Israele terra impastata della carne di tutte le nazioni della terra si merita una sorte migliore di questa continua carneficina

diaspora

Sono arrivate per Israele ore terribili come da facilissimi profeti da anni scriviamo. Eravamo certi che se il pensiero politico dei troppo pochi “Peres” non fosse prevalso le cose si sarebbero messe malissimo. Il dolore per quanto accade è grandissimo e sento la necessità di tutti questi superlativi perché se Israele è martoriata in quel stesso momento lo sono tutti e 100 i paesi del mondo da cui provengono i suoi abitanti. Israele è una terra impastata della carne di tutte le nazioni della Terra, per ora ancora in maggioranza abitata da ebrei discendenti da coloro che uscirono salvi dalle prove dell’esilio e dall’aver vissuto – per due millenni – nei ghetti sparsi in mezzo mondo. Ci sono anche drusi, musulmani, cristiani, agnostici. Dal punto di vista religioso sarebbe stato giusto che Israele fosse divenuta un luogo dove ogni chiesa, ogni credo poteva/doveva essere accolto. Uno stato di grande e civile tolleranza per tutti gli esseri viventi. Uno stato intelligente. Una vetrina della democrazia e della cultura al “potere” in risposta alla barbarie di chi nei secoli aveva perseguitato e ucciso gli ebrei. 

Una terra trasformata in un giardino fertile dopo duemila anni di attesa dei suoi figli si meritava una sorte migliore di questa continua carneficina.

Oreste Grani/Leo Rugens