Dall’uomo (Franco Gabrielli) che fece fuori, al SISDE, il dottor Giulini, ci aspettiamo qualcosa all’altezza della sua fama

Franco Gabrielli

Il Prefetto Franco Gabrielli, prima di essere il “raddrizzatore” della Concordia e ora il “commissario” preposto a badare a Marino e agi altri inadeguati che lo affiancano in giunta, si è meritato più di un encomio affrontando, con perizia, le vicende che rappresentano – sostanzialmente – la storia della Repubblica degli ultimi 30 anni. Gabrielli è stato un poliziotto di qualità ed in particolare va ricordata la sua esperienza come direttore del SISDE, cioè il servizio segreto “civile” che istituzionalmente si interessa di questioni “interne” allo Stato. Senza voler insinuare nulla (lo dico con rispetto del signor prefetto che considero persona onesta) Gabrielli sa, per motivi di servizio, i cazzi di quasi tutti i politici e gli imprenditori con cui avrà a che fare durante la fase ultima della carriera che lo aspetta. Gabrielli, in particolare, dovrebbe sapere chi e perché ha voluto fortissimamente Gianni Alemanno a sindaco della Città eterna. E come tutti i bravi poliziotti dovrebbe tenerne conto di questa relazione pericolosa che non gli può non essere nota. Così come dovrebbe, memore degli studi fatti, saper scegliere, tra i tanti moventi, quelli che hanno spinto ad agire i protagonisti della vicenda “Roma Mafiosa”. Senza questo quadro di riferimento (chi a voluto chi e perché, consentendo che Carminati divenisse Carminati) anche un onesto e valente personaggio come Franco Gabrielli potrebbe dimostrarsi inadeguato allo shangai romano.

Se Gabrielli non servisse a trovare i veri pupari di questo schifo (scoperchiando i tombini di ghisa dalle fogne romane potrebbero uscire perfino colleghi di Gabrielli che sapendo chi fosse in realtà Massimo Carminati lo hanno volutamente fatto crescere per utilizzarlo al momento opportuno per le più diverse evenienze) dovremmo pensare (nella patria di Giulio Andreotti è lecito pensare male) che la nomina di queste ore sia in realtà una foglia di fico posta a coprire l’oscenità della cloaca romana e, soprattutto, perché il M5S non possa irrompere a “cadavere caldo” sulla scena del crimine, scoprire l’assassino e vincere  le elezioni. La nomina di Gabrielli quindi è un’occasione da non perdere ricordando che l’allora direttore del Sisde mandò a casa, denunciandolo alla Procura della Repubblica di Roma, il famoso dottor Giulini che aveva saccheggiato  le casse del servizio segreto dove tutti sapevano però che non pochi dirigenti passavano il loro tempo a rubare con il trucco del piè di lista inventato proprio da Giulini. Gabrielli manda a casa tutti quelli che invece di pensare alla Sicurezza nazionale passavano il tempo a costruire motivi per farsi rimborsare spese mai sostenute e a moltiplicare gli anticipi per missioni mai disposte e mai effettuate.

Giulini, grazie a Gabrielli, viene beccato e vengono passate al setaccio le note spese relative alla cassa riservata del ROC consistente in un milione di euro l’anno. Tenete conto che su un milione di disponibilità Giulini viene trovato con 170.000,00 in contanti su un suo conto personale. Quelli li deve restituire seduta stante riservandosi di versare a rate gli altri (altre centinaia di migliaia di euro) che si appura essersi rubato. Per darvi l’idea della dimensione del saccheggio della cosa pubblica (quella che trovate sempre menzionata nei riferimenti che questo marginale e ininfluente blog fa) le cifre di cui parliamo e che poterono essere contestate al “cassiere” infedele riguardavano solo un’anno di contabilità perché, per legge della Repubblica, la contabilità del Servizio finiva nel tritacarte ogni fine anno. Che pacchia, mortacci vostri, soprattutto pensando ai cittadini coglioni che devono rispondere per anni e anni di tutto quello che hanno prodotto e consumato. Avete capito bene? A fine anno, tutto nel cesso. Parliamo di gente che non faceva un cazzo, facendo finta di garantire la sicurezza del Paese. Parliamo di gente e che oltre allo stipendio lautissimo e alle oscene indennità di cravatta, si sentiva autorizzata a rubare tutto il possibile. Sui muri delle città argentine, negli anni ’50, alcuni sostenitori peronisti scrivevano: “La vita per Peron. Ruba, ma fa”. Questi rubavano ma non facevano nulla. Anzi può essere che mentre studiavano come organizzare false operazioni di intelligence tradissero anche gli interessi del datore di lavoro cioè la Repubblica Italiana.

Proviamo a non dimenticare chi ha fatto cosa, quando, con quali silenzi complici prima di buttare tutto nel calderone della “mafiosità”. Bene, Franco Gabrielli, nominato inaspettatamente (per motivi difficili da spiegare in questo post) a dirigere il Sisde (subentrò al gen. Mario Mori), all’epoca, fece piazza pulita. Servì a poco (poi vedremo un giorno perché) ma la fece. Rimaniamo in rispettosa attesa del repulisti al Comune di Roma e dintorni.

