Sono le intercettazioni che sputtanano i politici o i politici sono delle puttane avide? E non solo i politici

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Uomo di m. uno: “E quindi se…se Angelo andasse a Capo Dipartimento gestirebbe bene, per quello che si può dire bene, una cosa fatta da G., però politicamente sarebbe un discorso molto conciliante con…per tutti quanti, perché poi Angelo è uno che queste cose le sa fare bene”.

Uomo di m. due: “E’ accomodante, sì”.

Uomo di m. uno: “Con cortesia, a sinistra le fa, voglio dire”.

Uomo di m. due: “Oh. E allora, scusa, oltre al Legislativo che cosa si potrebbe dare a questi altri?

Uomo di m. uno:”Eh. Secondo me, si può dare innanzitutto la Giustizia Minorile che è una materia molto importante, che è sempre vicina al sociale, tanto ci sta quel cazzone di Priore che se ne vuole andare che tanto non capisce un cazzo…”.

Uomo di m. due:”No, e be’, perché lì un poco di spazi bisogna darglieli…nuovi. Anche perché quello porterà pure della gente sua.”

Uomo di m. uno: E be’, è sacrosanto. E’ giusto, insomma”.

Questo stralcio di colloquio (in realtà, il dialogo edificante tra due uomini di m., è interminabile) non solo non è opera della mia fantasia ma dice alcune cose su ciò che gli “uomini che amministrano la Giustizia”, ritengono giusto, o non giusto. “Giusto”, come potete leggere, è farsi i cazzi propri e considerare “cosa propria”, l’Amministrazione Pubblica. Cosa dire, inoltre, del giudizio (sono uomini di Giustizia e quindi dovrebbero saper “giudicare”!) su Rosario Priore di cui viceversa conoscete l’opinione positiva di questo marginale e ininfluente blog. Sante intercettazioni! Vi siete accorti che ogni volta che si prova ad affrontare il tema per arrivare ad un riassetto del settore, qualcuno le criminalizza (siamo al paradosso!) e cerca di farle sparire dall’orizzonte, alzando nuvoloni di polvere.

D’Alema, ad esempio, qualche ora prima che fosse reso pubblico il testo che poneva il suo onoratissimo nome al centro di un’intercettazione (che, viceversa, non lascia dubbi) starnazzava contro (guarda caso) la divulgazione delle intercettazioni usate  per sputtanare  gli avversari politici.

La verità è tutta un’altra: ai cittadini arrivano solo pochi stralci di quanto questi farabutti, mentre la povera gente prova a non essere travolta dai guai che la partitocrazia continua generare, dicono, ad ogni ora del giorno e della notte, sicuri (e questo lascia attoniti per la protervia che denuncia) di non essere ascoltati. Se si potessero in un apposito luogo telematico far ascoltare e leggere quanto viene detto, nessuno potrebbe esimersi di farsi “Giustizia Giusta” da solo! Questo è il motivo perché non vogliono che si usino quale strumento investigativo strategico le intercettazioni. E stiamo parlando di quelle telefoniche dove si presume che questi uomini di m. siamo un minimo prudenti. Mi immagino cosa si possa ascoltare quando su usino le tecniche di “intercettazione selettiva ambientale”.

Chiudo con una chicca presa, fior da fiore, nello sterminato campo di questi fiorellini.

Un qualunque uomo di m.:” No, ma tu hai sentito Di Pietro, che il mio problema purtroppo sarà Di Pietro, perché ha già cominciato a litigare …no, in Consiglio dei ministri la prima sera voleva pure i porti e io infatti temevo che li scippasse, poi tutti gli altri…il ministro non sapeva di che stava parlando, quindi non ha detto niente ovviamente, me lo ha riferito, però dice che per fortuna gli altri, tutti quanti gli hanno dato addosso e quindi ha dovuto rinunciare insomma”.

Non aggiungo altro se non che di questo parlo quando sostengo che in Italia non esiste una Strategia di Sicurezza Nazionale e i porti che sono obiettivi sensibilissimi vengono trattati al livello infrastrutturale con queste modalità. Il problema sono le intercettazioni o questi traditori da fucilare alla schiena ora che ci stiamo scoprendo  in “stato di guerra”?

Oreste Grani/Leo Rugens