Straziante (e pericoloso) vedere Paolo Mieli, in tv, negare l’esistenza di un potere para-massonico e la maccelleria sociale che sta attuando

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Oggi è il 17 settembre e ho un buon motivo per ribloggare questo post dedicato a Paolo Mieli e la sua rimozione del fenomeno “massoneria”.

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX Ieri sera durante una trasmissione che va in onda sul canale La7, Paolo Mieli (proprio quello che da giovane aderì  all’organizzazione semiclandestina Potere Operaio che, nella sua “versione segreta” denominata Lavoro illegale il cui capo era Valerio Morucci, tanti guai provocò al Paese, negli anni ’70, versando e facendo versare non poco sangue fraterno fino all’apice del rogo  in cui, il 15 aprile del 1973, in località Primavalle, a Roma, morirono Stefano e Virgilio Mattei) ironizzava, in presenza di Mario Monti, sui riferimenti complottistici che il moderatore faceva citando l’Aspen e il Bildelberg, ragionando – al tempo stesso – di Unione Europea, di BCE, di Grecia e di banchieri.

Se non si citano queste realtà semi-segrete e paramassoniche (Aspen e Bildelberg) in queste occasioni, caro Paolo, quando è opportuno farlo?

Veramente, da storico, quali dovresti essere (in realtà a noi sembra molto più brava, come storica della contemporaneità, la tua prima bella e gentile moglie Francesca Socrate), eventualmente, avresti dovuto sottolineare che non possono essere i membri dell’Aspen e del Bildelberg dei complottisti perché non si è mai visto che chi detiene il potere (e le donne e gli uomini di questi organismi paramassonici lo detengono eccome!) complotti a scapito dei sudditi. Questo avresti dovuto dire. Eventualmente sono i sudditi o gli avversari politici di chi detiene il potere che, per necessità di segretezza e per abbattere gli oligarchi, ordiscono un complotto. Facciamo un esempio storico: voi di Potere Operaio (tu, Giuliana Conforto, Tony Negri, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Valerio Morucci, Lanfranco Pace, Adriana Faranda, Lucio Castellano, Alessandro Gaeta, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, Alvaro Lojacono, Luigi Rosati e altre centinaia di ragazze e ragazzi, molti, tra l’altro, alto borghesi come Fiora Pirri Ardizzone o Paolo Ceriani Sebregondi), in associazione tra voi, a via del Boschetto, complottavate per sovvertire, con la violenza, l’ordine costituito dello Stato. Ieri sera dovevi interrompere quindi il ragionamento e dire candidamente: “Non è un complotto, fatelo dire a me che, di complotti (non in quanto storico) me ne intendo,  perché io sono stato un “complottista”.  Di poco peso ma, un complottista.”

Quindi, nessun complotto dalle parti dell’Unione Europea, (struttura di potere che mi sembra ti piaccia in qualche modo) ma certamente realtà, a sua volta, sotto il controllo ferreo di quegli ambienti massonici che uno storico non dovrebbe far finta di ignorare: la massoneria esiste e una persona con il tuo cognome  ritengo non possa non essere memore del tributo che la tua famiglia ha pagato, anche recentemente (la Shoah e le Fosse Ardeatine, nella mia semplicità, sono episodi recenti) proprio perché esistono i mondi che con i tuoi atteggiamenti superficiali ieri sera tendevi ad escludere esistere o essere esistiti. Sembravi un Riccardo Pacifici che negava un “problema Alemanno” prima della scoperta dello stretto rapporto fra lo stesso e i nazisti Mokbel, Mancini, Carminati. Quando eri un giovane rivoluzionario marxista certamente era legittimo che ignorassi che Aleksander Federovic Kerenskij fosse stato un massone progressista e che la Rivoluzione Russa (quella del febbraio del 1917), tanto connotata dall’agire e dal pensiero del Kerenskij, era liberalsocialista e democratica e che il complottista Lenin (che tanto vi piaceva all’epoca di via del Boschetto) era anch’esso un massone fondatore, in Svizzera, prima di prendere il famoso treno, della superloggia sovranazionale “Joseph de Maitre” che ancora esiste.

Lenin era un massone comunista elitario e antidemocratico. Ma prima di tutto era un massone. E come tale fu aiutato e sostenuto latomisticamente. Non credo che uno storico possa far finta che, tra le altre complessità, quella dei complotti e dei contro complotti massonici, sia un mondo che non c’è. Viene il sospetto che ci sia un interesse di parte nel trattare questa materia con battutine ed ironie.

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E’ come se uno dicesse che Ernesto Nathan non era massone e che altrettanto non lo era Giuseppe Mazzini. Mazzini, uno storico lo dovrebbe sapere, morì in casa Nathan-Rosselli. I Fratelli Rosselli, anni dopo, “complottavano” ancora contro il fascismo. Mazzini, ai suoi tempi, complottava contro le monarchie di mezzo mondo. Nell’Europa che ti sembra piacere ci sono ben otto case regnanti e tutte grondano sangue e soldi fatti, nei secoli, massacrando i popoli. Che, per dare senso ai termini, sono quella realtà che gli antidemocratici sostengono non esistere. Se non quando, lira dopo lira, euro dopo euro devono “sudare” (nel senso che viene anche usato dai mafiosi) per fare ricca e potente l’oligarchia che non esiste ma che prende stipendi e contributi anche dalle  testate giornalistiche a loro volta foraggiate sottraendo ricchezza alla collettività che suda e che deve farlo facendo anche finta che non la stiano spremendo a sangue. Ho lavorato prima di te al Gruppo Rizzoli Corriere della Sera e so bene come si mantiene e a discapito di chi, la baracca dell’informazione. Facendo in modo  che gli spremuti non vengano informati.

