Verso Milano Expo 2015 e i suoi trenta milioni di scarichi nelle toilette

Slow-food

Dice Carlo Petrini, ideatore e fondatore di Slow Food: “Il nostro intervento, dal 3 al 6 ottobre 2015, porterà al Forum di Assago e in altri venti luoghi di Milano, migliaia di contadini, allevatori, pescatori, pastori provenienti da 170 paesi per un’edizione speciale di Terra Madre, perché loro sono gli unici che possono davvero insegnarci come nutrire il pianeta nei prossimi anni”.

Slow Food e con esso la migliore tradizione culturale del mondo nata intorno al tema dell’alimentazione, proprio in Italia, risponde così all’approccio inconsistente all’Expo 2015 dato dagli organizzatori e dalla complice politica partitica. In molti, infatti, devono aver frainteso il tema della manifestazione, pensando esclusivamente ad una grande pappapata di culatelli e di soldi pubblici.

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Secondo Petrini, gli organizzatori si sono banalmente concentrati sul contenitore e non sul contenuto. Come sempre – ormai – succede in questa nostra Italia, è mancato un punto di vista alto e culturale. Ora, l’abbiamo scritta la parola magica: culturale. La gara per costruire, all’ultimo momento, delle “quinte teatrali per camuffare” i cantieri non finiti, non credo che deponga bene. Il risultato, a 39 giorni dal taglio del nastro, si delinea come un vero disastro. Anche se ci racconteranno, per mesi, cazzate e ci forniranno dati artefatti, sappiate che Crozza, intelligente “Pasquino”, ha decretato la fine dell’iniziativa prima ancora del suo inizio. Maurizio Crozza, di solito, non mente e non si sbaglia. I responsabili di questa che comincia ad assumere la forma dell’ennesima occasione mancata, devono aver visto nell’appuntamento strappato a Smirne (io, come gli amici sanno, tifavo anche all’ora per la città turca) solo una grande vetrina intesa come gente che arriva (quasi fosse una sagra della porchetta), consuma l’offerta eno-gastronomica, urina e va via. Fossero anche, alla fine, trenta i milioni di “scarichi” nelle toilette, sempre di urina si tratterebbe.

Oreste Grani/Leo Rugens