Roma è Tronca, la democrazia monca

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In Italia il regime fascista introdusse la figura del podestà con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, una delle cosiddette leggi fascistissime.

Dal 21 aprile 1927 al 1945 gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunta e dal consiglio comunale furono trasferite al podestà, nominato con regio decreto per cinque anni e in ogni momento revocabile… Il podestà era inoltre assistito da una consulta municipale, con funzioni consultive, composta da almeno 6 consultori, nominati dal prefetto o, nelle grandi città, dal Ministro dell’Interno.

Un ordinamento speciale fu invece previsto per la città di Roma alla cui amministrazione venne preposto un governatore. Wikipedia alla voce “podestà”

Il 2 novembre 2015 ho assistito attonita, e non sono la sola, all’insediamento del nuovo governatore di Roma Francesco Paolo Tronca.

Garibaldino, di ispirazione, Tronca si è presentato all’Urbe cinto dal tricolore, visitando i principali luoghi della memoria della Capitale, le istituzioni e Papa Francesco: Altare della Patria, cimitero del Verano con Mattarella per onorare i caduti militari, saluto al Santo Padre e visita alla comunità ebraica… mancavano solo una visita all’Olimpico e il gelato da Giolitti.

Gabrielli, nel frattempo, comincia la spola con Palazzo Chigi, perché urge capire come e chi spenderà i soldi stanziati per il Giubileo della Misericordia, che il papa inaugurerà a Bangui nella Repubblica Centrafricana, è bene ricordare.

Sono attonita perché non comprendo come un commissario chiamato a sanare una situazione scandalosa e meritevole solo di passare sotto silenzio, invece di arrivare alla chetichella e insediarsi nel Campidoglio in punta di piedi – come si conviene, non dico a un ladro di democrazia ma a chi non ha ricevuto il mandato dal voto popolare – entri in pompa magna con lo strombazzamento di tutti i media.

Come è potuto accadere che gli italiani abbiano assistito inani all’insediamento di qualcuno che nessuno sa chi sia e che nella sospensione sostanziale – non formale – della democrazia prende le redini della capitale del paese?

Oggi, per la prima volta ho avvertito il brivido della dittatura, di un qualcosa che è stato oscenamente esibito all’atto della sua imposizione.

Il vulnus non risiede nelle modalità formalmente ineccepibili, e ci mancherebbe altro, bensì nella pompa spropositata che si è attuata, a ribadire il senso di impunità di una classe dirigente corrotta e corruttrice dei valori della Costituzione, capace di vantarsi, davanti al Paese in un momento tragico e ridicolo qual è stato l’assassinio politico di Marino Ignazio, di avere “uscito” dal cilindro l’ometto della Provvidenza.

Nell’attesa che un cittadino del M5S abbia l’ardire di rivolgere a Renzi un definitivo quo usque tandem conto i giorni che mancano alle prossime elezioni comunali, nel timore che “leggi speciali” le rimandino sine die.

Dionisia

P.S. Chi sarebbe il terrorista?

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