Il Fascismo, lo Stalinismo, il Nazismo e tutti gli ismi che ne seguirono, furono “esperimenti in laboratorio” di elite di massoni antidemocratici nemici della laicità, della libertà, della fratellanza sviluppatasi nel cuore delle rivoluzioni (americana e francese) e in tutte le lotte indipendentiste, risorgimentali e antischiaviste. Contro l’onda lunga della attività svolta dalla libera muratoria progressista e democratica creatrice delle società aperte, pluraliste, costituzionali, parlamentarizzate e basate su stato di diritto, divisione dei poteri e diritti universali degli uomini, insorgono “complottando” i fascismi che anche dopo la batosta della sconfitta della Seconda Guerra Mondiale ci riprovano in giro per il Mondo, Grecia compresa. Taglio corto: questo scontro è ancora in corso, dopo essere passato per ciò che non si è realizzato a causa dell’eliminazione di Martin Luther King e di Robert Kennedy, tra gli altri. Uccisi, se non mi sbaglio, a seguito di complotti che, ovviamente, sono “cose” che non esistono e su cui è doveroso fare, in TV, sorrisetti. Sono secoli che invece tutto è mosso da questi “pacchi” e “contropacchi”.

E, uno storico, non solo non può non saperlo ma, ha il dovere di dirlo. L’ultimo atto di questo scontro decennale è l’attuale processo di macelleria sociale globalizzata che riprende su un piano infinitamente più raffinato (come insegna il Maestro Chomsky!) gli esperimenti oligarchici antidemocratici fascionazisti degli anni Venti e Trenta del Novecento. Come uno storico dovrebbe ben sapere. Tutto quello che accade è stato prima teorizzato da affiliati paramassonici sognatori perversi di una Nuova restaurazione che, con crudeltà degna del peggior sentimento “neonazista”, hanno agito e agiscono per il loro tornaconto personale (potere e infinite ricchezze) sulla carne viva della popolazione planetaria (particolarmente europea e africana) a partire dai grandi traumi finanziari del periodo 2007/8.

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Ci sono “cenacoli” (ti piace chiamarli così?) massonici neoaristocratici che esercitano un controllo ferreo su svariate associazioni mondialiste nei cui archivi (e uno storico dovrebbe sapere che solo negli archivi si può cercare la verità) ci sono le prove dei complotti e delle appartenenze a realtà dove, quando si è giurato, è “cazzutissimo” fare finta di non averlo fatto. Non a caso a tali ritualità si ispirano non poche organizzazioni criminali internazionali che certamente non è opportuno dichiarare che non esistono altrimenti si farebbe la figura di quei “mafiosi/’ndranghetisti” che, in passato, andava in giro a dire che la Mafia non esisteva. La Mafia esiste come esistono le Ur-Lodges sanguinarie, antidemocratiche, pseudomassoniche che cercano di dominare con la violenza e gli atti illeciti i popoli della Terra. Greci compresi. Per quello, inutilmente, il troppo a modo (con quel fisico gli doveva tirare un cazzotto in faccia alla Christine Lagarde “sorella” affiliata alle Ur-Lodges Pan Europa e Tree Eyes e alla Cancelliera Angela Merkel a sua volta aderente alle “Golden Eurasia”, “Parsifal” e “Valhalla”) ha più volte citato pensieri e “indirizzi” politico-culturali di Franklin Delano Roosevelt. Inutilmente, perché i sanguinari che si sono organizzati prendendo la forma dei mille luoghi di “ragionamento” tipo Aspen o Bildelberg, non si fermeranno fino a quando non faranno nuovamente scorrere sangue fraterno più di quanto già stanno facendo o più di quanto non sia mai avvenuto sulla faccia del Pianeta.

Ad oggi, vedendovi tutti in televisione, prendiamo atto che siamo alla vana ricerca di un nostro “Antonio De Curtis in arte Totò” capace di guidarci fuori dalla cloaca (sangue e merda come diceva Rino Formica) della politica partitica italiana, europea, mondiale.

Caro Mieli, se puoi, la prossima volta evita di suggerire implicitamente che la Massoneria non esiste e tanto meno i “complotti” che nel suo ambito vengono orditi. Quando ti esprimi così fai rimpiangere quel ragazzo eccessivo (complottavi contro il dettame costituzionale) onesto e molto intelligente del Liceo Tasso e di via del Boschetto che ho conosciuto.

Oreste Grani che in quanto repubblicano “pacciardiano” veniva considerato da te e da molti tuoi compagni, “di destra”. E invece, come in molti sanno, sono “mancino”. Di mano e di pensiero democratico.       

P.S.

A proposito di non esistenza di regie occulte, ho citato volutamente, come appartenente a Potere Operaio, la marginale Giuliana Conforto perché non potrai non sapere, da storico, che la dottoressa in fisica era anche la figlia del geniale agente del KGB Giorgio Conforto.  A meno che anche l’Archivio Mitrokhin non sia un’ invenzione “della rete”.

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