Antonio De Martini ha certamente ragione ma io continuo a sperare che a Gerusalemme scoppi la pace

coltelli arabi

Antonio De Martini (come sapete lo consideriamo il miglior analista italiano di cose complesse mediorientali) arriva alla conclusione che questa volta ci troviamo di fronte, per quanto riguarda la “nuova intifada” e allo scontro Israele/Palestina, ad una vicenda senza ritorno. Pensiamo lo stesso da tempo e abbiamo lasciato traccia, nella nostra assoluta inadeguatezza, in tal senso in ogni nostro post dedicato al dramma che si consuma da 3000 anni intorno a Gerusalemme.

Oggi riproduco il testo del post che De Martini ha dedicato, in queste ore, sul “Il Corriere della collera”, alla fase drammatica in essere non senza evidenziare che la sua  è una posizione da conoscitore delle questioni locali e la mia, banalmente, è quella di chi vorrebbe che tra Palestinesi e Israeliani scoppiasse la Pace. Questa differenza di atteggiamento mentale mi divide dall’amico Tonino dai lontani anni ’70 quando ancora era possibile ipotizzare una Pace da quelle parti. Temo che, lui che ne sa più di me, abbia terribilmente ragione.

Oreste Grani/Leo Rugens


ISRAELE-PALESTINA: LA STRATEGIA DELLA SVOLTA FINALE, NON UNA INTIFADA QUALSIASI.

di Antonio de Martini

Nel primo biennio della seconda guerra mondiale, gli inglesi commisero – tra gli altri – un errore madornale, attribuendo alla contraerea tedesca Flak, molti degli abbattimenti notturni di aerei inglesi nei cieli tedeschi. Si trattava invece di una eccellente cooperazione tra i radar germanici e i piloti da caccia che venivano radioguidati sugli obiettivi.

Alla radice di questo errore, il complesso di superiorità britannico che li induceva a credere di essere i soli a possedere il radar (di cui i tedeschi non avevano fatto parola con gli italiani che subirono la sconfitta navale di capo Matapan ignorando che gli inglesi “vedevano” al buio.)

Sottovalutare l’elettronica e le sue implicazioni è stato un errore anche italiano.  Attribuimmo la moria di piloti e la distruzione di aerei degli anni 60  a difetti del modello F 104 (chiamati dai tedeschi” le bare volanti”). L’aereo era ottimo, ma i piloti non avevano dimestichezza e capacità di adattarsi al fatto che l’elettronica  richiede riflessi istintivi e non perdona gli errori.

Al minimo sbaglio, l’aereo uccideva. L’aeronautica (e non solo la nostra) ha pagato un prezzo molto caro per acquisire la mentalità, la cultura e l’età dell’era elettronica e dare un peso molto maggiore alle attività addestrative.

Molte delle vittorie israeliane sugli arabi  specie egiziani, (56 e 67) sono dovute a un combinato disposto di bravura elettronica da una parte e inattitudine alle complessità dell’elettronica dall’altra. L’eta media di un pilota israeliano era 17 anni, mentre l’egiziano aveva 34 anni in media.

Questo elemento di vantaggio è stato trasformato in un senso di quasi “superiorità di razza” che i recenti scontri di Gerusalemme si stanno incaricando di smentire.

Gli israeliani stentano a rendersi conto del cambiamento e si illudono si tratti di una “terza intifada”. Si tratta invece del penultimo gradino dell’escalation massima possibile.  Il fenomeno va spiegato.

Un momento fondante sia della religione ebraica che di quella mussulmana è quello detto del sacrificio di Abramo. Gli ebrei celebrano lo scambio tra bambino e agnello ( ossia la rinunzia al sacrificio umano) e gli arabi ricordano l’evento rinnovandolo ogni anno.

Per un arabo, sgozzare l’agnello è una delle prime pratiche  e  un rito di passaggio da bambino a adulto.

Saranno le corride in Spagna, il rito sacrificale nel mondo arabo o il prurito alle corna in Italia meridionale, ma noi mediterranei abbiamo una certa pratica all’uso del coltello e per capire le difficoltà culturali che si incontrano con l’internet, basta vedere le mie lamentele periodiche.

Descrivendo una delle prime apparizioni del Daesch credo di aver scritto che il messaggio veicolato era più il coltello che la vittima.

Da anni nel mondo arabo si era consapevoli della inferiorità nel manovrare le armi moderne rispetto agli israeliani. Si diceva che – una volta creata l’unità di intenti tra gli arabi –  Israele avrebbe potuto essere liquidato all’arma bianca in una notte senza luna.

