Quando fallì l’Avanti, l’organo del glorioso PSI, i 9 milioni e mezzo di euro ai creditori, a Natale del 2003, chi li pagò?

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Sento il bisogno di chiedere alla rete se sa “chi paga”, se un organo di partito fallisce. Rimango in attesa perché non posso e non voglio credere che sia ancora così come ricordo io. Potrei sbagliarmi, in quanto ormai sono vecchio, stanco e amareggiato per aver dovuto assistere, tra le altre disavventure, al dramma che ha comportato il fallimento di imprenditori a me cari di cui conosco tutta l’onestà all’epoca dei fatti e l’inferno in cui continuano a vivere dopo il crac.

A differenza di quanto accadde, ad esempio, nel lontano dicembre del 2003 agli amministratori del quotidiano L’Avanti, glorioso organo dei PSI, che ricevettero dallo Stato 9 milioni e mezzo di euro, per liquidare i creditori. Giornalisti e giornaliste comprese che fecero, come ricordo, un bel Natale.  Parliamo di persone tutte nel frattempo riciclate e ripiazzate dove il partito aveva potuto. Infatti anche se il Partito socialista italiano, di fatto, non esisteva più, travolto dalla caduta di Craxi e dei suoi accoliti, le lobby sotto intese, in particolare quelle paramassoniche, riuscirono a piazzare tutti.

Questo sempre per ragionare di equità e di giustizia giusta.

Meditate gente, meditate, soprattutto quelli di voi che hanno poca memoria o che riescono, con difficoltà, a distinguere chi abbia ragione e chi torto marcio. O che, più semplicemente, erano troppo giovani e inesperti, al tempo degli avvenimenti

Oreste Grani/Leo Rugens