Il senatore Stefano Esposito ha deciso che deve scorrere il sangue a Roma

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Chi sia il senatore Stefano Esposito è descritto sapientemente dalle sue posizioni sulla validità della Tav piemontese e dalla sua epocale attività nel Senato della Repubblica con gli infiniti benefici che tale attività ha determinato per la sicurezza che ne deriva per il Popolo italiano: i No-Tav in galera e l’Italia prospera in serenità!

Perché qualcuno lo abbia scelto a ragionare dei trasporti romani e del bus 64 (Stazione Termini- Città del Vaticano) rimarrà – fino a prova contraria – un mistero.

Che sia uno che come stile di vita e come interprete del mandato politico “cerchi rogna” è dato dal fatto che sull’erario pesano da anni i costi della protezione h 24 della sua augusta persona perché non è riuscito a mordersi la lingua quando era opportuno non dire stupidaggini sulla assoluta necessità che i treni volassero. Non gli asini. Solo i treni.

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Bisognerebbe trovare quel testa di cazzo che lo minaccia da anni e dargli un carico di botte. Se esiste.

Ieri, per non sapere ne leggere ne scrivere e per farsi amare dall’80% dei tifosi di calcio residenti a Roma, Esposito (con quel cognome) si è esposto ad un pericolo senza limiti, continuando a mostrare una natura masochista, insultando non solo Roma ma …”la Roma”. Cioè la Magica. Cioè uno degli ultimi motivi per cui (novella Bartali del ’48 in maglia gialla permanente!) non scoppia una rivolta di popolo al giorno in questa città candidata al Nobel per la Pace tanto si mostra paziente e tollerante nei confronti delle classi s-dirigenti che per anni l’hanno saccheggiata profanandola e ripetutamente (femmina bellissima quale è) sodomizzata.

Ma questo c’è o ci fa?

Esposito è l’ennesimo zuzzerellone che compare in questa vicenda straziante della Capitale città ormai senza capo ne coda. E non perché Esposito sia di Torino. Ernesto Nathan, il sindaco ebreo-massone, era di Londra ma rimase famoso per aver coniato l’espressione “non c’è trippa per i gatti” e per aver fatta onesta e bella la Capitale di Italia da poco liberata dai bersaglieri e dal Papato. Ma questo Esposito cosa vuole?

Se anche il super tollerante, ragazzo per bene, politico avveduto Luigi di Majo comincia ad evocare un gesto complesso come “la necessaria presa della Bastiglia” per sbloccare la situazione paradossale di Roma, forse si deve interdire (il Prefetto Gabrielli che di terroristi e di eversori se ne intende agisse quanto prima) l’attuale assessore al traffico accellerando così la fine di questa farsa prima che finisca in tragedia.

Oreste Grani/Leo Rugens


MINESTRARI SPACCIATI PER ATLETI, PERACOTTARI COMPRATI A PESO D’ORO, NON VI PREOCCUPATE, A SETTEMBRE SI AGGIUSTA TUTTO. L’ITALIA È PIENA DI COGLIONI IMMEMORI

