Christian Rosso è un cittadino consapevole, troppo “per bene” per questa gente

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La giornalista Giovanna Vitale aveva dato inizio, il 28 novembre del 2010, sul quotidiano La Repubblica, alla denuncia di quella che si chiamerà parentopoli all’ATAC e all’AMA. Perché per capire come andava a finire – sia all’ATAC che all’AMA – abbiamo dovuto aspettare 1700 giorni?

Cosa rende tanto lento l’accertamento della verità di una denuncia giornalistica? O l’articolo è calunnioso o bisogna trovare un modo per essere tempestivi nell’intervenire a favore della cosa pubblica e della condizione di vita della cittadinanza.

La direzione dell’ATAC pare abbia preso provvedimenti disciplinari nei confronti di quel onesto e collaborativo cittadino/lavoratore che con pacatissimi e comprensibilissimi cartelli si riproponeva di spiegare al resto dei cittadini romani vessati da una banda di mascalzoni autopiazzatisi alla guida del settore strategico dei trasporti, come stanno le cose.

A me, Christian Rosso, con la sua performance multimediale messa in rete era sembrato un bravo ragazzo, anche troppo timido e  pacato, con quei toni di voce, quasi raffinati, con cui voleva renderci edotti della sostanza putrescente di cui è gonfio il bubbone ATAC. A me era sembrato chiaro nelle sue spiegazioni ma decisamente troppo civile nei modi. Ma un qualche “pezzi di merda”, “incapaci” “abbuffini”, non ci stava  bene a suggello dei cartelli esplicativi? Un invito a dare un carico di legnate ai dirigenti mangia pane a tradimento e ai politici che ce li avevano piazzati a non fare un cazzo perché avrebbe dovuto essere fuori luogo, violento, illegale e incivile nelle modalità? Basta con questo buonismo e atteggiamento che alla fine garantisce stipendi e liquidazioni ai cannibalizzatori delle casse comuni e mai una bella dose di ripetuti, dissacranti, umilianti ceffoni e calci in culo! Perché solo queste sane attività rieducative sarebbero “violenza”?

La misura è colma e il non punire, anche fisicamente, i responsabili di tanta appropriazione del bene collettivo (fino alla vita dei cittadini più deboli che vengono aggrediti nella salute e quindi violati nel loro diritto all’integrità fisica) deve essere considerato “collaborazionismo” con il nemico essendo ormai il Paese, e in particolare la Capitale, divisi in una oggettiva, strisciante guerra civile.

Rileggiamo quanto riproducevamo il 15 novembre 2013 e ditemi se non è complicità non passare alle vie di fatto. Con il consiglio di non sbagliare nella scelta di chi prendere a ceffoni e a calci in culo. A tal proposito, tranne qualche eccezione, evitate di sfogarvi con il personale conducente. Almeno, cominciate a menare da dirigente in su, concentrando gli sforzi verso i membri dei consigli d’amministrazione almeno degli ultimi dieci anni. Adesso, oltre al continuo tentativo di violarmi la posta elettronica avete elementi di legge sufficienti per oscurarmi il blog: istigazione alla violenza privata e pubblica contro i nemici della mia gente a volte un po’ troppo cogliona ma non per questo degna di essere vessata come solo in questi giorni lo è, dentro e fuori i mezzi di trasporto pubblico.

Oreste Grani/Leo Rugens


ALEMANNO ATTACCATI … È IN ARRIVO UN TRAM CHIAMATO … MICAELA QUINTAVALLE

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Da quando la salute sembra consentirmelo, ho ripreso l’abitudine (un po’ pazza a Roma) di usare i mezzi pubblici: ATAC e METRO. Due “postacci” ma, avendo lasciato scadere la patente, non posso più guidare un’autovettura. Comunque, per farlo, dovrei diventare abbiente e comprarne una e … non saprei da dove cominciare. Ho usato per anni la bicicletta, andando così ad “acqua”, essendo astemio. Da quando la malattia mi ha ghermito, sono stati gli amici a “scarrozzarmi”, se proprio necessario. Grazie alla frequentazione dei mezzi pubblici ho, però, un osservatorio privilegiato tra la gente e, come mi è successo qualche giorno addietro, mi è possibile cogliere delle vere e proprie “primizie”. Ad esempio, della pasionaria/autista dell’ATAC, Micaela Quintavalle, che è comparsa, lunedì u.s., in televisione durante la trasmissione “Piazza Pulita”, sapevo già tutto e, soprattutto, ero informato della stima, da parte di tutti i colleghi maschi, di cui gode questa giovane (24) laureanda in medicina, prestata temporaneamente (?) alla guida dei bus pubblici. Alla signorina affiderei responsabilità di ben altra complessità che la semplice (si fa per dire!) conduzione di uno “sgangherato” autobus romano. Sicuramente sarebbe più opportuna la sua di presenza nel consiglio d’amministrazione dell’ATAC, piuttosto di quella degli esponenti di una banda di rincoglioniti (o ladri?) che dicono di non essersi accorti che, da anni e sotto tutte le bandiere politiche, esisteva una “economia dei titoli da viaggio”, finalizzata a costituire un pozzetto di 70 milioni “neri”. All’anno!

