Forse non tutto è perduto!

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Da Augusta e Gela, entrambe città difficili, arriva un segnale di volontà di cambiamento che più netto non potrebbe essere: in entrambi i comuni, il M5S, andato al ballottaggio, batte il PD. Non erano quindi solo un effetto alone della traversata a nuoto di Giuseppe Grillo da Genova, i risultati fino ad oggi raggiunti dai grillini in Sicilia. Nel voto più delicato di tutti (quello che riguarda l’istituzione più vicina ai cittadini quale è il sindaco), non pochi siciliani, mossi da un alto livello di consapevolezza, scelgono di battere malaffare e clientelismo. E lo fanno, nel segreto dell’urna, nella terra del malaffare e del clientelismo per antonomasia. A Gela, città portuale segnata dallo sviluppo deturpante impostole dal mondo del petrolio, vince con il 64,5% dei voti espressi, Domenico Messinese e, ad Augusta, il nuovo sindaco è Cettina Di Pietro con il 75,06%. L’augurio è che anche da quelle parti, come a Parma, Civitavecchia, Livorno, Pomezia i cittadini onesti organizzatisi nel M5S riescano a salvaguardare e a stimolare i loro coraggiosi rappresentanti politici. Lo dico con rispetto di tutti quelli che mi hanno ritenuto inopportunamente troppo schierato con i populisti del M5S: vogliamo vedere che abbiamo ragione noi di Leo Rugens e che, tra “mafia romana” e periferia infetta, l’ora del grande cambiamento è scoccata? Complice, tra l’altro, la pochezza di Matteo Renzi. Secondo voi perché si fanno le barricate in difesa di Marino detestato fino a ieri dalla maggioranza dei piddini romani? Non dei cittadini semplici perché Marino è una persona onesta e si vede senza tema di smentite. Inadeguato alla complessità ma, onesto.

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Ma alla sua di onestà preferiamo quella di un esponente del M5S, per motivi strategici. I renziani sanno che se si va a votare, a Roma, vince il candidato a Cinque Stelle e che da quel momento in poi, Palazzo Chigi andrà sotto tiro del giovane e prudente Luigi di Maio. A meno che tra i malandrini camuffati della Lega (dalla Tanzania alle fatture false!) e i cittadini onesti organizzati nel M5S la maggioranza degli italiani non preferiscano i primi. Comunque, da gente che si è fatta infinocchiare – per venti anni – da Berlusconi e che, per una stagione (breve!) ha creduto a Matteo Renzi, ci si può aspettare di tutto.

“No, questa volta non credo”, direbbe il genuino e – alla fine – simpaticissimo, Antonio Razzi.

Oreste Grani/Leo Rugens