Il canone non si paga – Portare l’attacco al cuore della RAI

Hidalgo Macchiarini, dirigente Siemens, sequestrato da Franceschini e Lupo

Hidalgo Macchiarini, dirigente Siemens, sequestrato da Franceschini e Lupo

Ditemi voi se un servizio pubblico che non da risalto ll meeting di Imola del M5S e che spara cazzate quali i sondaggi sulla Meloni data vincente per il comune di Roma meriti un centesimo (che non abbiamo).

In proposito ci confortano le opinioni della famiglia Franceschini (nonno, padre, figlio brigatista) e di Pier Luigi Battista, noto opinionista del Corriere della Sera.

Alberto Franceschini racconta a Giovanni Fasanella che i rapporti tra il nonno e il padre furono sempre molto tesi e che solo l’ascolto di radio Mosca e radio Praga riusciva a dare un po’ di pace in famiglia.

Ciò che colpisce è che più di sessant’anni dopo ci sia una convergenza ideologica tra i famigliari del fondatore delle Brigate Rosse e Pier Luigi Battista intorno alla questione del pagare o meno il canone RAI: ebbene tutti i nostri eroi sono risolutamente contrari.

È stupefacente che ex partigiani e operai comunisti motivino il rifiuto sulla base della libertà di ascoltare o meno un canale radio televisivo, dimostrando affinità insospettate tra il loro marxismo e il liberalismo alla milanese del Battista.

Anche noi la pensiamo “quasi” come Franceschini, giacché ci piace ascoltare di tutto fuorché i programmi della RAI… mentre con il prezzolato Pigi abbiamo qualche problema di intolleranza intellettuale.

Buona lettura.

La redazione

FullSizeRender-2

FullSizeRender

Fasanella, Franceschini, Che cosa sono le BR, Rizzoli

Perché il canone Rai (anche nella bolletta della luce) è una tassa ingiusta

Pier Luigi Battista

Va bene, pagheremo quell’odioso balzello denominato «canone Rai» con la bolletta dell’elettricità. Ciò non toglie che saremo costretti a pagare una tassa iniqua e ingiustificata. Perché è un residuo di un’epoca finita, quella in cui non esisteva il telecomando, lo smartphone, il tablet, e non esisteva nemmeno il computer. Di un’epoca in cui possedere un apparecchio televisivo era un privilegio e la gente andava a vedere «Lascia o raddoppia» con Mike Bongiorno al bar. Un’epoca in cui esisteva il monopolio della tv e della radio di Stato, con un solo telegiornale e un solo radiogiornale, più o meno nel Medioevo. Perché l’obbligo fiscale di un canone va contro il principio della libertà di scelta: pago il biglietto del cinema o di un concerto, se lo scelgo io; pago il prezzo di un giornale se lo scelgo io; pago una tv tematica non di Stato se la scelgo io; sono invece costretto a pagare la tassa per la Rai anche se non vedo programmi Rai, o li vedo in misura inferiore a quelli di altre emittenti televisive che non possono usufruire dei proventi di una tassa obbligatoria.
Il canone introduce un principio di concorrenza sleale, come se in una gara di corsa un concorrente privilegiato, perché si chiama Stato, potesse cominciare con trenta metri di vantaggio. Dicono che un canone televisivo è misura comune all’Europa. Non è vero, solo in due terzi, l’Italia potrebbe raggiungere il terzo virtuoso. Inoltre quasi sempre le tv pubbliche che usufruiscono di una tassa pongono dei limiti molto stretti alla pubblicità, e la Bbc addirittura la vieta. La permanenza indiscussa di un canone impedisce, tranne casi rari come quello del nostro Aldo Grasso, di interrogarsi su cosa sia «servizio pubblico». Stabilisce un’arbitraria e ideologicamente polverosa equiparazione tra «pubblico» e «di Stato» (mentre molte trasmissioni di reti private fanno più «servizio pubblico» della Rai). Crea assuefazione all’idea che «servizio pubblico», che magari potrebbe limitarsi a una sola rete sottratta al mercato, debba dotarsi di un apparato elefantiaco, pletorico, terreno di caccia e di conquista dei partiti che continuano ad esserne i veri «editori». L’indiscutibilità del canone, ancora, ignora per sempre la volontà popolare espressa in un referendum promosso dai Radicali nel 1995 in cui il 54,9% degli italiani (13 milioni e 736 mila) si proclamava favorevole a una pur parziale privatizzazione della Rai. Paghiamo tutti, certo, ma paghiamo una cosa ingiusta.

Schermata 2015-10-19 alle 20.54.20