Dorina Bianchi in coppia con Angelino Alfano (calabresi e siciliani uniti nella lotta) riesumano il Progetto del Ponte sullo Stretto

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OGGI 28 GENNAIO 2016 DORINA BIANCHI HA RISCOSSO LA CAMBIALE DEGLI ACCORDI CON ANGELINO ALFANO. DOPO AVER GIRATO TUTTO IL CIRCO BARNUM DELLA PARTITOCRAZIA DA DOMANI SARA’ SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA …SANITARIA PERCHE’ E’ DOVEROSO RICORDARLO LA BIANCHI E’ LAUREATA IN MEDICINA. COME ALESSANDRA MUSSOLINI.  UN’ALTRA NEMICA/O DI LEO RUGENS FA CARRIERA. COME SI DICEVA: TANTI NEMICI ,TANTO ONORE.

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Finalmente sappiamo perché Dorina Bianchi (calabrese) ronza, quotidianamente, intorno ad Angelino Alfano (siciliano): hanno intenzione di unire (e così salvare) le loro fortune politiche grazie al Ponte sullo Stretto!

Dopo la notizia fatta trapelare ieri, quelli che in Calabria e in Sicilia, solitamente, vincono (si fa per dire) i sub-appalti legati alle infrastrutture, risultano, ai ben informati, aver brindato! Strano che “la palla” infrastrutturale l’alzino due che dovrebbero sapere, per mestiere e tradizione culturale, che il pericolo (certezza!) è che Mafia e ‘Ndrangheta si pappino tutto.

Alfano fa il Ministro dell’Interno e Dorina Bianchi è, per sua ammissione quando consigliò i miei collaboratori a prendere le distanze dal sottoscritto, una ben informata da ambienti riconducibili ai Servizi Segreti. Che si trattasse di Farina, Pompa, Pollari o altri sconosciuti che tali lei volle che rimanessero.

Quindi un asse irreprensibile siculo-calabrese, sembra rilanciare la bizzarria o meglio l’opportunità strategica per la criminalità.

Dire che il Mondo è capovolto ormai è una banalità che esprimo da vecchio logorroico rincoglionito.

Pino Soriero

Pino Soriero

Circa 20 anni addietro, fu Giuseppe (Pino) Soriero, già dirigente del glorioso Partito Comunista Italiano (nazionale e calabrese), nella veste di Sottosegretario ai Trasporti nel Governo Prodi del ’96, a spingere per la realizzazione del Ponte, dopo aver fatto molto per lo sviluppo della ridente cittadina di Gioia Tauro (porto ed altro!), così come oggi la conosciamo. Per iniziativa di Soriero, il porto fu addirittura taumaturgicamente “liberato” da un’ipotesi di interferenze ‘ndranghetiste con una cerimonia di esorcismo rappresentata da un affollatissimo concerto svolto in quella località nevralgica dal mitico bolognese Lucio Dalla.

Dalla, con baschetto guerrigliero, come tutti sapete, non bastò però a preservare quelle terre dagli appetiti criminali: ancora oggi, da e per Gioia Tauro, passa di tutto (armi, droga, rifiuti tossici) tranne il flusso di attività legali capaci di far lasciare l’ultimo posto in classifica (in Europa!) a quella fiera regione che meriterebbe altra classe dirigente ed altre strategie. Ora qualcuno ci vuole riprovare (ma perché?) con il Ponte, grazie alla neo costituita coppia meridionalista Alfano-Bianchi.

La Bianchi, come forse sapete, è stata “anche” compagna di partito (prima di buttarsi a destra) di Pino Soriero.

La Bianchi è stata compagna di partito di tutto l’arco partitocratico. Tutti tranne del glorioso M5S!

Lombardi Satriani

Lombardi Satriani

Suggerisco, perciò, alla sempre elegante e informatissima senatrice, di chiedere consiglio proprio a Soriero sulle difficoltà che potrebbe incontrare nel tentativo di farsi promotrice di tale complesso business (Soriero visse sotto scorta per anni) e, con l’occasione, chiedere a lui (invece di credere al primo cantastorie di turno qualificatosi al “servizio dei Servizi”) chi io sia e cosa, per la legalità e la cultura, abbia fatto in Calabria, nella Locride e nelle Serre, in accordo con i pochi amministratori sani che si trovavano, all’epoca, da quelle parti. Colga l’occasione e chieda a Soriero (o a chiunque altro mi abbia visto operare in quelle terre difficilissime), se non ho sempre e solo servito la Repubblica nell’inutile tentativo di rafforzare quel Sud di qualità che ancora, ai miei tempi, esisteva e che poteva essere fatto emergere se solo si fosse fatto altro dal promuovere opportunità per la cantieristica criminale.

