Caso Unicredit: il problema – come al solito – è il M5S e quei delinquenti di Di Maio e Di Battista

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Ma cosa dicono questi farneticatori dei magistrati toscani (quando beccano i dirigenti bancari farsela con il denaro mafioso che potrebbe addirittura farli risalire a Matteo Messina Denaro, sono toghe rosse, bianche o verdi?) che la Mafia ed in particolare Matteo Messina Denaro, gode di complicità per muovere i suoi macroscopici capitali nelle banche? Ma questi magistrati sono degli squinternati provocatori destabilizzatori della serena e prospera convivenza civile!

Viene il sospetto che siano degli inquirenti “grillini” tanto si agitano e pretendono di chiarire come facciano le mafia a cambiare gli assegni presso uno sportello bancario per importi che non superino i 999,00 euro. Ma veramente ci stupiamo che le cose siano come oggi si prova a dire che siano? Qualche giorno addietro, questo marginale ed ininfluente blog, provava a richiamare l’attenzione sul latitante più pericoloso e ricco d’Italia che tale non potrebbe essere senza complicità e silenzi omertosi che da decenni rendono possibile l’andare e il venire dei soldi di Matteo “Denaro”.

Proviamo a non far passare, senza le dovute conseguenze, questa immane fatica che gli investigatori “fiorentini” devono aver compiuto per andare a toccare Unicredit e la sua cupola mafiosa.

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Proviamo a non farci fuorviare dal fuoco di sbarramento che non potrà non essere scatenato dagli avvocati difensori del “gigante buono”. È come se facessero testo le abilità messe in campo dagli avvocati di Massimo Carminati quando fu accusato (inutilmente) di aver collaborato alla eliminazione di Mino Pecorelli o allo scardinamento del caveau della banca interna al Palazzo di Giustizia. Se non vogliamo credere ai magistrati, crediamo almeno a Bertolt Brecht quando diceva che più che dagli autolesionisti folli rapinatori delle banche bisognava guardarsi dai fondatori/padroni/dirigenti delle banche che, forti del loro ruolo angariatore, ritengono di essere impunibili. Non sarà così: il vertice dell’Unicredit (coerente erede di Capitalia, Banca di Roma, Banco di Sicilia, Cassa di Risparmio di Roma, Banco di Santo Spirito) questa volta, sarà inchiodato alle sue colpe gravissime, da prove inoppugnabili.  Ma tutto sarà inutile se i cittadini non decideranno di irrompere nuovamente nella politica attiva prendendo in mano, oggi che è possibile, il proprio destino con metodologie, anche energiche (vedi la cara e saggia sorella Francia) che non consentano più allo stesso istituto bancario (è uno dei mille esempi possibili) di strozzare e mettere sul lastrico famiglie ed imprenditori e farsi ricca, al tempo stesso, con i soldi della Mafia.

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Farsi ricca e grassa quanto l’onnivoro gigante Fabrizio Palinzona da quindici anni padrone della banca più grande d’Italia, quarta di tutto il continente europeo. Altro che solo i cattivoni capitalisti tedeschi: questa volta ci sono i mafiosi italiani che guidano le danze. E i tedeschi non disdegnano un giro di valzer con i gangster. In quindici giorni è caduto il mito della casa automobilistica Volkswagen e ora cade l’Unicredit. Forse, come dice Papa Francesco, è scoppiata la Terza guerra mondiale e mentre i Turchi, asse portante militare della Nato, se la potrebbero vedere, a ore, con la Russia putiniana (vittime incolpevoli gli avanzi del popolo siriano) l’Europa dei Banchieri e delle Borse comincia a contare le sue sconfitte in campo aperto. È vero che sono solo battaglie ma le guerre si vincono anche non perdendo tutte le battaglie. La vedo durissima per chi non vuole o non sa interpretare le complessità della politica estera.

Oreste Grani/Leo Rugens