Chi ha piazzato in RAI Arturo Diaconale ex ragazzo di bottega della mitica OP di Carmine Mino Pecorelli

Diaconale

La Commissione parlamentare di vigilanza ha indicato alcuni nomi per formare il nuovo CDA della RAI. Ottima la scelta di Carlo Freccero. Altrettanto di qualità quella di Paolo Messa. La Presidentessa (la Maggioni) è, novella “Carmen La Sorella”, gradita agli ambienti della sicurezza internazionale che l’hanno apprezzata negli anni in cui la giornalista non temeva di operare negli scenari super pericolosi da cui doveva trasmettere informazioni.  Degli altri, so poco se non quello che si sa.

Con una eccezione. Rimango attonito che tra i nominati ci sia anche Arturo Diaconale. Mi chiedo, basito  perché accadano ancora cose del genere e come si può pensare che un luogo (la Rai) così delicato e strategico per la democrazia di questo stanco Paese, possa vedere la presenza di un tale personaggio traendone un qualche beneficio.

Arturo Diaconale, da sempre, vive di giornalismo assistito. Cosa altro è L’Opinione (il suo quotidiano) se non una testata che, non venendo acquistata da nessuno (poche decine di copie vendute al giorno su mille copie di tiratura dichiarata), consente solo di far girare fatture e contributi statali?

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Alberica Filo della Torre con i 2 figli e il marito Pietro Mattei

Oltre ai contributi statali, il nipote di Leone Cancrini (Cancrini fu socio di Mino Pecorelli ed altri nella editrice che per qualche tempo fece uscire il settimanale Nuovo Mondo d’Oggi di cui, in altri post, abbiamo fatto cenno e sempre il Cancrini, mi sembra di ricordare, sfilò al povero/ricco  vedovo della contessa Filo della Torre (tale Mattei), 250 milioni di vecchie lire per renderlo edotto sulla dinamica della tragica morte della moglie in realtà uccisa semplicemente dal filippino al servizio per impossessarsi dei gioielli della signora!) da quarant’anni, mette in circolazione informazioni (o disinformazioni?) che sarebbe meglio non potesse far ancor più veicolare direttamente in Rai soprattutto se in qualche modo gli italiani dovessero continuare a pagare il canone.

Lascio nella rete un pensiero di Carlo Freccero estrapolato dalla prefazione che ha voluto scrivere per un saggio intitolato “TV fai-da-Web. Storie italiane di micro Web TV” scritto, nel 2010, da Giampaolo Colletti, per Il Sole 24 Ore.

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“Oggi il settore della comunicazione personalizzata è in grande fermento e si candida  a diventare un fenomeno di tendenza. Ma c’è in questa tendenza un aspetto determinante. Gli attuali strumenti di comunicazione permettono una documentazione a basso costo. Chiunque oggi può con il telefonino registrare un avvenimento importante, anche in assenza di troupe giornalistiche sul posto. Il mito di una comunicazione dal basso diventa realizzabile. E’ la rivoluzione che ha fatto crescere la controinformazione sul web. Ma c’è di più. Il filmato amatoriale, casalingo, ha una patente di autenticità che invano la tv generalista persegue con i suoi reality. Ma sono sufficienti i circuiti classici della controinformazione? Penso di no. Oggi, infatti, la controinformazione sta subendo una crisi in seguito alla mancanza di filtri culturali capaci di conferire alle notizie autorità e credibilità”.

Da queste riflessioni sono passati 5 anni e spero che Freccero tenga sempre ben chiaro che autorità e credibilità (l’attendibilità di una fonte quindi) è il problema strategico ancora oggi della RAI da cui si prepara lui stesso a prendere “soldi pubblici”. Comunque, buon lavoro.

Paolo Messa sul suo mensile “Formiche” spesso (se non sempre) ha saputo dire cose intelligenti sui temi che ora dovrà affrontare nel CDA in cui è stato eletto. Spero però che, tassativamente, la sua eticità lo porti a tenere a debita distanza dalla televisione di Stato gli interessi lobbistici (in particolare quelli del tabacco e del gioco d’azzardo) che troppo spesso hanno finanziato il suo mensile.

Ribadisco che, nella mia semplicità di giudizio, considero Freccero, Messa e Maggioni tre valide scelte. Chi invece abbia piazzato in RAI ex ragazzo di bottega di OP Osservatorio politico internazionale, via Tacito 50, Roma, Arturo Diaconale è veramente un mistero. Oppure, no!

