Chi potrebbe esserci dietro ai tentativi di destabilizzare lo Stato Vaticano e la chiesa di Roma

Giovanni XXIII

“A pensar male, a volte, ci si prende”, diceva quel gran mascalzone di Giulio Andreotti.

Io non la penso proprio così ma, in chiave strettamente strumentale, cedo alla tentazione e mi immedesimo in quelli che leggono le vicende grazie a queste semplificazioni. Aggiungo però a questo approccio qualche spunto (rigorosamente saccheggiato a chi ne sa più di me) su quanto siano sofisticati i rapporti, i dialoghi a distanza, anche le ostilità, tra ambienti ad alto tasso sapienziale e destinati ad influenzare l’agire delle genti e i destini del Mondo.

Vediamo di introdurvi a dei paroloni quali “ermeneutica della discontinuità o della continuità” che stanno alla base di alcune complessità di cui discutono, da secoli (direi anzi da millenni) ebrei, pagani, cristiani, massoni (chiamando così anche quelli che pensavano ed agivano prima del 24 giugno del 1717 da uomini liberi e forti) con la sola finalità (altro non saprei fare mancandomi strumenti culturalmente adeguati a tale materia) di allertarvi rispetto a chi vi venisse a raccontare storielle semplificatrici  rispetto ad esempio su quanto accade, di questi tempi, dentro e fuori le Mura Vaticane e intorno alle ossa di San Pietro. Ho fatto il riferimento anatomico perché se vi dicessi che da decenni ci sono personaggi (ignoti al mondo profano) che discutono se abbia fatto bene o meno il papa Paolo VI (e quale significato abbia avuto tale annuncio) a parlare pubblicamente del ritrovamento sotto la Basilica vaticana di tale reliquia sono certo che non mi credereste. A fronte di tale affermazione voi direte che non solo sparo le mie solite cazzate ma che i grandi della terra hanno altro da fare che sentire dissertare se Paolo VI, nel giugno del 1968, abbia esercitato una intromissione della teologia negli affari della scienza (come già nel caso Galileo Galilei, per intendersi) o meno. E invece, non è così.

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Ad esempio, finito il Concilio Vaticano II, un membro autorevolissimo del Grand Orient de France (GOdF) sostenne che senza dubbio alcuno il Vaticano II era  stato effettivamente un Concilio cattolico: “la Chiesa conciliare di Paolo VI è sempre la Chiesa di Roma, fedele ai suoi dogmi e di nuovo non c’è nulla”. Altri, altrettanto autorevoli massoni (membri di diversa osservanza cioè in questo caso la Grande Loge de France), addirittura, mentre era in corso il Concilio Vaticano II, lo interpretarono come una “rivoluzione” voluta da Giovanni XXIII e da Paolo VI e partita da suggerimenti di quella loggia massonica francese a cui si diceva appartenesse Giovanni XXIII. Lo spirito del Concilio, per questi fratelli dotti, non sarebbe stato altro che lo spirito della Massoneria. Capite che le cose raccontate così si complicano e quando si arriva, 47 anni dopo, a sentire annunciare un giubileo straordinario in nome della Misericordia (valore intimamente massonico), dopo che Papa Francesco ha dedicato tutto il suo agire di questi primi tempi di pontificato a non lasciare “nessuno indietro” (altra espressione fortemente latomistica), ci si chiede se qualcosa, da quel lontano 1968, si stia muovendo. Infine, avendo sempre sentito papa Francesco, dal primo giorno del Pontificato, evocare i valori di fratellanza, di equità, di universalità tra gli uomini e averLo visto instancabilmente all’opera in questa direzione, pensare (ecco il “pensar male” dell’incipit) che dietro gli attacchi di questi mesi ci sia una ostilità alla possibile fratellanza e “riconciliazione” perseguita grazie al superamento e l’unione degli opposti, non è “farneticare” se si vedono le tracce di complotti luciferini. Il superamento degli opposti, non ve lo devo dire, è un pensiero tipicamente alchemico e quindi patrimonio di non pochi pensatori massoni.

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Come ho detto, a pensare male a volte ci si prende e non escluderei quindi che ad ambienti e poteri ultra forti (che esistono a discapito di chi “negazionista” vi vuol far credere che gli asini volano e le cose accadono senza una regia pre-pensata) la capacità di fare strategia da parte di Bergoglio a sostegno della riconciliazione e della fratellanza tra i diversi, tutti obiettivi perseguibili grazie alla riscoperta della Misericordia e dell’Umiltà, non vada a genio. Anzi, è certo che tale capacità di ragionamento, colto e lungimirante, venga considerato una vera minaccia alle modalità con cui quegli stessi poteri ultra-forti ritengono loro diritto tiranneggiare le genti che sentono, in una scelta conservatrice e antidemocratica, un loro diritto governare il Mondo, secondo una logica di servi e di padroni. Ma la Massoneria non nasce con queste finalità di sopraffazione e di inibizione delle libertà e tantomeno la Prima Chiesa di Cristo. L’ostilità a queste strategie, sia pur rispettose delle proprie origini e diverse tradizioni (massonica e cristiana), è movente forte a sufficienza per far compiere le azioni scellerate che vediamo in essere tendenti a sabotare il dialogo riservatissimo che potrebbe essere già in atto e vicino a dare i frutti agognati da tutti gli uomini consapevoli e di buona volontà.

Oreste Grani/Leo Rugens