Oreste Grani/Leo Rugens


CORRUZIONE! “L’INFALLIBILE METODO DEL DOTTOR GIULINI” OVVERO PERCHÉ INSISTO CHE AL COPASIR VADA UN ONESTO ESPONENTE DEL M5S

“Grazie a un decreto del 2009, le procedure per la stipula di contratti di appalti di lavori e forniture di beni e servizi del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (Dis), dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (Aise) e dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (Aisi), così come l’individuazione dei lavori delle forniture e dei servizi, possono essere effettuati in economia o a trattativa privata sino alla soglia di un milione di euro. Ed è proprio grazie a queste deroghe che i servizi segreti sono a rischio truffa e corruzione. La variazione normativa del 2007, quindi, non è stata sufficiente a mettere al riparo il sistema dalle tentazioni di funzionari infedeli. 

E dire che soltanto qualche mese prima dell’approvazione della riforma del 2007, l’allora direttore dei servizi civili, Franco Gabrielli, si era presentato alla Procura della Repubblica di Roma per denunciare il cassiere di una divisione dell’intelligence. È il cosiddetto «metodo del dottor Giulini», dal nome del dirigente dell’allora Sisde scoperto con le mani nel sacco.

La storia viene ricostruita da Carlo Bonini per «Repubblica», nel luglio del 2007. Gabrielli si era insediato al Sisde nella seconda metà di dicembre dell’anno precedente e aveva preso il posto del generale Mori, che aveva guidato l’intelligence civile per cinque anni. Gabrielli, racconta Bonini, «ficca il naso nelle routine mummificate di ogni ufficio. Impone, nello stupore generale, la regola per la quale le “missioni” come anche il denaro erogato per ogni voce di spesa (dai compensi alle fonti, alle “trasferte”, all’acquisto di materiali) non solo vengano giustificati, ma abbiano anche un budget iniziale sottoposto alla sua firma. Cancella, insomma, trasferte senza nullaosta preventivo e rimborsi “a piè di lista”. Squarcia il velo di un segreto furbo che con la sicurezza nazionale ha poco a che vedere, ma molto ha a che fare con la rapacità di qualche funzionario».

Anche i conti dell’ufficio diretto da Giulini, responsabile amministrativo del Roc, il reparto dedicato alle attività di informazione sul crimine organizzato creato da Mori nel 2002 sulla falsariga del Ros (il reparto operativo speciale dell’arma dei Carabinieri), vengono passati al setaccio. A febbraio del 2007 Gabrielli avvia l’indagine interna e Giulini viene rimosso dall’incarico. È uno dei cinque funzionari sottoposti a procedimento disciplinare. Oltre a loro finisce sotto inchiesta interna anche Giuseppe De Donno, fedelissimo di Mori. Il generale l’aveva portato con sé per affidargli il ruolo di capo di gabinetto. Giulini, riporta Bonini sulle colonne di «Repubblica», «usa un sistema vecchio come il cucco. Lavora a mano libera sui “fogli di viaggio” e sugli “anticipi di missione”. Spesso duplica i primi. Allegramente gonfia i secondi. Inquesto modo, per ogni euro effettivamente speso dal servizio, ne risultano almeno il doppio usciti dalla cassa. La differenza, in con tanti, è tutta per lui (forse). O (forse) da dividere con chi conosce il trucco e gli regge il gioco.

Quando i conti non quadrano, quando cioè le carte false non riescono a coprire i buchi che si aprono nella cassa, Giulini “copre” con “anticipi” per missioni mai disposte e mai effettuate». Il responsabile del reparto aveva a disposizione la cassa riservata del Roc: un milione di euro all’anno, da spendere in tranche trimestrali da 250 mila euro.

Giulini finisce nel registro degli indagati. Nel mese di giugno, il «cassiere» infedele restituisce al servizio parte del bottino: 170 mila euro in contanti, impegnandosi a restituire in pochi mesi il resto del denaro sottratto. Ma a Giulini i magistrati possono contestare soltanto i danni causati in quell’anno. Ogni 31 dicembre, la contabilità relativa agli anni precedenti finisce nel tritacarte. Come prevede la legge.”

Con questo post, proseguo nell’attività di sostegno promessa e offerta ai giovani “inesperti”(?) deputati e senatori del MoVimento 5 Stelle. Con questo, appena descritto,  “paradosso di furbizia italiana”, ribadisco la mia opinione che alla presidenza del Copasir  debba andare un onesto esponente del M5S. Come vedo che anche Giuseppe Grillo ritiene opportuno e come, invece, Lamberto Dini, e quelli come lui, temono. Questo brano è stato scritto saccheggiando le documentate affermazioni degli attendibili, mai smentiti, su questo argomento, Carlo Bonini di Repubblica e Piero Messina autore de “Il cuore nero dei Servizi”.

Oreste Grani