Alcuni greci coraggiosi hanno strappato la maschera ai banchieri e ai vampiri neo aristocratici. Tutto qui.

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Per Maurizio Gasparri (così ha detto ad Omnibus pochi minuti addietro), tutto il casino (politico-economico-sociale) euroasiatico/mediterraneo, quello per intendersi che sposta – in un solo giorno – da una mano all’altra centinaia di miliardi di euro/dollari (le borse scendono perché qualcuno vende e qualcuno acquista approfittando dei prezzi calanti) è figlio del privilegio di alcune migliaia di greci che sono riusciti ad andare in pensione (e che pensioni!) prima di quanto riescono normalmente ad andarci i loro “colleghi” italiani o spagnoli. Un vaniloquente di questo tipo, non lo dimenticate, vive, da quando è ragazzo, a spese di tutti voi. Andiamo avanti.    

Il 27 aprile 2012 Vittorio Da Rold scriveva il pezzo che oggi riproponiamo.


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La Grecia annulla acquisto 4 aerei Alenia ma non quelli tedeschi e francesi

di Vittorio Da Rold 27 aprile 2012

Dopo aver dovuto acquistare i sommergibili tedeschi e gli aerei francesi, ora Atene dice no agli aerei italiani. Una strana vicenda che merita qualche spiegazione su come in Europa ci si imbatta sempre di più nella legge non scritta “di due pesi e due misure” a favore dei due paesi “core” che gestiscono l’austerity degli altri secondo criteri non sempre trasparenti.

La Commissione governativa Esteri e Difesa (Kysea) ha annullato venerdì 28 aprile l’acquisto di quattro aerei da trasporto C-27 che la Grecia aveva commissionato nel 2002 alla società italiana Alenia. Secondo fonti giornalistiche, otto dei 12 aerei sono stati già consegnati alla Grecia, mentre sono in corso trattative fra il governo di Atene e la società italiana per l’acquisto, al posto dei quattro velivoli, di materiale di ricambio per gli aerei già consegnati. Ciò, secondo fonti informate, dovrebbe far risparmiare alla Grecia circa 58 milioni di euro.

L’ANTEFATTO DEI TAGLI MANCATI. Atene dunque ha deciso di ridurre le spese militari a causa della crisi economica che l’ha costretta a chiedere il secondo piano di aiuti da 130 miliardi di euro e a fare una ristrutturazione del debito con perdite receord per i detentori di bond greci da 100 miliardi di euro. Una mossa ragionevole ma che vale solo nel caso delle commesse italiane: per Francia e Germania la musica è stata molto diversa.

Tutto nasce durante gli anni della spesa pubblica a briglia sciolta in cui in Grecia appena entrata nel 2001 nell’euro si vede ridurre i tassi e quando governava la destra di Kostas Karamanlis, anni di conti truccati, di spese olimpiche faraoniche, assunzioni di 760 mila dipendenti pubblici pari a tutti i componenti del settore del turismo, di conti pubblici fuori controllo. Fino al 2009 Karamanlis godeva di un grande appoggio del cancelliere tedesco Angela Merkel, intesa personale epolitica cui seguivano forniture militari. Così Atene acquistò 170 carri armati Leopard (1,7 miliardi di euro) e 223 cannoni dismessi dall’esercito tedesco. Ma la storia interessante riguarda i sottomarini ThyssenKrupp: quattro, di ultima generazione ma che Atene non voleva più. L’ex leader socialista George Papandreou, subentrato nell’ottobre 2009 ai conservatori di Karamanlis, si oppone ma nel marzo del 2011 deve accettare l’acquisto se non vuole vedersi chiudere i rubinetti dei prestiti: così due sottomarini tedeschi, per di più malfunzionanti secondo una perizia greca che scriveva che non tenevano la rotta, al prezzo di 1,3 miliardi di euro, altri 223 carriarmati per 403 milioni di euro, più 60 caccia intercettori.

E Nicolas Sarkozy? Il presidente francese non vuole certo restare indietro, va in Grecia e presenta anche lui il conto se non si vuole che l’appoggio europeo contro la crisi venga meno. Un conto che si traduce in 6 fregate e 15 elicotteri (4 miliardi di euro), motovedette per 400 milioni.