Oreste Grani/Leo Rugens


ARTURO DIACONALE E LA TEPPAGLIA LAZIALE

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I teppisti della Lazio questa volta, serpi in seno, se la prendono con il loro portavoce, fedelissimo di Claudio Lotito, Arturo Diaconale e con sua figlia. E nel farlo lo fanno da quella gentaccia che sono: si rivolgono, infatti, con toni minacciosi, al giornalista esponendo in pubblico uno striscione allusivo.

Questo è il mondo Matrix del calcio un tempo lo sport più bello che si potesse immaginare. Figurarsi che fogna sotto intesa quando ad affrontarsi sono due squadre nelle mani di due personaggi della statura giudiziaria etico-morale-sportiva di Ernesto Preziosi, per il Genoa e Claudio Lotito per la Lazio!  E per darci un taglio a questa fogna domenicale, provate a tenere a mente la data e le circostanze in cui è maturato il risultato sul campo di ieri. E vedremo se mi sbaglio. Mi sono interessato di striscio, anni addietro, di Diaconale ma oggi l’impennarsi dei grafici relativi agli accessi di un vecchio post in cui mi riferivo proprio a lui (CHI HA PIAZZATO IN RAI ARTURO DIACONALE EX RAGAZZO DI BOTTEGA DELLA MITICA OP DI CARMINE MINO PECORELLI) mi ha obbligato a digitare a mia volta il suo nome nel web. E così scopro tre cose. Due sono in area narcisistico-professionale: la prima foto in assoluto in Google di Diaconale è quella targata Leo Rugens; questo a conferma della mia marginalità. La seconda è che il mio vecchio articolo compare indicizzato, in prima pagina (sapete cosa vuol dire?) sempre del prestigioso motore di ricerca.

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La terza è che nella biografia che si trova in rete con la sua approvazione il buon Arturo rimuove che quando lavorava al settimanale “Nuovo Mondo d’Oggi” (quello che chiude da un giorno all’altro in quanto la tiratura viene interamente acquistata perché non scoppiasse lo scandalo della Pro Deo e le magagne della CIA/Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno/Marcinkus prima maniera/ed altri travolgendo, 15 anni prima di quando poi crolla tutto, la Prima Repubblica, con annessi e connessi) lui era in quella redazione (una sola cosa con il “mondo dei servizi”) in quanto raccomandato da un suo parente strettissimo (Leone Cancrini) che si rivelerà, nel tempo, figura molto interessante agli occhi di chi volesse capire alcune cose accadute in questo Paese proprio a partire da quegli anni e da quelle testate giornalistiche. Eravamo nel lontano biennio 1967-68 e la pagina di quell’acquisto “brutale” è ancora tutta da scrivere. Certamente la trattativa tra Umberto Federico d’Amato (Ufficio Affari Riservati) e il settimanale, la condussero Leone Cancrini (il parente di Diaconale che lo aveva messo a fare esperienza nella testata),Mino Pecorelli ed altri. Le stesse persone che nei mesi successivi al congruo realizzo, diedero vita alla prima OP (Osservatorio Politico Internazionale) di via Tacito 50 e dove, sempre grazie ai legami descritti, Diaconale fece un’altra esperienza giornalistica. Questo fino a quando Pecorelli, non fidandosi, lo allontanò ritenendolo (immaginate di cosa si parla, di che tempi e di quali anomale circostanze) “troppo” legato a quel suo parente imbarazzante. Parente con il vizio del ricatto come negli anni successivi si dimostrò anche nella vergognosa vicenda della povera contessa Filo della Torre di Santa Susanna. Direi che la culla professionale di Diaconale, a prescindere dai ricordi autobiografici che vi rifila, furono i “servizi” che alimentavano prima Nuovo Mondo d’Oggi e poi OP. Lo so perché ero lì. Provi a smentirmi.

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Gli stessi ambienti in rapporto (sia pure con altre finalità) con un altro addetto stampa/portavoce della Lazio,Guido Paglia. Anche Paglia finito (si fa per dire vista la retribuzione che gli pagavate) in RAI, come Diaconale. Forse questo cazzo di Paese è ridotto come è ridotto anche perché troppi giornalisti in realtà non sono dei seri analisti (a volte in opportuni rapporti professionali con l’Intelligence) ma “trombette” sempre pronte a far circolare notizie (ed altro) utili al potente di turno. Basta che paghi o faccia fare soldi e affari.  Che sia il criminale Cragnotti o il pregiudicato Lotito.

Franza o Spagna (evoluta ma sostanzialmente la stessa) purché se magna.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Ho bisogno di soldi e mi farebbe piacere che Diaconale, a proposito del ramo della famiglia Cancrini (sua madre), del suo lavorare per Mino Pecorelli, e della sua smemoratezza  provasse a smentirmi, imbarcandosi in una incauta lite. Così, finalmente, qualcuno mi paga “gli arretrati”.