La giusta fine: Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere si danno al renzismo. Why not?

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E Renzi si becca gli avanzi di quella che fu un’associazione a delinquere che ancora oggi farebbe impallidire i Casamonica e la ‘ndrangheta. Di quest’ultima, oltretutto, in molte aree geografiche del Paese, ai tempi d’oro, CL era stretta alleata tramite i suoi esponenti di maggior spicco quali ad esempio  Antonio Saladino, numero uno della Compagnia delle Opere calabrese.

Così come il compianto Vittorio Sbardella saldava (Massimo Carminati all’epoca era un ragazzo di bottega ma già ben conosciuto dallo Squalo) CL alla Mafia (siciliana) tramite la corrente andreottiana palermitana ospitata nei suoi uffici a piazza Augusto Imperatore a Roma nelle persone di Salvo Lima e Giovanni Gioia. Fino a quando i politici DC, non furono sparati perché troppo poco “amici” con chi di dovere.

Dire Sbardella, il Sabato e CL era dire la stessa cosa. Vivo Sbardella, l’impianto affaristico/politico/criminale di CL oggi sarebbe definito dal Procuratore Giuseppe Pignatone, “di tipo mafioso”. Riuscite ad esempio a ricordare (o ad indovinare) a quale inchiesta giudiziaria siano appartenuti i brani di conversazione che seguono?

Nicole Minetti: Dio li fa e poi li accoppia!!

Nicole Minetti: Dio li fa e poi li accoppia!!

“Questa gliela facciamo pagare…lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo cause civili per danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana…Saprà con chi ha a che fare…C’è quella sorte di principio di Archimede: ad ogni azione, corrisponde una reazione… siamo così tanti ad aver subito l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata! Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi”. Non è Buzzi che telefona a Carminati per istigare ad attività illecite contro la Procura di Roma ma è semplicemente Giuseppe Chiaravalloti, magistrato e Presidente della Regione Calabria per nome e per conto di Forza Italia. Vuole semplicemente far ammazzare De Magistris (l’attuale sindaco di Napoli) perché stava – con troppa determinazione – indagando su gli ambienti calabresi di Comunione e Liberazione/Compagnia delle Opere. Quello appena letto (sante intercettazioni!) si tratta semplicemente del testo tratto da uno delle migliaia e migliaia di verbali legati ad attività investigative relative a criminali che, celatisi in CL e nella Compagnia delle Opere, svolgevano attività imprenditoriali in accordo con la criminalità o di per se, ma sempre con metodi intimidatori. Da quando è nata la compagnia delle Opere, sono centinaia le inchieste giudiziarie che si possono ricondurre a esponenti cresciuti e strutturatisi all’ombra di CL e dei Meeting di Rimini.

Comunque, come dicevo in esordio, tutto è bene quel che finisce bene: a CL, Matteo Renzi e, a Matteo Renzi, i voti drenati dagli avanzi dello sbardellismo formigoniano/saladiniano. Renzi è giusto che sia applaudito dove (a Rimini) in passato venivano osannati Sbardella e Andreotti cioè i precursori romani di  quella “terra di mezzo” che successivamente avrebbe visto germogliare germogliare Gianni Alemanno e trionfare l’uomo (Carminati)  che per un lungo periodo è stato sospettato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio Pecorelli, cioè del peggior nemico del trio di ferro Vitalone, Andreotti, Gelli.

Tutto regolare quindi gli applausi al “ciellino coperto” Matteo Renzi e, nelle stesse ore, un po’ di sana repressione agli aquilani incazzati. Temo che il premier sappia poco (come di tante altre realtà che appartengono alla categoria della politica) di ricorsività tra repressione e re-azione, che, a volte, possono far rima, nei paesi seri, con “rivoluzione”.

Oreste Grani/Leo Rugens