LE SPESE MILITARI. La Grecia passa da una spesa militare pari al 5% del Pil nel 2009 a 7 miliardi di euro nel 2012, il 18,2% in più rispetto al 2011, cioè al 3% del Pil. Mentre i salari e pensioni vengono tagliati del 25% e torna il problema della malnutrizione secondo l’Unicef in 400mila bambini in età scolare.

Secondo il settimanale tedesco Die Zeit il cancelliere Merkel avrebbe imposto alla Grecia tagli lineari alla spesa pubblica ma non alla Difesa, forse per salvaguardare interessi di società tedesche fornitrici.

Con un esercito di 130mila uomini, la Grecia spende per la Difesa più di sette miliardi di euro, pari al 3% del Pil: nella Nato soltanto gli Stati Uniti spendono di più. Insomma non è più il 5% ma pur sempre la fetta più consistente nella Nato dopo gli Stati Uniti. In un paese che più che i nemici esterni deve guardarsi dalla crisi economica interna.

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Riprendo a scrivere – dopo un lungo silenzio – per una forma estrema di rispetto verso me stesso e per quei quattro lettori e mezzo che, testardamente, continuano a cercarmi elettronicamente. In questo momento della vita sono stanco e particolarmente amareggiato ma non “senza memoria” per cui, per dire la mia sulla questione greca, banalmente, ripubblico ciò che questo marginale e ininfluente blog ha – in tempi non sospetti – già affidato all’amica rete. Mentre blaterava Gasparri, nella stessa trasmissione, ho potuto ascoltare ragionamenti che mi hanno colpito particolarmente per serietà di intenti e per impegno civile da parte della dottoressa (è una siculo/normanna) Lidia Undiemi che ricordava ai troppi smemorati di casa nostra che tutto (intendendo per ultimo la fase della macelleria sociale che da almeno 8 anni devasta le vite di milioni di esseri viventi) è cominciato  con le grandi truffe finanziarie innescate non certamente dai pensionati di Atene o Patrasso.

La verità e che Tzipras va demonizzato e tolto di mezzo perché  con i suoi e con una parte coraggiosa dei greci ha stappato la maschera ai capitalisti (denominiamoli con chiarezza) neo aristocratici sempre più bisognosi – per esistere – di immensi capitali finanziari che, da qualche parte, vanno “spremuti” o artatamente costruiti. Cortesemente, rileggete quanto ci siamo permessi di postare in tempi non sospetti e fate due conti su quale sia l’origine dell’indebitamento greco. Non certamente dovuto a quegli avidi mangiatori di feta o bevitori di ouzo che si aggirano famelici alle pendici di Ligabetto.

Oreste Grani/Leo Rugens


TZIPRAS: “CARA GERMANIA, PRIMA MI PAGHI I DEBITI DI GUERRA POI VEDIAMO SE RIMANE ANCORA QUALCOSA DA DARTI”

Adolf Hitler Saluting, 1934

Finalmente, nella diatriba Piccola Grecia/Crante Cermania, si cominciano a fare i conti (in tutti i sensi) come ci piace farli da queste parti, senza offendere le due divinità  a cui siamo massimamente devoti: Memoria e Verità.

Ci piace infatti ricordare sempre chi ha cominciato e chi, incominciando, ha innescato l’effetto domino. Ci piace perdere tempo al bar a discutere di cosa sarebbe successo se…

A noi faziosi, rancorosi, brutti sporchi e cattivi, in questo marginale e ininfluente blog, ci piace fare la Storia con i “se”. Se i “teteschi di Cermania” non avessero invaso la Grecia….. 279 miliardi di euro di danni oggi non potrebbero essere legittimamente richiesti. Il resto sono chiacchiere. Adoro Tzipras e le sue richieste “giuste”, “eque”, quasi-quasi “riduttive”!

Oreste Grani/Leo Rugens


CI SIAMO: SE VINCE TZIPRAS, LA GERMANIA SI PREPARI A PAGARE I DEBITI DI GUERRA ANCHE AMPIAMENTE RIVALUTATI

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Questi crucchi sono le solite inaffidabili cicale spergiure e dissipatrici. Infatti, le cicale tedesche non hanno mai pagato il conto dei danni di guerra inferti durante la Seconda Guerra Mondiale. Con molta leggerezza (pensavano di vincere!) hanno scatenato la Seconda Guerra Mondiale, hanno perso e non hanno voluto pagare il conto. Punto.

