È imminente la cattura di Matteo Messina Denaro?

Siamo nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2016 e troppe cose che accadono mi tolgono il sonno già normalmente. Nel web, pochi minuti addietro, qualcuno ha digitato  una domanda che lo ha portato dritto dritto al nostro blog: “la cattura di Matteo Messina Denaro”. La cattura non c’è mai stata e quindi mi sono chiesto se per caso qualcuno stesse facendo filtrare qualcosa.

Se fosse stata formulata come una vera e propria domanda avrei risposto:

Focarello, focarello… ci giocavate, da ragazzini, ad “Acqua e fuoco”?

Focarello, focarello e lo dico grazie a quella parte di me che ancora cerca l’acqua  rabdomanticamente.

Chissà se ci prendo anche questa volta o sono ormai solo insonne per l’età e i malanni?

Oreste Grani/Leo Rugens

Matteo Messina Denaro

28 settembre 2015

Antonio D’Ali Staiti, chi era costui? Poche decine di navigatori indefessi e ultra informati, ritengo, siano in grado di rispondere a questa domandina facile, facile.

Il D’Ali Staiti fu il primo datore di lavoro del famosissimo capo mafia, Matteo Messina Denaro. E allora, direte voi, che c’entra? Dove vuoi andare a parare con questo ricordo? Non so “dove”, altrimenti sarei più chiaro e mi guadagnerei la congrua taglia per l’arresto del latitante più ricercato d’Italia. Questo che ho citato è solo un tenue ricordo di un possibile legame tra ambienti che sono stati potentissimi in Italia (e non solo!) quali quelli a cui era affiliato D’Ali Staiti (P2) e Messina Denaro quando era solo “picciotto” e, certamente, non, ancora, “uomo d’onore”. Da qualche tempo se ne parla molto (troppo?), da mane a sera, di questo inafferrabile pericolosissimo mafioso. Ieri, in televisione, ne ho sentito tracciare, ancora una volta, un profilo psicologico che lo descrive – sostanzialmente – come un criminale anaffettivo. Come dovrebbe essere uno che indicate come il “Capo di Cosa Nostra” o quel qualcosa che ancora così può essere definita?

spaccanapoli

La Mafia toglie la vita tutti i giorni a chi non gli serve o la disturba nelle sue strategie. Che affetti dovrebbe avere uno che comanda sui mafiosi che tolgono la vita a chi non gli serve o li disturba nelle loro strategie di potere e di “denaro”? La Mafia (intendendo le  varie articolazioni) con le sue attività quotidiane (alimentare l’usura e l’estorsioni, rifornire di droga gli assuntori, far sparire i rifiuti tossici, favorire il traffico delle armi, sorvegliare e garantire la “libera” circolazione degli schiavi per le necessarie attività agricole o di prostituzione, controllare che gli appalti diano gettito e lavoro agli “amici”, produrre articoli indistinguibili dagli originali, far giocare d’azzardo tutti i gonzi della Repubblica, rianimare il contrabbando di sigarette che sembrava ormai agonizzante) è un luogo articolato a macchia di leopardo (ma, attenti, dentro alla pelle, sotto ogni macchia, ci sono nervi e muscoli che poi alla fine fanno il tessuto connettivo di una sola belva feroce) che, da secoli, contrasta lo Stato legittimo e le aspirazioni dei suoi cittadini intelligenti e onesti. Basti solo pensare alla Camorra che già nel 1820 prende la forma della “Bella Società Riformata” costituendosi ufficialmente nella chiesa di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana a Napoli e, dopo un periodo di libera attività di “prova”, si da un “frieno” (statuto), nel 1842, di 26 articoli che stabiliscono le strutture e le regole fondamentali del comportamento della Camorra. Gente seria, gente di “legge” e d’ordine. Non a caso, lo Stato, carente e senza un suo pensiero strategico (borboni o altro successivamente), da allora, ciclicamente, ci fa alleanza con questa gente “seria” e delega alla “Camorra” (nelle sue diverse articolazioni e metamorfosi) la soluzione dei problemi per lui, imbelle e senza cultura propria, insolubili. Oggi ritengo, ad esempio che, sia pur con atteggiamenti di complicità lontanissimi da quella di altri tempi (da Don Liborio Romano fino al “caso Cirillo/Senzani”) non pochi problematiche implicite nella grave crisi economica e finanziaria che pur avendo superato l’acme, ci riserva radicali conseguenze proiettate su un avvenire di un mondo trasmutato con la conseguente incertezza del posto di lavoro, il perdurare di un alto costo della vita non percepito dagli indicatori di controllo; la povertà incombente (ormai arrivata!) su larghe fasce del ceto medio; la vacuità politica caratterizzata da confusione e da continui fenomeni corruttivi; il permanente assillo (ora enfatizzato all’ennesima potenza!) dell’invasione clandestina, vengono, “sostanzialmente”, in un “tacito accordo”, delegate alle capacità dirigenziali e creative della criminalità.

