I 40.000 che contano (così loro vorrebbero) a Roma

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Cosa fosse la discontinuità per Francesco Gaetano Caltagirone ancora non è dato di sapere quando, in occasione delle dimissioni di Walter Veltroni da sindaco di Roma per assumere l’incarico di segretario del partito, corse a schierarsi con Gianni Alemanno descrivendolo attraverso sue dichiarazioni e l’amplificazione delle stesse grazie alle sue testate giornalistiche che a Roma ci voleva una grande, appunto, discontinuità. L’affarista siculo-romano, ex costruttore, seppe affermare (ma qualcuno perché non mi smentisce o va a chiedere allo stesso Francesco Gaetano a via Aldrovandi se dico cazzate?) che gli italiani con Berlusconi (e Alemanno) avevano finalmente la percezione di essere governati. Finalmente Caltagirone dovette aver pensato che le varie Acea, tramite i suoi innumerevoli “Caputi” (non Cipputi), sarebbero state messe a disposizione delle sue volontà diversificatrici e finanziarie. Dai prossimi giorni giustamente si parla di Alemanno, Buzzi, Carminati, Odevaine sperando che non si continui ad informare i cittadini sui peli delle orecchie di Marino e delle sue gravisssssime responsabilità nel tracollo della Capitale! Vogliamo smetterla? I costruttori (gli stessi che spingono per il giocatore di polo Alfio Marchini) sono loro che hanno fatto il buono e il cattivo tempo in questa martoriata per altri versi (e a prescindere da loro) splendida città. Punto. Lo hanno fatto usando come cinghia di trasmissione oltre quarantamila personaggi (c’è di tutto tra loro) che si possono riconoscere negli iscritti ai “circoli”, teverini o meno che siano.

Sono queste persone (mariti, mogli, amanti e spesso anche i figli, perfino quelli delle amanti) che se la fanno doratamente (quando non sono giocatori perdenti o affaristi incauti) con la vita mentre il resto (alcuni milioni di persone) non solo mandano avanti veramente la baracca (intendendo quella familiare e gli avanzi della “cosa pubblica”) ma raramente hanno tempo per approfondire come potrebbe andare a finire se ai trasporti, all’Acea, nei più importanti musei della città eterna, a comandare i vigili, una volta eletto Pinco o Pallo in accordo con i “caporioni” dei 40 mila, si mette a fare come cazzo gli pare.

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Secondo voi cosa voleva dire quando il non certamente a me simpatico Eugenio Scalfari se ne uscì su La Repubblica con questa inequivocabile frase: “Domani del resto papa Ratzinger benedirà Roma dal balcone del campidoglio con a fianco il sindaco Caltagirone. Chiedo scusa, il sindaco Alemanno”? Pensate che mi sono inventato la frase? Temo che non sia così e che tristemente Alemanno sia stato sempre in balia di terzi e in modo specifico di gente che è abituata a mettere il tacco in testa ai subalterni.  Mi chiedo dietro a questo assoluto silenzio sull’argomento (chi ha voluto Alemanno sindaco di Roma) a quante teste quei tacchi impediscono di pensare o di esprimersi liberamente? Certamente, Ignazio Marino, più che “marziano”, “massone” di Boston e Filadelfia, uno volta ribellatosi al quarto di bue Bettini, non poteva andare bene ai “mattonari” romani, simpatico o antipatico, capace o incapace che fosse. Marino, evidentemente, non volle, per motivi che ci sfuggono, fare la marionetta di Bettini. Nessuno, una volta allontanato Umberto Croppi, era più incapace di Gianni Alemanno eppure i vari  “Caltagirone”, se lo sono tenuto caro, caro in quanto ubbidiente e “a disposizione”. Guai ad avvicinarsi al processo imminente e alla campagna elettorale lasciando in disparte questi necessari approfondimenti. Dobbiamo individuare quanto prima quale candidato si preparano a sospingere quei 40 mila e soprattutto chi vogliono in sella al cavallo di Marco Aurelio i boss che, a loro volta, influenzano i 40.000. Solo i cittadini per bene organizzati nel movimento a cinque stelle (M5S) possono farcela ma dovranno tenere d’occhio permanentemente cosa hanno intenzione di fare “i perditempo al circolo” che si chiami Aniene, Tevere Remo, Roma, Lazio, Tiro a volo. Gentarella riccastra da non sottovalutare se si pensa che uno che vendeva Ferrari e che passava il tempo al circolo a vendere Ferrari, oggi non solo è riuscito a rimuovere nell’immaginario collettivo che sotto di lui le piscine, per i Mondiali di Nuoto del 2009, non riuscirono tutte ad essere fatte di 50 metri lineari (a volte, come sapete, misuravano 49,50 metri) ma oggi in sede governativa lo considerano tutti talmente bravo che lo hanno piazzato alla Presidenza del CONI. Invece se si approfondisce si trovano “biscotti” per la collettività, incroci di interessi con il Mastrapasqua di turno, scalate alle federazioni sportive fino al maxi luogo affaristico denominato CONI. Immaginate che le Olimpiadi del 2024 dovrebbero essere organizzate da gente che non riesce a contare fino a cinquanta… metri. Gli iscritti e i frequentatori quindi dei Circoli sportivi romani (i 40.000 di cui ho fatto cenno) non vanno sottovalutati considerando che alcuni manipolatori del dettame costituzionale, vorrebbero grazie a loro e ad una sorte di “primarie” rifilarci l’ennesima sola: cioè il sorridente Alfio Marchini o chi per lui. In queste bizzarre “primarie” su chi possa essere utile perché nulla cambi rispetto agli interessi del mattone, non vanno sottovalutate anche le vecchie cariatidi degli Scacchi e della Caccia (sono circoli super esclusivi della Capitale!) per capire questi imbalsamati straricchi  chi porteranno, elettoralmente parlando, come un sol uomo, nel tentativo di piazzare “uno di loro” in Campidoglio. Dio (se esiste) agisca e, con fulmini e saette (anche giudiziarie), ce ne scampi e liberi!

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Intanto in attesa degli esiti delle dettagliate deposizioni di Salvatore Buzzi (che non solo sta parlando ma lo fa senza risparmiare nessuno) e compagnia, godetevi l’idea dello spariglio di tali giochi di potere rappresentato da una donna (preferirei) o da un’uomo voluto dalla base “elettronica” del M5S e apprezzati dalla maggioranza dei romani.

Cazzuta, comunque, la situazione, vista la posta in gioco.

Oreste Grani/Leo Rugens