In passato abbiamo postato non pochi articoli dedicati all’amica Grecia e alla sua sacrosanta lotta per non farsi trascinare, in catene, senza speranza e dignità, da non si sa chi e a nome di non si sa cosa, per pagare debiti che, oltretutto, il popolo greco non hanno mai contratto. Eventualmente, a farsi prestare soldi, a nome della Grecia (per poterseli “steccare” tipo patto con la Libia per i 5 miliardi di dollari sottoscritto daBerlusconi e il dittatore Gheddafi), sono stati quei politici, conniventi proprio con i banchieri tedeschi, che – per troppi anni – hanno sgovernato Atene. Chi ha saccheggiato le casse, falsando poi i bilanci pubblici, per poter continuare a depredare il popolo se non gli oligarchi greci, amici e complici delle altre élite internazionali? Per prime quelle tedesche! Più di 250 miliardi di euro!

Altre volte abbiamo sostenuto – in tempi non sospetti – che, se la Germania avesse, tramite la così detta troika (dei “privati”, come se fossero il rag. Cesati, il rag. Brambilla, il rag. Gennarino Esposito ingaggiati a “salario” da qualche usuraio, con annessi gli spezzapollici tipo “banda Carminati”), chiesto “soldi” alla Grecia, i conti, dell’eventuale dovuto, i fratelli greci avevano diritto/dovere di cominciare a ri-farli, datandoli da quando la Germania Federale, con una protervia resa possibile solo dalla protezione dell’alleato statunitense che in quegli anni del dopoguerra teneva a Bonn come ai propri occhi, aveva fatto “spallucce”, rifiutandosi di pagare il conto. Chiariamo: per la Storia e per i saccenti ragionieri tedeschi, è la loro Germania (sconfitta anche dall’eroismo dei patriotti greci) che si è sempre rifiutata di pagare gli ingentissimi danni di guerra inferti al popolo dell’Ellade. Finalmente, in queste ore, ho sentito confermare, dallo stesso Tzipras, la volontà di non dimenticare come è andata e di pretendere di riavere quanto i tedeschi, certamente, devono ai Greci. Poi, eventualmente, sulla base di questa chiarezza ristabilita, sarà possibile fare i conti con gli usurai alemanni. Come suggeriva il papa – tedesco – Ratzinger, “nella Verità, la Pace!” Questo, detto senza più timori reverenziali e a poche ore dall’appuntamento con la democrazia elettorale, nella terra di Pericle. I greci oggi, loro che possono, votano anche per noi tutti. Da domani, qualunque cosa accada, il popolo greco non deve essere lasciato solo soprattutto se, come speriamo in molti, saprà scegliere la sovranità nazionale, quale bene prioritario e irrinunciabile. I greci, vedrete, ci ripagheranno della stessa moneta e così sarà con gli spagnoli e i francesi. L’Europa dei popoli la possiamo fondare sentendoci, per prima cosa, fratelli uniti contro la tirannide degli oligarchi e dei “banchieri”.

Questo lo dico perché fare l’Europa è impresa super ardua. A questo proposito, vi riporto un pensiero sconfortato di Mazzini che a tenacia non era secondo a nessuno.  Eppure, sul …”fare l’Europa”, si dovette arrendere. Con amarezza.

Sono cinto di gente che si è detta della Giovane Europa e ne ricusa tutte le idee, di gente che non vi vede se non un legame nominale, un vincolo di congiura, non un apostolato, una missione un ufficio di precursori; e intorno dappresso ho lo scherno, la derisione, l’oltraggio a me  alle mie idee, a quanto ho fatto, a quanto ho tentato di fare. Sono solo, interamente solo, solo con Dio; con le mie  memorie, con la mia fede.

Giuseppe Mazzini

Oreste Grani/Leo Rugens che porta un nome greco ma non solo per quello, tifa Tzipras


LA GRECIA PUÒ ANCORA INSEGNARCI QUALCOSA!

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“1.  “Ieri ho detto ‘domani ti pago’. E domani ti pago”!”