Togliatti Agnelli001

Ho atteso con pazienza che l’arbitro fischiasse la fine della penosa, costosissima, spedizione dei bamboccioni strapagati, stracoccolati che alcuni si ostinano a definire atleti, per ri-pubblicare il post scritto nel lontano 28 novembre 2012. Leggete, e cortesemente datemi atto della lungimiranza. Inoltre, questa sera, non posso esimermi, dopo aver invocato che venissero tolti gli appannaggi alle spie accertate al servizio di paesi terzi (vedi Giuliano Ferrara o Ilona Staller), in tempi così bui dove imprenditori si sono uccisi per le poche migliaia di euro che, dopo una vita di sacrifici e di investimenti fatti, gli venivano negati dalle varie Unicredit (che invece foraggiano il Calcio) dal chiedere di sapere quanto questi scalzacani definiti atleti, eroi, gladiatori, fuoriclasse sono pronti a consegnare (scelgo a caso) alla Caritas per sfamare povera gente che dignitosamente si mette in fila per una minestra. A Roma, quelli come voi, si chiamano “minestrari ” e “minestrari” siete  tutti, con Prandelli, inetta e incompetente guida, a sua volta coperto e foraggiato, da troppi anni, dall’inutile presidente della Repubblica delle banane calciocratiche, Giancarlo Abete. Comunque, se non lo sapete, ve lo dico io come fare: siete nel paese giusto, il Brasile, per dimenticare l’umiliazioni se le provate. Basta avere la grana che non vi dovrebbe mancare. Vi basterà, infatti, chiedere al portiere d’albergo e troverete pronti diversivi per tutti i gusti e tutte le misure. Sono gli italianetti che qui rimangono afflitti perché, come è certo, non avendo mai letto gli scritti di Don Milani, non capiscono cosa sia successo. E fra calciocrazia e partitocrazia non sanno più a chi dare i resti.

Leo Rugens

 

COS’HA FATTO IERI LA JUVE? […] E TU PRETENDI DI FARE LA RIVOLUZIONE SENZA SAPERE I RISULTATI DELLA JUVE?

28 novembre 2012

1948 Le origini della calciocrazia. Gli juventini Agnelli e Togliatti uniti nella lotta… per lo scudetto. Aneddoto: un giorno Togliatti chiese a Pietro Secchia: Cos’ha fatto ieri la Juve? […] E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?

A metà degli anni Cinquanta un giovane prete toscano, don Lorenzo Milani, il futuro autore di Lettera a una professoressa, rifletteva sulle sue esperienze pastorali.

Ecco quanto affermava a proposito del tifo sportivo: Quando si assiste in certi ambienti (nella corriera o in un treno operaio, in piazza, al bar ecc.) a certe discussioni scalmanate, interminabili, quotidiane, sempre uguali, su corridori ecc. e si vede luccicare a molte accaldate mani l’anello matrimoniale, non è possibile non pensare che ognuno dei possessori di quelle mani e di quegli anelli non abbia a casa sua o in officina (e quindi in cuore) molte e molto più gravi preoccupazioni e passioni. Perché dunque fingono questa passione come se fosse la prima e l’ultima della loro vita? Perché urlano il nome e le glorie del loro favorito pedalatore con la stessa disperata foga con cui dovrebbero urlare alla moglie: “Non mi tradire”, al figlio: “Studia, lavora, sii sano”, al datore di lavoro e al governo: “Non mi calpestare”?

Perché l’uomo è fatto così: è soggetto alle sue passioni fino alle illogicità più inaspettate. Sì, infatti, se corressero donne, l’accapigliarsi per loro sarebbe deprecabile, ma compatibile. Ma che maschi debbano scalmanarsi per maschi con cui non hanno nulla in comune e che non lavorano per loro, questo io non lo intendo, e son sicuro che il motivo non è intrinseco, ma estrinseco. È cioè la paura di restare in un cantuccio, di non essere al pari degli altri, di non essere immersi nella conversazione degli altri, protetti dalla conversazione degli altri, dalla parità con gli altri. Disperazione di disperati che non hanno altra ricchezza interiore.

Il presidente del Bologna, Renato Dall'Ara muore tra le braccia di Angelo Moratti, presidente dell'Inter negli uffici della Lega calcio mentre si discuteva sulla partita decisiva per la designazione dello scudetto fra Inter e Bologna del 1964

Un buon motivo per morire? Incredibile ma vero

Tra ciclisti drogati e calciatori frodatori del loro pubblico, come dice Don Milani, rimane solo la disperazione di tifosi disperati che non hanno altra ricchezza interiore.

L’estremismo di Don Milani può anche scandalizzare qualcuno, ma sicuramente spinge a ragionare anche chi non aderisce a questo pensiero all’apparenza eccessivo.

Oreste Grani

 

Don Milani

Don Milani

 


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