Il tribolato rapporto tra il Palenzona e il Denaro

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Fabrizio Palenzona – biografia

• Novi Ligure (Alessandria) 1 settembre 1953. Banchiere. Vicepresidente di Unicredit da 15 anni. Presidente dell’Aiscat e dell’Asecap, le associazioni italiana ed europea delle concessionarie di autostrade, presidente degli Aeroporti di Roma (gestisce Fiumicino e Ciampino), presidente di Conftrasporto ecc. A lungo consigliere di Mediobanca (si è dimesso nell’aprile 2012). Politico. Ha fatto parte dell’Acli, della Dc poi de La Margherita, «ormai organico alla galassia renziana» (Claudio Cerasa). Dal 1985 al 1995 sindaco di Tortona. Dal 1995 al 2004 presidente della provincia di Alessandria. «Non ho mai chiesto a nessuno e mai sgomitato. Al limite qualche volta fatico a dire no».
• «Probabilmente la testa migliore fra quelle che si aggirano nel mondo delle fondazioni» (Giuseppe Turani nel 2005), «oltre un metro e novanta d’altezza per 190 chili di peso. Sono dimensioni, quelle di Fabrizio Palenzona, che certamente, unite alla folta barba che gli incorona il viso, incutono rispetto a chiunque. È abituato ad assumersi le responsabilità» (Sergio Rizzo).
• «A un certo punto, anno 2001, mese di marzo, arriva un certo signor Fabrizio Palenzona, che percorre via Filodrammatici, varca il portone di Mediobanca, sale e si siede su una poltrona da consigliere per la ragione che è il presidente della Provincia di Alessandria. Complimenti, non si era mai visto (…) Palenzona è un politico vero, di quelli che cominciano consiglieri comunali (di Tortona) e poi imparano a fare le alleanze, a tessere i rapporti, e dal comune passano alla provincia (di Alessandria) (…) Cresciuto dentro Forze Nuove, la corrente di Donat-Cattin, del buon politico democristiano non gli manca niente: coltiva anche la corporazione, tradizionalmente una buona base dei poteri duraturi, e da piccolo imprenditore nel settore dei trasporti è (stato) (fino al 2006 – ndr) presidente degli autotrasportatori italiani.
• «L’altra ragione del potere, quella che dal curriculum non emerge, è la spudoratezza (…) Non è proprio ovvio che uno arriva da Tortona e in quattro e quattr’otto diventa il padrone della Fondazione Cassa di risparmio di Torino. Palenzona lo ha fatto. Non solo con le tattiche, questo va riconosciuto. Lui ha spinto la Crt all’alleanza con Cariverona e poi a quella con il Credito Italiano dalla quale è nata Unicredito» (Affari & Finanza).
• «È diavolo e acqua santa. Non a caso ama definirsi “credente peccatore”. Un ossimoro, come tutta la sua cavalcata nel potere, in perenne oscillazione tra Prima e Terza Repubblica, tra Carlo Donat-Cattin e Matteo Renzi, tra Gianni Letta ed Enrico Letta, tra debitori e creditori, controllante e controllata, pubblico e privato, Padania e Roma ladrona. Tra la professione di camionista e quella di banchiere. Quando lo fecero presidente dell’Aiscat, dieci anni fa, l’ex leader del Pd Pier Luigi Bersani commentò sobriamente: “Hanno preso Maradona”. Subito dopo Maradona supportò Gianpiero Fiorani nella sfortunata scalata all’Antonveneta. Lo portò da Cossiga, non riuscì a portarlo da Romano Prodi. Tifava da buon cattolico contro la “massoneria internazionale”» (Giorgio Meletti) [Fat 15/1/2014].
• A Natale 2007 citò le Beatitudini negli auguri di Unicredit: «Beati voi quando vii insulteranno,vii perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Andrea Greco: «Senza tema di esagerare, ha personalizzato la missiva con un riferimento allo status di perseguitato dalla giustizia. Milanese, inchiesta Antonveneta, posizione stralciata in attesa di approfondimenti. Perché i soldi sui conti off shore, incassati estero su estero via prestanome sono stati trovati. E per l’accusa li avrebbe offerti Fiorani». Fu lo stesso ex numero uno della Popolare di Lodi, nel maggio 2006 agli arresti, a parlare di «1,2 milioni di euro all’estero nel 2004 e 850 mila euro in contanti in Italia» girati al vicepresidente di Unicredit, all’epoca esponente della Margherita, per le «agevolazioni rispetto alla vendita, e alle relative condizioni, dell’Iccri (Istituto di credito delle casse di risparmio italiane), che era controllato da Unicredit».
• «Fabrizio Palenzona non poteva permettersi di avere conti esteri, nascosti al fisco italiano, su cui il Fiorani di turno potesse raccontare di aver versato soldi sporchi. Infatti ne aveva uno, ma l’ha chiuso, mentre gli altri dieci conti esteri scoperti dai magistrati sono intestati alla mamma di 82 anni, Delmira Letizia Angelini, alla moglie russa, Alla Kouchnerova, e al fratello, Giampiero Palenzona» (Paolo Biondani).
• Con altri sette dell’ex Iccri è indagato anche per estorsione aggravata, in seguito alle accuse dell’imprenditore Giovanni Potenza, la cui società negli anni Novanta era impegnata nella ristrutturazione dell’ex area Alemagna a Milano e dall’Iccri era finanziata: per la Procura di Milano un caso di «cannibalismo societario».
• La Norman 95 (società di cui è vicepresidente) ha vinto l’asta che assegnava la concessione trentennale dell’autodromo di Imola.
• L’11 giugno 1993 gli venne conferita l’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal Presidente Scalfaro. Il 31 maggio 2004 Ciampi gli consegnò la seconda medaglia dell’Ordine al merito del lavoro. Vedi orginale

È imminente la cattura di Matteo Messina Denaro, Leo Rugens l’aveva annunciato, e a dimostrarlo la notizia di oggi 8 ottobre 2015: Unicredit, il vicepresidente Fabrizio Palenzona indagato per reati finanziari in inchiesta su Matteo Messina Denaro.

Bene, il “potentissimo”, temutissimo, osanatissimo camionista è indagato; un uomo alla guida della prima banca del Paese è sospettato di favorire chi è sospettato di proteggere la latitanza del boss. Però.

A dire il vero, che ci sia feeling tra Unicredit e i siciliani lo dimostra anche la vicenda Ligresti dal quale il gruppo bancario ha rilevato il costosissimo grattacielo milanese, sua sede attuale, a fronte di una esposizione macroscopica del costruttore. Ma questa è un’altra storia.

Fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso aspettiamo che finalmente si stringa al collo del latitante il cappio degli investigatori, certo è che questa indagine ha toccato i vertici del potere bancario italiano.

La redazione

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