Croce-tta e … delizia

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Leo Rugens tace troppo e da troppo tempo per non essere “morente” o impegnato “a fare altro” provando a guadagnarsi da vivere inseguendo al tempo stesso i suoi sogni. Decidete voi. Accadono infatti, ormai quotidianamente, cose che – normalmente – lo avrebbero stimolato (alcune anche “intestinamente”!) e spinto a scrivere. Soprattutto, in queste ore, è difficile non mordersi la lingua su vicende tipo i quattro della Bonatti di Parma sequestrati mentre si “spostavano” fuori orario e violando tutte le consegne  relative a come ci si comporta in scenari di guerra (parliamo della Libia post gheddafiana!) quali i luoghi dove l’ENI (e pochi altri) continuano ad estrarre il maledetto e sanguinolento petrolio e l’ISIS ed altri fanno prove generali di ulteriori complessità.

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Ma la storia su cui non riesco a mantenere il silenzio è quella legata al pacco (?), al contro-pacco (?), al contro-pacco del contro pacco (sequenza ipotizzabile fino allo sfinimento certi di perdere ogni possibilità di trovare la verità lungo l’apertura dei pacchi) di chi stia cercando di fottere, bruciare, punire chi nella vicenda Crocetta/Tutino ed altri.  Chi ha deciso, con grande raffinatezza, di agire solo lui conoscendo il movente recondito ha scelto comunque per tale rappresentazione il teatro più adatto del Mondo cioè la nostra amata Sicilia laboratorio, da mille anni (certamente dalla lunga estate del ’43) di ogni complessità politica, culturale, di potere. Non ho strumenti per dire la mia su tale vicenda labirintica, fatta a specchi e rimandi, dove si sarebbero smarriti sia Leonardo Sciascia che l’indimenticato (da me!) Mauro Turrisi Grifeo principe di Partanna, giornalista investigativo raffinato come  pochi. Eppure la tentazione di dire una qualche cazzatella su una vicenda  che potrebbe essere il prologo al “grande cambiamento” non riesco a respingerla e mi attesto siu cose che mi sento di poter dire. Se la persona da cui parte formalmente la vicenda della divulgazione dell’intercettazione infamante è quel Piero Messina che dico io e se fossi tra quelli che si vogliono continuare ad interessare di questa storiaccia (per provare a capirla nella sua valenza premonitrice) terrei nel dovuto conto i suggerimenti che in questo blog sono spesso impliciti in molti dei nostri post: l’attendibilità di una fonte è tutto e nulla ormai di rilevante non attiene alla politica estera.

Piero Messina ha utilizzato – per connotare in modo inequivocabile alcuni suoi scritti – espressioni del tipo “L’etica dell’intelligence è un ossimoro. Roba del genere non c’è mai stata e non ci sarà mai”, ricordando e ricordandoci una affermazione di Duane “Dewey” Clarridge, ex capo della CIA a Roma.

Messina si è spesso chiesto, nei suoi lavori letterari e divulgativi, anche recentemente, che ne era stato dei servizi segreti italiani, di quell’apparato che ha attraversato come un’oscura filigrana la storia della Repubblica, proiettando sistematicamente la propria ombra sopra gli episodi irrisolti del nostro passato, dal rapimento Moro alla bomba di Piazza Fontana, dalla stagione dello stragismo a quella (udite,udite!) della trattativa Stato e mafia. Usando quesiti/dubbi, Messina ha sempre fatto denunce circostanziate relative all’ambiente e, a mio giudizio insindacabile, le ha potute fare – assumendosene sempre la responsabilità – grazie a contatti certi e dichiarati con agenti e funzionari delle nostre più diverse istituzioni di intelligence. A volte raccogliendo gli sfoghi anche di ottimo personale “incazzato” per le scelte antimeritocratiche in uso nei “servizi”. Se è quello che dico io, Piero Messina,per le cose che ha sempre scritto e detto, ha più nemici di Crocetta.

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Piero Messina ha spesso raccontato i meccanismi di come si confezionano false verità (non sempre confezionate – a nostro sommesso avviso – con troppa abilità!) prodotti necessari a “oscene” dinamiche di gestione del potere e di una contabilità statale che hanno condannato il nostro paese ad uno stato di insicurezza permanente. Per ora mi sento di dire che certamente quanto sta avvenendo in Sicilia (e tra siciliani) intorno al binomio Crocetta/Tutino appartiene ad un capitolo che ancora una volta ha come posta la sovranità del Paese. Una volta messo “a briglia corta” con la bomba di Piazza Fontana, un’altra con Valerio Borghese e i suoi tira e molla golpisti, un’altra volta (o sempre?) con la rete piduista, una volta con le morti di Falcone e Borsellino, un’altra con Giuliano, Pisciotta, Riina, Provenzano e l’inafferrabile (?!?) Matteo Messina Denaro. Più che nell’agire del duo Crocetta/Tutino (di cui sono plateali i limiti e l’oscenità politico/culturale) andrei a cercare la chiave della complessità in atto dalle parti di chi ha veramente confezionato il pacco, il contro pacco e il contro pacco del contro pacco. O forse io farnetico, è semplicemente, questa è una storia di “omofobia”. Siciliana.

Oreste Grani/Leo Rugens