Non tutte le morti pesano uguale: trovata “impiccata” in Turchia un’ex corrispondente della BBC

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Se una persona che viene definita dai collaboratori, dagli amici o semplici conoscenti che siano, unanimemente, “una donna dai nervi d’acciaio, temprata da mille esperienze pericolose”, decide – viceversa – di impiccarsi in una toilette in un aeroporto solo perché il suo volo ha un ritardo di due ore, la situazione deve essere proprio quella che da tempo sosteniamo e cioè che è iniziata (o sta per iniziare) la Terza guerra mondiale.

Jacqueline Anne Sutton, mentre faceva pipì ad Istanbul, si deve essere distratta un istante e qualcuno la fatta fuori per un conto che si voleva farle pagare.

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Non si uccide così (con un notevole rischio di essere scoperti) una come la Sutton se non si vuole dare un segnale, violentissimo, agli ambienti di riferimento della signora spesso al centro di attività di informazione e sostegno alla contro-informazione proveniente dagli scenari di guerra tra i più pericolosi oggi al Mondo. Quando la realtà supera la fiction cinematografica siamo alla guerra, quella vera che, per sua natura pretende comportamenti e crudeltà che la fantasia non sa sempre immaginare. La telecamera “fuori uso” antistante i bagni, è un classico tipico anche dei film di genere spionistico ma in queste ore di allarme rosso in Turchia mi sembra la prova certa di complicità o di abilità che connotano l’eliminazione della cinquantenne ex corrispondente della BBC: non posso infatti credere che nel paese dove solo una settimana addietro qualcuno ha fatto dilaniare 128 persone e ferirne altre 400, in una infrastruttura vitale  come un aeroporto, ci siano le telecamere rotte. “Ma va là”, direbbe l’avvocato Ghedini avendo, una volta tanto, ragione.

Oreste Grani/Leo Rugens