Nel web – senza sosta apparente – si riscontra un grande interesse per il “mestiere di agente segreto”

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Non c’è giorno che decine di lettori curiosi non arrivino a questo marginale ed ininfluente blog a chiedere “quanto si guadagna nei servizi segreti?” e “come si viene assunti nell’Aise o nell’Aisi?”. Rarissimo che qualcuno si ponga il problema di come, cosa, quanto, dove, perché si studi per divenire un “operatore di intelligence”, come preferirei che gli aspiranti scegliessero di chiamarsi.

Chi dovesse infatti riuscire ad essere assunto a conclusione del processo formativo (che invece si entri, in modo prevalente, nei servizi per cooptazione a seguito di raccomandazioni è un’altra storia di cui vi abbiamo già parlato) dovrà (o dovrebbe) essere in grado di  ricercare, acquisire ed elaborare informazioni utilizzando sia la rete che qualunque altra fonte aperta disponibile; costruire scenari complessi, superando in ottica transdisciplinare i filoni informativi e  interpretativi di natura disciplinare; decostruire uno scenario complesso nei suoi filoni informativi e interpretativi; risalire da un microfenomeno al macrofenomeno che lo ingloba; trattare le trappole antinomiche e superarle in una costruzione più evoluta, di natura transdisciplinare; pensare come l’ ‘Altro’ e produrre elementi informativi utili per la concezione di programmi di sensibilizzazione (o di contrasto) a movimenti sociali, nazionali o internazionali; verificare la ‘validità interna’ e la ‘validità esterna’ di uno scenario; presentare e sostenere la validità di uno scenario corretto; costruire una falsa interpretazione di uno scenario corretto; costruire una falsa validità per uno scenario errato; svelare la falsa validità di uno scenario errato; formulare proiezioni di fenomeni o problemi, in ottica transdisciplinare, a 10 e a 20 anni nei diversi ambiti di intelligence (sociale, finanziario, tecnologico, economico, politico, militare ecc.) indicando le fonti informative utilizzate, il processo di acquisizione e il loro grado di attendibilità, nonché il metodo proiettivo utilizzato.

Questo target formativo non mi risulta essere oggi quello previsto nelle “scuole” dove il selezionato/fortunato va a studiare secondo i percorsi canonici previsti dalle nostre super qualificate istituzioni ma quello che viceversa e presuntuosamente da anni ritengo debba essere il crogiolo alchemico transdisciplinare dentro cui va immerso (tenendolo prudentemente per un tallone!) il cittadino/a che aspira a servire la Patria cercando nella realtà ciò che c’è e non si vede e imparando a farlo senza attaccare l’asino dove il padrone (comandante/direttore di turno) vuole.

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E’ un percorso cazzuto, che richiederebbe anni di dedizione e maestri preparati a loro volta in processi formativi che sappessero rifiutare l’approccio parcellizzato e disciplinare.

Quest’ultimo è il problema dei problemi perché è raro trovare, “nell’ambiente”, docenti che a loro volta siano ferrati nell’affrontare fenomeni – o problemi – in un’ottica transdiciplinare. Difficilissimo trovare formatori capaci a loro volta di avvicinarsi ai fenomeni complessi nella loro totalità e non facendo affidamento sulle singole discipline.

Arrivare ad essere in grado di non affermare che in Libia, in Tunisia, in Egitto, in Siria va tutto bene perché lo si è orecchiato o perché, così dicendo, si ritiene di far piacere al “padrone/padrino di turno non è capacità che si improvvisa o che possa essere infusa per volontà divina.

Non credo che esista compito più impegnativo che guardare le spalle alla Repubblica e al popolo sovrano.

Ad oggi i limiti di questo processo formativo (preceduto e accompagnato dalla rimozione dei fondamentali principi che fanno della meritocrazia l’arma strategica dei migliori “servizi di intelligence” del Mondo) sono sotto gli occhi di tutti i valutatori in buona fede ed ad elencare le cadute di efficienza e le inadeguatezze di questi ambienti formalmente votati alla sicurezza, non si farà mai giorno.

Oltre tutto l’ora è grave e dover assistere (impotente perché così sono ridotto) a che il Pentagono ci debba annunciare che “prima di venti anni il fenomeno delle ondate di profughi e disperati di vario tipo non si potrà risolvere ” è straziante per la nostra personale intelligenza e ritengo anche per chi avrebbe potuto dare una mano perché tutto questo non accadesse.

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Perché dobbiamo oggi silenti assistere al sacrificio di migliaia di persone sofferenti fino alla morte per annegamento (tenete conto che – ad esempio – il soffocamento da acqua è una vera e propria tortura) quando avremmo potuto, per primi al mondo, quando nessuno ci aveva ancora messo la testa sopra, indicare le vie della prevenzione (almeno quella logistica ed organizzativa) prevista nel Progetto/piano consegnato nella persona del dott. Ansoino Andreassi, allora alto dirigente del Ministero dell’Interno, sotto la denominazione profetica “verranno anche a nuoto”?