Il commento partito dai bivacchi settanta anni fa, sembra essere giunto a destinazione e, messi da parte droni, missili artigianali e kalasnikov, i palestinesi sono tornati ” back to basic” e il messaggio Daesch del brandire il coltello, comincia ad essere recepito.

LA STRATEGIA DELLA LAMA AFFILATA

  1. Contrariamente alle armi tradizionali ed elettroniche, quest’arma può essere usata da chiunque e contro chiunque in qualsiasi momento, clima, e ambiente. Il possesso di un coltello non può essere proibito in un paese di agricoltori e pastori, senza coprirsi di ridicolo e comunque non si ridurrebbe il rischio.
  2. Di conseguenza non esiste protezione possibile, dato che anche tutto l’esercito impiegato H24 non riuscirebbe a proteggere che una frazione della popolazione.
  3. Questa tattica diventa una strategia nel momento che fa la sua apparizione il fattore geopolitico demografico. La bilancia demografica di Israele è deficitaria nel rapporto immigrazione/emigrazione.  Gli abitanti emigrano verso Canada, Stati Uniti, Australia, mentre l’immigrazione che si verificava dall’URSS e paesi satelliti non c’è più e la stessa “importazione” di Falascià dal Sudan e dall’Etiopia si è interrotta.
  4. Una recente legge impone a questi ebrei di colore di scegliere tra il rinvio e l’arresto e ci sono stati moti e scontri con la polizia per le proteste dei malcapitati che ritenevano di essere cittadini di pieno diritto.
  5. Attualmente, il flusso migratorio viene presentato come “in ripresa” per via di una immigrazione temporanea dagli USA e del fenomeno della doppia cittadinanza.  Questo fenomeno ha trovato un appiglio anche nella politica degli insediamenti con questi cittadini part time che comprano a buon prezzo appartamenti in zone del west bank ( territorio palestinese).
  6. La grande campagna per la sicurezza che da decenni si svolge in tutto il paese, principalmente per sostenere le forze armate si sta adesso rivolgendo contro i suoi autori: l’acuto senso di insicurezza che ne è derivato gioca contro l’idea di stabilirsi in Israele, incentiva a fare piani di sistemazione altrove,  i contatti con la gioventù ebraica di altri paesi mostra quanto sia dolce vivere in luoghi in cui non si debba dormire col fucile sotto il cuscino e dietro una porta rinforzata o dove “l’allarme missili” sia sconosciuto.
  7. La nascita di questo nuovo – concreto e generalizzato – pericolo sta creando un senso di smarrimento nella popolazione, frustrazione tra i tutori dell’ordine e furore tra i governanti che vedono vanificati tutti gli sforzi per far sentire sicuri e protetti i cittadini. Mentre Israele doveva essere il posto in cui ogni ebreo poteva rifugiarsi, adesso è diventato l’unico posto al mondo in cui rischia la pelle con alta probabilità di perderla.
  8. Mentre a Gaza nella operazione “piombo fuso” il rapporto tra morti israeliani e arabi era di circa mille a uno (e quell’uno era magari un druso appartenente alla brigata Golani), adesso il rapporto di ieri è stato di tre morti israeliani contro due palestinesi.
  9. Poiché scopo finale della operazione è aumentare l’insicurezza dei cittadini ebrei nei confronti del loro governo e del futuro in generale, l’attentato riesce anche se fallisce: se ne parla, anzi una vittima ferita in un attentato, diventa un media propagatore della politica palestinese.  Altro che tirare pietre alle auto della polizia.
  10. Gli ultimi sei capi del Mossad e dello Shin bet ( il servizio di intelligence militare)  avevano avvertito il governo che l’unica soluzione al conflitto era politica e non militare e il capo del Mossad in carica si è dimesso dichiarando che “una guerra contro tutto il medio Oriente non avrebbero mai potuto vincerla”.                                                           Adesso Benjamin Netanyahu  comincia a capire cosa intendevano. Farà ancora qualche tentativo da bullo incosciente come quello di rinchiudere i palestinesi in ghetti e poi avrà la scelta tra andare a chiedere scusa a John Kerry e dare le dimissioni, o di creare un regime di apartheid senza Mandela che contribuirà a consolidare la pessima fama di Israele a livello mondiale ( oggi, ne ha una opinione favorevole, secondo il sondaggio BBC nei venti principali paesi, solo il 20% della popolazione  del pianeta. Dopo un gesto così….).