A prescindere dall’ottimo e volenteroso Luigi De Magistris.

Djerba-Explore

Ma ci siamo dimenticati che negli anni sessanta-settanta, nel disinteresse “voluto” dello Stato, la Camorra si internazionalizza con il contrabbando del tabacco e mette su un’azienda di import-export che raggiunge rapidamente i 5.000 dipendenti, con una flotta di centinaia di scafi con cui andare e venire, a piacimento, tra le coste nostrane e quelle albanesi/jugoslave?

Ma ci siamo dimenticati che mentre questo accadeva e Napoli (criminale) diveniva la “Fiat del Sud”, delle vere teste di cazzo prendevano la stupefacente decisione di trasferire a domicilio coatto nel territorio napoletano molti capi della Mafia siciliana che, così facendo favorirono, superata “intelligentemente” la storica incompatibilità di modus operandi delle due organizzazione criminose, i “mafiosi/camorristi” perché stringessero strategiche alleanze, cui partecipano anche i marsigliesi ed una melting pot di tunisini, marocchini, algerini e nord africani in generale? Legami profondi tra gente che oggi, se non è morta, potrebbe avere ancora fiducia reciproca tanto forte da consentire una latitanza complessa e prolungata come quella di Matteo Messina Denaro.

Avete visto come l’ho presa alla lontana per dire la mia rispetto alla “pesca miracolosa” della caccia al latitante più ricercato d’Italia?

Matteo Denaro, potrebbe essere nelle campagne siciliane (spopolate di notte) ma vigilatissime (ogni faccia estranea viene segnalata con immediatezza) di giorno. Sarebbe costretto ad una brutta vita che non sembra aggradi al nostro), oppure potrebbe essere in uno dei tanti territori/luoghi confortevoli nord africani protetto (per molto “denaro”) dai reduci di quegli anni d’oro della criminalità mediterranea a cui ho fatto riferimento. Se lo trovano da quelle parti la cattura sarà dovuta al grande cambiamento provocato dalle “primavere arabe”. Vi sembra poco? Forse era lì, da anni, al sicuro, in una località, in fin dei conti, vicino alla sua Sicilia e ben coccolato. Ora che, da quelle parti, le intelligence di mezzo mondo, cercano quei cattivoni dell’ISIS, la situazione potrebbe essersi fatta pesante e il nostro gagglioffo potrebbe essere stato costretto a rientrare. La sua cattura si fa vicina per questo, grazie quindi al sommovimento geopolitico. Così mi sono sognato che potrebbe essere.

Oreste Grani/Leo Rugens individuo  sempre più da non frequentare e liberamente, viceversa, gratuitamente, poter diffamare

tunisi

Post scrittum:

vi rendete conto che in questo Paese nessuno, neanche con una tesi di laurea in legge, si pone il problema di chi fece trasferire, in quegli anni ’70, i mafiosi al domicilio coatto in giro per l’Italia ed in particolare nella patria della Camorra? Vi rendete conto che quei signori sono andati in pensione con il massimo della retribuzione come capita, per legge, a tutti i magistrati e se sono ancora vivi la percepiscono alla faccia vostra?

È capitato anche a quelli che, qualche anno dopo, fecero arrestare il liberale Enzo Tortora indicandolo come un perno della criminalità camorristica!

Meditate gente, meditate e soprattutto chiedetevi come faccia, da troppi anni, Matteo Messina Denaro a farla “franca”.