Ogni tanto ne sparo una grossa

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Oggi, ad esempio, dico che, ad Ankara, esiste la Fondazione per il rafforzamento delle forze armate turche (TSKGV)

A giudicare dalla reazione, ad Ankara e ad Istanbul, hanno sentito la botta! Deve essere stato una vera sorpresa quando detto da Papa Francesco a proposito del genocidio armeno. Almeno quanto lo fu, per noi italiani, il 13 maggio 1981, quando, il Lupo Grigio turco (musulmano) Ali Agca, provò ad uccidere il Papa dei Cristiani. Il Gesuita (questa volta poco francescano e misericordioso) ha cominciato a ricordare al mondo chi siano gli ottomani impalatori e cosa, anche recentemente, hanno fatto per favorire i persecutori di cristiani, di yazidi, di curdi, di armeni.

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Chissà cosa dicono dalle parti della Fondazione per il rafforzamento delle forze armate turche (TSKGV) di quanto sta accadendo? Cito la Fondazione perché in questi giorni sono sotto l’effetto delle suggestioni italiche relative alla Fondazione Italianieuropei di D’Alema, Amato ed altri e della ICSA  un tempo di Minniti. Piccoli soldi (alcuni milioncini) raccolti da sostenitorini appassionatini all’atto della nascita delle strutturine e si fa tanto rumore. Figurarsi se fosse accaduto in Italia che tali luoghi di pensiero strategico fossero risultati possedere robusti pacchetti azionari della Telecom (Turchia), della Goodyear, della Shell e della Renault (per fare esempi tra i tanti possibili) come avviene dalle parti di Ankara. Il tutto ovviamente esente da ogni controllo finanziario democratico. La TSKGV è dell’Esercito turco e come ogni cosa che riguarda i militari, fa come gli pare. E’ quello che amerebbero fare anche i nostri politicantucoli che vorrebbero incassare per i loro convegnucoli offerte generose e disinteressate senza controllo alcuno. Facciamo “cultura” dice l’ex Presidente del COPASIR, amico di Hamas, Massimo D’Alema e mentre lo dice si riposiziona gli occhialetti per assumere un contegno e non scompisciarsi dalle risate lui che è notorio per non ridere mai. Torniamo ad Ankara e alle reazioni stizzite. In Turchia non ci sono solo ombre (senza luci) rispetto a chi ha massacrato un milione e mezzo di armeni (tanto per cominciare) ma, passando per i tipi che hanno cercato a Piazza San Pietro di ammazzare Giovanni Paolo II, ci troviamo di fronte all’assoluta assenza di luce rispetto a quale prezzo, pur di continuare a sterminare curdi (donne uomini vecchi e bambini come classicamente si dice), i governanti di Ankara sono pronti a pagare ai tagliatori di teste che operano sotto la copertura dell’ISIS. Che minchia c’entra l’Argentina e il Servo di Verità, Papa Bergoglio? Come vedete,  col suo dire e “scandire”, Papa Francesco traccia discriminanti.

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Colgo l’occasione per ricordare che si mormora che oltre a farsela con i tagliatori di teste, alcuni militari ad Istanbul e ad Ankara siano rimasti tra gli ultimi a credere che i “Protocolli degli incontri dei savi anziani di Sion”, siano un opera storica e non una “bufala” costruita artatamente per scatenare nel mondo la  caccia agli ebrei. Altro sport in cui, gli ottomani, vorrebbero mostrare la loro valenza. Senza le incursioni strategiche di Papa Francesco i “negazionisti turchi” (ma quale genocidio armeno!!!!!) li potremmo ritrovare a sostenere che nessuno ha torto un capello a ebrei, omosessuali, zingari, comunisti, diversamente abili. Se non ci fosse Papa Francesco, l’indifferenza complice, non solo si diffonderebbe ma alimenterebbe qualunque tipo di orrore e qualunque sopraffazione dell’uomo sull’uomo.

Oreste Grani/Leo Rugens