Pioggia su Benevento

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Mio nonno materno, Arturo Lamparelli, perse tutto (mulini ed altre attività commerciali) a causa delle esondazioni del fiume Calore (Benevento). Questo è il ricordo di ciò che mi raccontavano da bambino. Forse, don Arturo, si era anche goduto la vita. Ho quasi 70 anni e non mi sembra che da Mastella a salire (o a scendere che dir si voglia) quelle terre siano state aiutate da nessuna parte politica ad affrontare le problematiche idrogeologiche e climatiche. E soprattutto a prevenirle. È anche vero che la città di Benevento avendo stabilito, durante il referendum pro/contro il divorzio, la più alta percentuale d’Italia di Sì abrogativi (il 92%), si merita tutto quello che gli accade che abbia implicita la punizione divina. Perché, se non vi è chiaro ve lo chiarisce Leo Rugens, il Padre Eterno era pro divorzio e, da allora (visti i tempi a cui l’Altissimo è avvezzo), non cessa di punire i beneventani. Alcuni, con le piogge e i pessimi amministratori locali, altri facendoli perseguitare, come nel mio caso, da mille peripezie negative.

Io ho votato a favore del divorzio ma nella confusione che regna anche in Cielo non riesco, da anni, a farlo sapere a nessuno che conti qualcosa. E, senza santi in Paradiso, come si dice, è difficile andare avanti.

Cerco di scherzare perché la tragedia che colpisce il beneventano (oggi è il Sannio, ieri la Liguria e le Cinque terre, domani la solita Sardegna) è la prova di una assoluta assenza di una strategia di sicurezza nazionale che veda nel settore idrogeologico una delle realtà più delicate e necessitante di investimenti lungimiranti. Alludo scherzosamente al Padre eterno e alla Terra offesa perché anche di questo Papa Francesco si è fatto recentemente interprete affrontando temi che nelle prossime giornate da Parigi vedrete quanto assumeranno la rilevanza massima che si meritano. Invece da noi non solo quei mascalzoni che ciclicamente votate (anche a Benevento!) e mandate al Parlamento se ne sbattono i coglioni della “pioggia” (perché loro hanno larghi ombrelli sotto cui ripararsi) ma, se li infastidite con ragionamenti, a volte anche troppo pacati, sulla necessità di difendere il territorio piuttosto che fare Ponti sullo Stretto o linee per treni ultra veloci (si fa per dire), cercano di farvi arrestare come dei pericolosi terroristi o istigatori alla sovversione.

La verità è che la violenza implicita in ciò che lor signori consentono che accada indirizzerà altri milioni di voti al M5S e la eventuale cieca protervia degli irriducibili ladri di Stato chiamerà mazzate.

Anche nel beneventano.

Oreste Grani/Leo Rugens

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