Alemanno

Alemanno è, notoriamente, una nullità come dirigente della cosa pubblica ma, in presenza della dipendente dell’ATAC, sembrava un vero e proprio “psicotico farfugliatore” di necessarie menzogne, a lui e alla sua “igiene mentale”. La qual cosa non deve essere certamente sfuggita, alla quasi laureata in medicina, per ora, conducente di bus. La macchina del tempo e il teatro della memoria a cui siamo devoti, ci obbligano alla riproduzione delle pagine 334-335-336 del libro “Romanzo Comunale” di Umberto Croppi e Giuliano Compagno della Newton Compton Editori. Queste pagine, scritte da un ex strettissimo collaboratore del già (sembra incredibile eppure è vero) sindaco di Roma, ci auguriamo mettano la parola fine alle troppe opportunità che vengono offerte allo “stanco”e forse “malato”, Gianni Alemanno.

Oreste Grani

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“Finale di partita. Parenti e studenti

Fidati di me io mi fiderò di te. Giorgia, Che amica sei

Il 28 novembre 2010 Giovanna Vitale intitola una sua inchiesta su «la Repubblica» Roma, Parentopoli dei bus, assunte mogli ed ex cubiste, è bufera su Alemanno. Si annuncia il primo vero scandalo dell’era Alemanno, ed è subito Parentopoli…

Generi, nuore, nipoti, segretarie e mogli di assessori, dirigenti, sindacalisti. Persino una splendida cubista mora, protagonista delle notti romane. C’è un po’ di tutto fra le 854 assunzioni per chiamata diretta disposte negli ultimi due anni, fra Trambus e ATAC, dall’ex amministratore delegato Adalberto Bertucci. Una pletora di gente dal curriculum incerto, spesso improvvisata, ma quasi sempre piazzata in posti di comando. Per la quale l’azienda del trasporto pubblico, secondo quanto emerso dalla verifica sui conti, impegna qualcosa come 50 milioni di euro l’anno. Una delle cause, non certo l’unica, del tracollo finanziario della società, documentato giovedì scorso da Repubblica.

Spulciando l’elenco dei dipendenti più recenti è possibile ricostruire alberi genealogici e stati di famiglia, legami di sangue, matrimonio o più banalmente politici. Recordman, senza dubbio, l’ineffabile Bertucci, che fra i suoi primi atti sulla tolda di ATAC annovera il reclutamento del marito della figlia, Patrizio Cristofari, un trascorso da fioraio a Guidonia, il paesone alle porte di Roma miracolato dall’illustre concittadino, divenuto in breve responsabile del Mantenimento opere civili e impianti; seguito a stretto giro da tale Fabio Giangreco, stavolta nipote dell’instancabile Adalberto.

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Il quotidiano del Gruppo L’Espresso non resta solo, tutti i maggiori quotidiani fanno a gara ad aggiungere dettagli e nuovi filoni. Rilancia «La Stampa»: Roma, Parentopoli all’ATAC. Assunta anche una cubista; e poi il «Corriere della Sera»: ATAC di Roma. L’azienda che assume la cubista. È un tiro al piccione e il nuovo amministratore delegato dell’azienda conferma: «C’è una patologia, ho avviato il riassetto». Tre dicembre, «Corriere della Sera»: Due ex estremisti neri assunti con la cubista. ATAC, nuova bufera, «la Repubblica»: Assunti estremisti neri e piduisti. Parentopoli ATAC, guerra di dossier. E il giorno successivo a parlare è l’ex amministratore delegato dell’ ATAC, sul «Corriere della Sera» «Quei nomi non li conoscevo. Me li segnalavano e firmavo». Ancora sul quotidiano di via Solferino, è l’otto dicembre, ATAC, la carica dei “premiati”, ma il giornale apre un nuovo fronte: Alemanno, assunta all’azienda la figlia del caposcorta. E ancora Giovanna Vitale: Duemila assunti nelle società comunali, a Roma esplode la nuova Parentopoli.

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Non bastava la bufera esplosa sulla Parentopoli in ATAC, la società del trasporto pubblico romano che dopo l’elezione di Gianni Alemanno in Campidoglio ha imbarcato più di 850 persone, tutte per chiamata duetta e legate da rapporti familiari o politici a esponenti del centrodestra locale, dirigenti aziendali e sindacalisti. Ora, per il sindaco della capitale si apre un nuovo fronte: il reclutamento di un migliaio di nuovi dipendenti (sui 7mila totali) in un’altra ex municipalizzata, l’AMA, che si occupa di raccogliere e smaltire i rifiuti della città. Dove, a partire dal 2008, sono stati assunti, tra gli altri, il genero dell’ad Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia; la figlia del caposcorta del sindaco, Giorgio Marinelli, il quale aveva già provveduto a piazzare il primogenito in ATAC; la compagna dell’ex capogruppo PDL in Campidoglio, ora traslocato a La Destra, Dario Rossin; oltre alla solita pletora di mogli, cognati e cugini di vari pidiellini di secondo piano, ma assai utili in campagna elettorale. La prova provata di come l’occupazione clientelare delle società controllate dal comune sia ormai diventato un sistema. Ai confini del lecito. Tant’è che sia la Procura della Repubblica sia la Corte dei Conti hanno aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sotto il profilo penale e del danno erariale.”

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