La battuta non è mia, lo confesso. L’ho tratta da Totò in Signori si nasce. In fondo questa è da sempre la filosofia della finanza: pagare i debiti di oggi con quelli di domani, cosicché questi, più che essere pagati, si rinnovano. Peccato, però, che non sempre i creditori la pensino in quel modo, e arrivi il momento in esigano i soldi: a Totò, che con molta nonchalance propone di rinnovare la cambiale in scadenza, il creditore risponde:” Questa cambiale non si rinnova”, promettendo di tornare all’indomani con i carabinieri”.

È il professore Aldo Giannuli che scrive, quale incipit del suo libro “2012: la grande crisi”, questo divertente brano.

Dopo queste poche righe, il testo prosegue per altre 364 pagine tutte da rileggere ora che per i grulli distratti dal “vociare toscano” che tanto va di moda in Italia in questo momento, è arrivato il tempo di capire cosa può accadere, come effetto valanga, dopo i grandi cambiamenti che si innescheranno nella terra di Pericle che, per chi non lo ricordasse, è l’amica Grecia. In particolare vi segnaliamo le considerazioni da non ritenere datate (il testo è del 2010), relative alla situazione greca che vanno, da pag. 82 a pag.89, alla luce di quel 12,5% di “crollo”, alcuni giorni addietro, in Borsa, ad Atene, di cui si sente “inaspettatamente” (?!) parlare abbinato al problema dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica greco. Anche in Grecia (come da noi o, da noi come in Grecia) si delinea una crisi legata alle necessarie elezioni per rinnovare i parlamenti e le cariche dello Stato.

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In “campana”, quindi, perché, i grandi tramatori, le Ur-Lodge aristocratiche conservatrici, come le chiama Giole Magaldi, non sono dell’idea che i popoli sovrani possano decidere liberamente alcunché, per se stessi e per regolare le relazioni tra loro. In Grecia, come in Italia. Sarebbe opportuno, non fregarsene dei “vicini di casa” e non lasciare nessuno indietro, ne tantomeno “solo”. Parlo ai discendenti di gente ( gli italiani) che, alla Grecia, nel ottobre del 1940, riuscirono a dichiarare guerra, senza alcun reale motivo. “Spezzare le reni alla Grecia”, riuscirono a ipotizzare, dichiarare, avvallare quei poveracci (che tali erano già senza averne consapevolezza) degli italiani ottenebrati dal fascismo. Non solo nessuno spezzò niente a nessuno ma ancora dobbiamo onorare alla Grecia, da noi aggredita, i danni di guerra provocati. Noi e la Germania, in proporzioni diverse, novelli Totò, ancora dobbiamo saldare il conto. Questo qualcuno lo avrebbe dovuto ricordare a Giorgio Napolitano che tanto si è speso ieri per avvallare una auspicata da lui amicizia con la Germania. Prima di parlare, quindi, nelle prossime settimane, sarebbe opportuno che tutti si dessero una rinfrescata su come sono andate le cose e su chi, nei confronti della Grecia, ha sbagliato. Senza considerare quanto le ditte produttrici di armi (ci siamo anche noi come Paese esportatore?) hanno guadagnato sull’interminabile e apparentemente insanabile conflitto greco/turco/cipriota. Molto del debito greco è figlio di questa idiozia.

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Veniamo al futuro prossimo.

Secondo noi la confusione, a mesi, regnerà in Europa, più di quanto si possa lontanamente immaginare. Con la confusione e senza strumenti di intelligence culturale, tutto potrebbe accadere. In questo stato di cose (che precedono l’impotenza e poi una possibile nuova tragedia) sarebbe opportuno prendere in considerazione l’ipotesi di ribellarsi, senza timore, perché la rivolta sarebbe legittima in quanto attuata contro dei prepotenti che si stanno fraudolentemente definendo “qualcuno e qualcosa”.