Walter Pedullà

Walter Pedullà

Come lei ora, inconsapevolmente, si prepara a fare! Potrebbe chiedere chi io in realtà sia al più grande antropologo italiano vivente (spero che lo sia ancora) Luigi Lombardi Satriani, o a Walter Pedullà, già presidente della Rai e casualmente mio “compare d’anello”, come dite dalle vostre parti; lo può chiedere al professor Francesco Malgeri, dell’Istituto don Sturzo e valente storico di vite di santi; allo scienziato di “cose calabresi”, professor Vito Teti; ad Antonio De Masi, già sindaco di Nardodipace dove ebbi l’onore di condurre in visita e in soggiorno di studio, Edgar Morin che spero lei sappia chi sia; così, in queste occasioni di approfondimento, può chiedere referenze sul sottoscritto ad Amnon Barzel critico d’arte israeliano ospite più volte delle nostre iniziative culturali e di “contrasto” in quelle terre che voi politici di professione, con i vostri silenzi ed inadeguatezze, avete reso inospitali e pericolose; può rivolgersi a Beppe Lopez (l’informatissimo fustigatore, tra l’altro, della casta del giornalismo italiano) che sempre mi sostenne e mi affiancò nelle iniziative di cui faccio cenno; per non citare l’irreprensibile Monsignor Bregantini che la mia struttura premiò, oltre 15 anni addietro, per la saggia e coraggiosa attività che il prelato svolgeva, rischiando la vita, proprio facendo benissimo (un papa Francesco ante litteram) il pastore degli ultimi e degli emigranti nella ostile e “mafiosissima” Locride, lui “montanaro” trentino. Oggi, monsignore è vicino – come pochi – proprio al lungimirante Bergoglio. Può chiedere al professor Armando Gnisci quanti atti illeciti mi ha visto compiere a Grotteria, dove svolgemmo un seminario in lingua italiana per giovani provenienti dal bacino mediterraneo. Tutti questi personaggi (mi limito ai nomi fatti e mi scuso per quelli che non cito), lo confesso, mi hanno solo sentito parlare di appalti per bituminare le coste calabresi, di cavi da tendere tra Scilla e Cariddi (ma avete idea di cosa provate a parlare? aspettate almeno che venga catturato Matteo Messina Denaro o si papperà tutto lui e i suoi ambienti di riferimento, cioè quasi tutta la Sicilia e Calabria!) e di come “fottere” lo Stato.

Francesco Malgeri

Francesco Malgeri

Come da anni fanno quei dilettanti dei vostri pluricondannati compagni (e camerati) di partito.

E’ lei che è stata in accordo (intendendo dire nelle stesse organizzazioni politiche) con i vari Genovese, Loiero, Scopelliti, Matacena, Saladino, Chiaravallotti, Dell’Utri, Cuffaro, no io. . Mi fermo perché non basterebbero gli elenchi telefonici di quando ero ragazzo che stampava l’Ilte di Torino controllata dal a lei noto Luigi Bisignani.  Come vede nomi scelti, rigorosamente, nel mazzo dei politici calabresi e siciliani. Un po’ di qua e in po’ di là. Come il Ponte sullo Stretto di Messina. Tratto di mare, come chi sa navigare insegna, insidioso e ricco di correnti. Correnti d’acqua salata e non partitocratiche di cui lei invece è grande conoscitrice e esperta navigatrice. Una vera e propria nave scuola della degenerazione partitocratica. Lo Stretto, le ricordo, a monito di quanto sarà erta la salita che pare voler intraprendere, Beppe Grillo lo ha attraversato ma a nuoto.