Fin che vivo voglio continuare ad affermare che tutto quello che accade non solo era stato previsto ma la prova di questa sensibilità anticipatrice giace negli archivi di Stato dopo che i contenuti dell’elaborato furono considerati “non prioritari” dall’intelligence (stupida e criminale) dell’epoca.

Visti i danni che tale rifiuto (“ottimo ma i soldi li destiniamo ad altra priorità e ci scusiamo con gli estensori della proposta”) ha fatto all’erario e alla collettività (oltre alle infinite sofferenze che ha innescato) andrebbe rintracciata la catena di comando che all’epoca impedì ad Andreassi di avviare il percorso virtuoso.

In questo caso non posso mostrare (fatto rarissimo avendo io, viceversa, un archivio cartaceo a supporto di ogni mia affermazione impegnativa) perché il progetto nella sua veste elettronica (l’originale fu consegnato al Ministero) è rimasto nelle mani di tale Jaro Novak che solo potrebbe oggi decidere di mostrarlo qualora fosse ancora lui vivo e il file nelle sue disponibilità. Questo è un appello ad un gesto civile (rendere pubblico almeno l’indice di quel ragionamento intelligente e strategico) che affido al mare magnum della rete nella speranza che arrivi fino a Novak e che lo stesso senta nostalgia di quel periodo fertile e gratitudine per l’aiuto che da me ricevette perché sua moglie fosse assunta come infermiera a tempo indeterminato nel delicatissimo sito di Fiumicino pur essendo la signora una ex terrorista già compagna di vita di un brigatista del livello di Antonio Marini. Valutai che  era meglio mettere in un posto così delicato una, ormai pentita, ma che di adrenalina ci si era già nutrita e che  ormai madre di due splendidi bambini non avrebbe mai morso la mano della Repubblica  che l’aveva intelligentemente perdonata. Altro che ingaglioffarsi con Pio Pompa come trovai il Novak in “Meridiani e Paralleli”, società soccorsa finanziariamente e partecipata dalla Tecnark spa, società appunto inquinata, all’epoca da personaggi alla Pompa. Anche l’altro autore del ragionamento profetico, Antonio de Martini (gli estensori in realtà eravamo noi tre ma la persona in contatto con Andreassi  – su questo tema – era il solo  Novak) non ha traccia del documento.

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Insisto su questo punto non per una inutile vanità personale (anche se con quello che non pochi pezzi di merda, nel tempo, hanno saputo dire del sottoscritto, sarebbe anche giusto che mi togliessi qualche soddisfazione) ma perché quel documento è un tipico materiale da insegnamento per mostrare, in aula, agli allievi aspiranti “agenti segreti” come non non non non si deve fare se si vuole servire la Repubblica.

Repubblica che rifiutandoci quei 600 milioni di vecchie lire (quella era la richiesta per avviare il progetto “Verranno anche a nuoto”) oggi ne spende altrettanti, in euro, ma… al giorno.

Se ci avessero ascoltati oggi gli incassi non li farebbero gli esponenti delinquenziali detti scafisti e della partitocrazia siciliana alleati (vedi il centro CARA di Mineo), ne tanto meno i Buzzi e i Carminati ma, legittimamente, in modo razionale, sicuro ed organizzato, le istituzioni repubblicane.

Quella che oggi sento vaniloquiare come soluzione (ormai troppo tardi per essere praticata) l’avevano già proposta 17 anni fa, Novak-De Martini-Grani.

Il rifiuto fu per ignoranza (proponevamo l’uso di internet e molti nei servizi non sapevano allora neanche cosa fosse) o per malafede? Il fine era mestare nel torbido, lavorare nelle tenebre, mantenere tutto nel disordine perché così si portavano a casa i piccioli? Così potrebbe essere stato loro si “strategici” nel loro tradimento alla Repubblica .

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“A casa” i piccioli ma non nelle bare, in cui tutti, prima o poi, dovete finire.

Nelle bare che – come sapete – non hanno le tasche. Magra consolazione la mia, ma consolazione.

Voi chiedete “Quanto si guadagna nei servizi segreti?” e con calcoli ben fatti potreste anche venirlo a sapere. Poco o tantissimo a seconda di cosa volete farne “dell’arte del saper dire di no” una volta che foste riusciti ad apprenderla.

Oreste Grani sempre più incazzato con quelli che si fermano a leggere le prime righe che mi riguardano nel web e, così facendo, non vengono mai a sapere chi io sia stato o sia ancora in realtà.