Siamo stimatori di Piero Messina da prima che balzasse alla fama grazie all’affare Crocetta/Tutino

Scorpione (15)

Siamo stimatori di Piero Messina da prima che balzasse alla fama grazie all’affare Crocetta/Tutino. Ad esempio, siamo certi che Messina abbia sempre fatto (nelle più diverse sedi e forme con cui si esprime professionalmente) affermazioni prudenti, circostanziate e ineccepibili all’atto dei riscontri possibili. Per chi non lo sapesse, Piero Messina è riconducinile come interessi professionali e notizie diffuse (non sussurrate), a episodi drammatici e “pericolosi” anche solo per chi ne scriveva in libertà e onestà di intenti.

Messina è riconducibile (per averne scritto senza essere mai smentito) a vicende tipo la morte dell’ing. Franco Lamolinara, ucciso in Nigeria, dai miliziani di Boko Haram o cose tipo il Centro Scorpione di Santa Ninfa, la dislocazione nel Sud d’Italia di basi Stay-behind e, in particolare, in Sicilia. Tenete conto che il Centro Scorpione potrebbe essere stato non solo una base di Gladio ma certamente era una delle cinque strutture operative della Settima Divisione del Sismi quando la “Settima”, per denuncia dell’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, covava la Falange Armata.

Messina, anni addietro, si è spinto a fare importanti accostamenti tra Vito Ciancimino e Gladio. Messina ha parla to professionalmente della morte dell’agente del Sismi, Vincenzo Li Causi che è materia per pochi. E non mi sembra di ricordare che qualcuno lo abbia, in queste occasioni, spernacchiato o indicato come un millantatore, Per non parlare del caso a tutti noto di Ilaria Alpi con gli annessi di decenni di cortine fumogene.

Messina è uno che ha approfondito le figure di Giancarlo Marocchino, Elio Sommavilla, Giovanni Polvani tutte persone attenzionate (bene o male) per traffico d’armi e non per contrabbando di stuzzicadenti.

Messina ha lasciato scritte “cose forti” sulla morte del colonnello del Sismi Mario Ferraro. Così come ha riportato nei suoi libri avvenimenti di cui in pochi si sono interessati quali ad esempio la condanna a tre anni del generale Tindaro Italiano, ex dirigente della Quinta divisione del Sismi (sezione che si occupava degli approvvigionamenti di materiali elettronici oltre che di microspie) accusato da un imprenditore di concussione.

Messina non si è quindi sottratto decine di volte dal fare il suo dovere di giornalista e scrittore a volte evidenziando senza peli sulla lingua le colpe gravi del Servizio e  a volte, come nel caso delle uccisioni di Massimo D’Antona e Marco Biagi, ricordando che nei documenti dei servizi era scritto chiaramente (e con largo anticipo) quali fossero gli obiettivi delle neo Brigate Rosse. Messina è platealmente uno che se ne intende e che raccoglie la fiducia di persone d’ambiente e, proprio per questo, non sottovaluterei la complessità dell’episodio Crocetta/Tutino/Sicilia.

Per capire di cosa stiamo parlando e per apprezzare nella sua valenza strategica la storia “palermitana” di queste ore vi consiglio di leggere le cinque pagine che pubblico a seguire tratte dalla premessa del libro/Bur “Il Cuore nero dei servizi” lavoro editoriale proprio del Messina, libro che ritengo si possa usare, con la dovuta pazienza, quale atipico glossario della vicenda di cui è protagonista il giornalista investigativo. Le cinque pagine comunque vi aiutano a capire come una situazione a porta girevole, a doppia croce è sempre di difficilissima lettura sopratutto in Italia, in Sicilia, a Palermo. E, come al solito, mi assumo la responsabilità non di insinuare ma di suggerire che è sempre opportuno e necessario cercare la verità dove c’è ma non si vede. Ancor di più in questo caso importantissimo per il futuro della Repubblica. Già tanto sgarrupata e offesa.

Oreste Grani/Leo Rugens 

cuore nero

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