro i colpevoli e i traditori della Patria. Cioè gli amici di Betulla e degli amici degli amici a loro volta “padroni” di Betulla.

Oreste Grani/Leo Rugens che sa come potrebbe andare a finire questo suo dire come ma che fino all’ultimo respiro continuerà a dire quel che pensa e come stanno le cose.

P.S.

Il colonnello tunisino di cui parlo, aveva detto con estrema chiarezza (filmato e quindi facilmente analizzabile anche dai veri cretini che si beccano, evidententemente, le “indennità di cravatta” per andare a passeggio tutti i santi giorni) che l’intelligence statunitense – da mesi – stava preparando la reazione popolare contro il regime di Ben Ali. Regime di Ben Ali che, mentre la gente tunisina moriva di fame, se ne fotteva e organizzava sontuose feste per il divertimento di Nasrine Ben Ali figlia del dittatore. E “noi”, che ora piangiamo ipocritamente i nostri onesti pensionati in viaggio di “piacere” uccisi dall’ISIS, , senza che  il Parlamento e l’opinione pubblica ne fosse informata, stavamo dalla parte di Ben Ali e della sua sfrontata famiglia di stronzi viziati. E’ dal 2006 (in altro post dirò perché indico quell’anno) che si sapeva come sarebbe andata a finire in Tunisia. Trovatemi, viceversa, un solo progetto strategico (in campo economico/culturale/militare) messo in atto dal bilateralismo italo-tunisino che avesse –  come premessa – quello che l’Intelligence avrebbe dovuto prefihurare Non un solo rigo d’allarme sulla situazione libica, tunisina, egiziana . Ciechi muti e sordi. E al Governo, se ben ricordo, c’erano i padroni di Belpietro, prima e dopo in quell’alternanza degli uguali che in Italia si chiama maggioranza e opposizione e noi di Leo Rugens chiamiamo, semplicemente, “partitocrazia”