Se oltre ad essere interessati a sapere quanto si guadagna nei servizi segreti siete curiosi dall’altro, battete un colpo

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Molti anni addietro, Padre Alex Zanotelli (che era stato spedito in Africa nel tentativo mal riuscito di vedere se per caso la Provvidenza lo toglieva di mezzo) profetizzò che masse di poveri sarebbero arrivati a bussare alla porta degli europei ricchi/benestanti/meno poveri. Come quasi sempre accade a chi prova ad inoltrarsi nel futuro, il saggio religioso fu trattato con indifferenza se non con vera e propria ostilità anche dalla gerarchia ecclesiale dell’epoca. Di Zanotelli inoltre dava fastidio il suo denunciare, sulla rivista “Nigrizia”, il traffico permanente di armi nei luoghi della fame teso non solo ad arricchire alcuni ma a far escludere ogni ipotesi di pace e di convivenza civile. Nel mio piccolo ho più volte dichiarato che avevo con altri (che, per motivi che mi sfuggono, tacciono su questo particolare) presentato un ragionamento/progetto al Ministero dell’Interno denominato “Verranno anche a nuoto”, indicazione strategica che, sin dal titolo, vi dice quale fosse la fosca previsione che ci aveva mosso: erano gli ultimi anni del millennio e quindi eravamo certamente in tempo rispetto all’attuale sbandamento e incapacità ad affrontare la complessità del fenomeno migratorio. Altre volte vi ho detto che (Uno strano trio, lustri addietro, aveva pre-visto che “sarebbero venuti anche a nuoto”. Come al solito, non temo smentite), sia pur scusandosi e lodando la straordinaria qualità del nostro approccio, l’autorità competente (nella fattispecie il dottor Ansoino Andreassi), attribuendo la responsabilità ad altre scelte dell’Intelligence (oggi sarebbe interessante sapere quali fossero questi pensierini alternativi e da chi fossero stati elaborati a caro prezzo per l’erario), ci negò il finanziamento che, come si capisce anche a prova di cretino, non solo ci avrebbe messo oggi in una posizione di guida in Europa ma ci avrebbe consentito di fare vera “intelligence” pre-ventiva.

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Torno sull’argomento non certo per vanità o per accampare chissà quali gesti riparatori ma perché spero che un giovane intelligente in cerca di uno spunto per una tesi di laurea atipica e utile a sé e al Paese, si incuriosisca e provi a rintracciare quello scritto e, sulla base di quel documento che sono certo giace negli archivi cartacei del Ministero, appositamente autorizzato, lo porti in piena luce e grazie a quello spunto, si “laurei”, dimostrando scientificamente cosa si sarebbe dovuto fare invece di ciò che non si è (volutamente?) fatto in materia “ondate immigratorie”. Anche a causa di una intelligence poco intelligente. Forse il nostro laureato potrebbe scoprire che ci si trovava di fronte, all’epoca, a funzionari inadeguati o – peggio – asserviti a quegli interessi di difficile (si fa per dire!) individuazione che ancora guadagnano dal caos doloroso che segna l’andare e venire delle genti mediterranee. Fossimo negli USA, quello studente avrebbe diritto a leggere quelle carte e sentirsi libero o di buttarle in un cestino o farne lo spunto di riflessione su cosa dovrebbe saper fare una “intelligence” pre-veggente. Cioè di quella intelligence culturale che 18 anni addietro avrebbe potuto esordire nel Paese facendosi apripista di un approccio che oggi ci avrebbe fatto leader del settore “ondate immigratorie e capacità di prevenirle”.

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Scrivo questo perché mi auguro sempre che almeno uno di quei giovani che formulano nel web domande per sapere “come si entra nei servizi segreti italiani” (ogni tanto qualcuno chiede anche come ci si candidi a quelli “vaticani”), più che spinto dal sapere “quanto si guadagna nei servizi segreti” (solo Leo Rugens ha ricevuto, sul tema “guadagno”, 17.768 visitatori e su altri argomenti attinenti quali l’indennità di cravatta altre migliaia!) sia motivato da altro compreso cosa uno sia pronto a fare, una volta assunto all’AISI/AISE, per il proprio affaticato e “insicuro” Paese. Se una giovane o un giovane studente se la sente, io gli posso fornire indizi sufficienti per arrivare a rintracciare questo “schema mentale” messo a punto all’epoca, scusandomi per non avere (cosa rarissima) l’originale del progetto conservato nei miei archivi cartacei o elettronici: il master fu infatti portato via da tale Jaro Novak (uno dei tre coautori mentre l’altro era Antonio De Martini) quando ritenne opportuno fare così. Era Novak che, per motivi altri (che sono pronto a raccontare al laureando), teneva i contatti con Andreassi in quanto alto dirigente del Ministero dell’Interno. Andreassi, oltre ad essere colto di per sé (rispetto alla media ministeriale di quegli anni), aveva fatto una brillante e rapida carriera interessandosi di terrorismo prevalentemente “brigatista”.

Oggi noi tre (quattro con Andreassi) stiamo invecchiando e prima che questa cosa del poter trovare il cretino che decise che non valeva la pena di porsi – con decenni di anticipo – come e perché “sarebbero venuti anche a nuoto”, diventi impossibile, mi auguro che qualcuno “batta un colpo” e che mi dia una mano a rendere pubblico quello spunto culturale che potrebbe essere la prova (con mille altre) di come non si devono affrontare i temi complessi. Soprattutto quelli che riguardano la Sicurezza dello Stato.

Oreste Grani/Leo Rugens