Che qualcuno si rechi in loco e faccia le domande opportune

stellone_Repubblica

Letti i post che dedico al degrado di Roma, chi volesse potrebbe capire perché provo, ragionando delle estreme periferie e postando informazioni che provengono “dal territorio”, a parlare di cose che riguardano soprattutto la sicurezza nazionale. L’ora e grave se non addirittura fuori controllo. Dire e scrivere in questi termini  ritengo sia mio dovere come cittadino fedele al giuramento fatto alla Repubblica e come “romano di adozione”.  Sono certo che si debba ormai intervenire con intelligenza, massima sollecitudine possibile e con assoluta fermezza. E’ una vera emergenza e non si può risolvere con la solita ipocrita tarantella. Quanto vi ho accennato nel post “ALFREDO ROMEO SE NE VA E LASCIA L’EDILIZIA POPOLARE ROMANA IN CONDIZIONI STRAZIANTI è esattamente (anzi di meno) quanto sarebbe possibile constatare se uno decidesse di recarsi, oggi stesso, a Via Raul Follereau e trovasse, superando omertà e legittimi timori, la capacità di rapportarsi con le persone residenti. Basterebbe fare qualche rispettosa domanda su quale sia la situazione in essere e si aprirebbe un mondo funzionale a comprendere, a poche ore dall’inizio del processo Mafia Capitale, quanto la degenerazione dell’illegalità diffusa ha consentito a gentarella come Buzzi, Odevaine, Carminati, Gramazio di controllare il Campidoglio e da lì la Capitale della Repubblica. È ora di fare poco folclore e di avere tanto coraggio investigativo, non riferendomi ai soli fatti criminali. Basterebbe che qualcuno tra i tanti deputati alla cosa pubblica, rimanesse sul territorio un’intera settimana, girando a piedi, entrando – se accolto – nelle case, anche dei criminali a domicilio coatto, mangiando con loro, trattenendosi fino a notte, osservando la fatica delle Forze dell’Ordine e dei cittadini onesti in questo deserto che  comunque “vive”. Questo sforzo di ascolto e di comprensione  va fatto prima che in chiave elettoralistica i furbi di turno vengano ad ingannare, ancora una volta, “gli ultimi”.

Basterebbe mettersi a tavolino con il farmacista, il parroco, il maresciallo dei carabinieri e il barbiere (se ancora esistesse) di quei territori quale esempio di una modalità desueta ma da riscoprire con la massima urgenza. Si parla (quanto basta) con alcuni e poi si rischia. Non credo che voleranno mazzate. Forse (certamente) qualche insulto colorito e qualche coro. La Repubblica dovrebbe temere ancor di più una vera apatia ed indifferenza silente. L’occasione onesta e coraggiosissima sarebbe, in modo riservato e senza alcuna ufficialità, essere presente ai funerali dei due giovani adulti che hanno perso la vita (qualunque sia stata la dinamica della morte)  e dopo poche ore cominciare la ricognizione e il tentativo di non lasciare che anche questa storia diventi solo un macigno “sociologico” o di “colore”. Si deve fare uno sforzo di tipo culturale (che capisco che sarebbe grandissimo) ma non devono essere gli ultimi a fare il gesto. A loro non compete il tentativo di fermare questa deriva verso l’illecito diffuso e accettato.  Loro sono già la quintessenza della violazione di ogni legge ed esempio di vite senza diritti e tantomeno doveri.

Oreste Grani/Leo Rugens