I libici hanno il vizietto di profanare cimiteri

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Negli oltre 2350 post devo aver scritto che uno dei primi atti pubblici compiuti dal criminale Gheddafi quando, nell’ottobre del 1969, si impadronì del potere in Libia, fu quello di far profanare i cimiteri ebraici e di far sospingere, con le ruspe, le ossa dei defunti fino al mare. Quel gesto iconoclastico mi chiarì, da subito e per sempre, la natura del personaggio. Non mi ero sbagliato e nei decenni successivi il grande terrorista non si fece mancare nulla compresa la strage di Loockerbie. Oggi arriva la notizia (che sorprende non so chi) che i libici (quelli per semplificare che fanno capo a Tobruk), Gheddafi o non Gheddafi, hanno profanato un cimitero cattolico italiano per “ritorsione” di una nostra presenza navale nelle acque territoriali libiche. Cosa ci trovano di nuovo e di particolarmente crudele in tale comportamento inutilmente violento (fosse la prima volta che succede!) quelli che vi raccontano che “sappiamo esattamente cosa stiamo facendo da quelle parti e che i nostri diplomatici stanno svolgendo un ruolo di primo piano nella pacificazione del territorio” è difficile da capire? Cazzari i “nostri” quando, a poche settimana dalla caduta di Gheddafi, informavano il nostro Governo che andava tutto bene; cazzari ora che vi vogliono far credere che hanno capito qualcosa di quello che sta succedendo tra Tobruk e Tripoli e quale sia il ruolo della nostra troppo semplice Italietta.

Comunque, fino a quando il responsabile politico dell’Intelligence sarà uno sprovveduto vanesio quale Matteino Renzetto, non ci sono speranze che nel Mediterraneo per noi si aggiustino le cose.

Oreste Grani/Leo Rugens