Vito Teti

Vito Teti

Sempre elegante Senatrice è lei che passando di fiore in fiore (intendendo quei luoghi di malaffare che sono notoriamente i partiti politici soprattutto nella sua Calabria)  ha frequentato tutti i pensatoi anti-democratici d’Italia. Non io che, nella mia vita civile, ho avuto solo due (onerose) iscrizioni: “Partito radicale” di Marco Pannella (un mare di soldi e di ore di attività volontaria) e “Giustizia e Libertà” (50 euro una tantum – ben spesi – il giorno della sua fondazione) di Sandra Bonsanti.

Lei, viceversa, ha fatto, da credente quale dice di essere, il giro delle Sette Chiese partitiche, solo incassando prebende e maturando, appena uscirà di scena (ma quando accadrà dal momento che già oggi rischia di diventare la più anziana – per numero di legislature fatte – parlamentare italiana?) un congruo vitalizio.

Mons. Bregantini

Mons. Bregantini

Lei è già molto ricca di famiglia in una poverissima Calabria e mi sarei aspettato che, cristianamente, sapesse rinunciare a qualche incassuccio a favore dei giovani disoccupati del suo collegio che ritengo siano tra i più numerosi d’Italia.

A tal proposito lei, in tantissimi anni, che cosa a fatto di “concreto” per la sua gente? Chiacchiere. Ma, forse, dietro alla volontà di rilanciare il Progetto Ponte sullo Stretto c’è un piano che le fa onore solo averlo pensato: sconfiggere la criminalità calabrese e siciliana (e quella pugliese e campana dove la mettiamo?) e contestualmente assumere migliaia di giovani togliendoli al bacino di reclutamento della malavita. Minchia, genialeeeeee!

Cetto La Qualunque, qualunquemente, le fa un baffo. E dico baffo per non vedermi oscurare per scurrilità.

Armando Gnisci

Armando Gnisci

Torniamo al pericolosissimo Grani.

Se le capitasse, nel suo permanentemente girare, di incontrare Melba Ruffo di Calabria, potrebbe chiedere a lei della mia “pericolosità” e di come trattassi le questioni “mediterranee”, anche con lei e grazie a lei. Melba sì, colta, bella e intelligente, avrebbe potuto fare politica in questo paese di mezze cartucce. Ma era originaria di Santo Domingo e non di Crotone.

Melba Ruffo

Melba Ruffo

Gentile senatrice, in occasione di questa sua bizzarra uscita, interpretabile (se io fossi quell’essere spregevole che lei sostenne che io fossi) ad oggettivo favore della criminalità organizzata (che non mi risulta essere stata sconfitta al di qua e al di là dello Stretto) le chiedo, rispettosamente, ancora una volta, inserendo questa richiesta nella Rete non potendomi permettere di citarla nelle sedi di legge opportune, il nome del funzionario pubblico (o devo considerare la questione relativa ad una pulce con la tosse quale ero e sono, degna di Segreto di Stato?) che, nella primavera del 2012, le consigliò caldamente di non frequentare i miei uffici.

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Beppe Lopez

Questo qualcuno, infedele servitore della Repubblica, lo fece, evidentemente, con tanta perentorietà ed autorevolezza da indurla a non farsi più vedere, a Palazzo Cenci, da un giorno all’altro, dopo la quotidianità di cui mi aveva onorato. e dio le avevo concesso. Continuerò, rispettosamente e lecitamente, a chiedere non per una curiosità (sia pur legittima, avendomi lei – letteralmente – rovinato la vita) ma, ancora una volta, per servire la Verità che, come in molti sanno, è amica della Democrazia e della convivenza civile, il nome dell’ufficiale di Polizia Giudiziaria o in servizio “ai Servizi” che si permise, nell’ombra e senza onore, di diffamarmi.

Amnon Barzel

Amnon Barzel

Sono stanco, emarginato, ininfluente, senza denaro ma non ancora senza memoria (arriverà, come per tutti,  anche quel tempo!) per non ricordarmi che nulla di quello che è intercorso fra noi (una parola, un suggerimento, un riferimento, un libro, un documento, un incontro inopportuno) doveva autorizzarla a farmi ciò che mi ha fatto.

Oreste Grani, cittadino repubblicano, duro a morire o a recedere nella sua determinazione a sapere da lei il nome di chi mi diffamò.

Edgar Morin

Edgar Morin


 

Schermata 2015-09-30 a 08.10.18

Schermata 2015-09-30 a 08.10.45

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