Quella che si cela dietro alla Banca Centrale Europa, dietro alla Germania – per altri versi – è, in realtà, una tirannide e, come tale, è legittimo trattarla. La rivolta “politico/legale” è vicina, a cominciare proprio dalla Grecia. Dalla terra di Pericle, lo smantellamento della sceneggiata europeista potrebbe iniziare a mesi, passando per l’Italia e finendo, opportunamente, in Francia che, se capiamo ancora qualcosa, a sua volta potrebbe, in questa avventura libertaria, portarsi dietro Spagna e Portogallo. Anche perché, la Germania che ormai ha spremuto fino all’osso (vedi Grecia) chi poteva far “sudare” (come direbbero i mafiosi), sa che non può andare oltre con questa pantomima dell’Euro. In ultimo, come elemento di ulteriore confusione, ecco comparire, nell’Italietta, Matteo Salvini e la sua scelta filo russa. Ecco nuovamente i leghisti, da buoni separatisti, fare scelte anti italiane.  La partita, come era scontato, si gioca sul terreno della politica estera. Come questo blog ha sempre sostenuto che sarebbe stato.

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Difficile affrontare la fase “della lotta” senza un’Intelligence culturale all’altezza. Non dico che sia facile inoltrarsi nella “grande confusione in atto” (parlo della scena geopolitica) ma prima che il 2015 entrante si riveli molto simile al 1940, anno in cui, rimasta sola l’Inghilterra del massone Winston Churchill a resistere al mostro hitleriano, troppi “ex-indifferenti” scoprirono (tardivamente) il vero volto dei nazisti e di come la guerra non si esaurisse in una storia per pochi, veloce e, paradossalmente, foriera di nuovi assetti positivi. Nel biennio 1939/40, l’Europa, proviamo a non dimenticarlo, era popolata, in gran parte, di “entusiasti” dell’efficientismo tedesco e, come ho già scritto, di non pochi “indifferenti”. In quel momento comincia l’Olocausto e tutto ciò che si porta dietro, ora dopo ora, fino a Hiroshima e Nagasaky. Oggi mi scopro pessimista se non catastrofista. Temo che la goccia che ha fatto traboccare il vaso è aver scoperto che i media del mio paese, cominciano a  scodinzolare dietro ad un altro rozzo incolto “nazista mimetizzato” quale Matteo Salvini. Allievo ed erede dei fondatori della Lega: Miglio, Bossi, Farrassino, Speroni, Borghezio. Cioè un branco di xenofobi neonazisti.

Oreste Grani/Leo Rugens

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“I CREDITORI SIAMO NOI”! I GRECI COMINCIANO A DIRE COME STANNO LE COSE

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Finalmente le sorelle e i fratelli greci se ne sono accorti: sono i “teteschi di cermania” che devono alla Grecia, per i danni di guerra procurati e per le rivalutazioni che in 60 anni si sono cumulate, 162 miliardi di euro! Da tempo non sospetto ci eravamo permessi di dire che se avesse vinto Alexis Tzipras, si sarebbe riaperto questo “vecchio faldone”. Si vive anche di queste piccole soddisfazioni: prima ancora che Syriza inserisse questa rivendicazione (di principio, oltre che finanziaria) dentro il proprio programma elettorale, ci eravamo permessi di dire che questa era una delle strade da seguire per chiamare al tavolo della trattativa Angela Merkel e compagnia cantando. Sappiamo che da questo orecchio i crucchi proveranno a non sentirci ma è doveroso, per la Storia, mettere in chiaro, chi deve che cosa e a chi.

L’altro ragionamento che ci siamo permessi di suggerire, con largo anticipo, è quello relativo alle spese dello Stato indirizzate, per 40 anni, per un 5%, ad acquistare armi (una delle più alte percentuali del mondo!) per quella “stronzata artefatta della guerra greco/turco cipriota”. Le aziende fornitrici dei sistemi d’arma comprati dai Greci, sono state, tra le altre, anche aziende tedesche. Per pagare queste armi inutili, i soldi ai Greci li prestavano le banche tedesche. I turchi provocavano tensione a Cipro, l’Europa faceva spallucce e la Grecia era costretta ad armarsi fuori misura per fermare l’ipotetico espansionismo mediterraneo dei turchi un po’ musulmani e un po’ affiliati Nato.

Leggete il pezzo che ieri, 10 febbraio 2015, il Fatto Quotidiano ha dedicato all’argomento e, per una narcisistica soddisfazione personale, guardate in che data abbiamo posto il tema e suggerito ai fratelli greci la questione di principio che ora è evidente a tutti.

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