Mission impossible: ventimila israeliani contro Zuckerberg, the Most Influential Jews in the World

Schermata 2015-11-05 alle 00.51.14

We are now, despite our desires and our efforts for peace and for tranquility, we are now in the midst of a campaign, an assault, and not the first one, that seeks to murder Israelis wherever they are. And this campaign is incorporating medieval ideology with modern technology. It’s a unique combination.

I am seeing it primarily on the social networks. I’ll talk about it in a minute. And we know for example that the various attackers are using their Facebook pages to indicate what they are, to absorb messages of incitement. I appreciate the fact that Facebook is trying to find the balance between free speech and the safety of the public. I think that warrants special attention in this case. 

Testo tratto dall’incipit del discorso di Benjamin Netanyahu al 37° World Zionist Congress, 20 ottobre 2015

Pochi giorni dopo appare la seguente notizia:

Il figlio di Richard Lakin ha incolpato le campagne on-line di istigazione all’odio per la morte di suo padre, deceduto martedì a causa delle ferite riportate due settimane fa in un attacco terroristico a Gerusalemme. “Non può essere che il social network più potente del mondo, la cui influenza è probabilmente superiore a quella dei capi di stato, permetta ai terroristi di esortare all’assassinio di ebrei innocenti” ha detto Micha Lakin alla tv Canale 2, facendo verosimilmente riferimento a Facebook, e ha aggiunto: “Mio padre è morto a causa della stessa istigazione all’odio contro cui aveva combattuto tutta la vita”. Richard Lakin figura come primo firmatario di una class-action intentata lunedì scorso alla Corte Suprema dello stato di New York da ventimila israeliani contro Facebook accusato di ignorare la diffusione di messaggi palestinesi che fomentano la violenza contro gli ebrei.

Vedi originale Israele.net 28 ottobre 2015

Dalla tragedia al ridicolo: 20.000 israeliani contro l’americano Zuckerberg: “ranked first on the list of the “Most Influential Jews in the World” by The Jerusalem Post” secondo Wikipedia.

Ricapitolando: il 20.10 Bibi critica Facebook, il 28.10 tale Lakin più 19.990 israeliani firmano una class action contro Zuckerberg (classe 1984, beata giovinezza! ora che ci penso ma guarda tu che anno ha scelto per nascere…).

C’è del metodo nella follia… a meno che non sia follia.

Da tempo i lettori di Leo Rugens sono avvertiti del fatto che le classi dirigenti planetarie si sono costituite in bande transnazionali come evidenzia lo scontro tra repubblicani e Obama quando Netanyahu fu invitato al Congresso e nemmeno ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti, a ridosso delle elezioni vinte dall’israeliano.

Dunque, un manipolo di 20.000 disperati contro il social network che conta più di un miliardo di individui, che dire?

O si sta tentando un esperimento legale per vedere cosa accade a una società quotata in borsa se subisce un attacco di questa portata oppure si sta facendo della propaganda spicciola oppure, si sta esercitando una pressione formidabile su Zuckerberg per qualche ragione legata all’oggetto del contendere, ossia Facebook, ipotizzando che l’americano si sia rifiutato di collaborare con il governo di Bibi, in che modo lascio a voi immaginare.

Per ora la notizia della class action è stata rimbalzata da fenomeni come L’Opinione diretta da Arturo Diaconale o da piccole realtà del web, a dimostrazione che nessuno può credere che si tratti di una cosa seria. Per quanto 20.000 firme in così pochi giorni sono un bello sforzo organizzativo. Forse che l’operazione era già stata organizzata prima che Bibi la lanciasse al Congresso sionista?

Ah, la cosa meno importante di tutte è che Bibi sia davvero preoccupato che gli accoltellatori o i terroristi utilizzino Facebook per compiere il male, ma del resto è una vecchia tecnica coprire i propri fallimenti militari e politici chiamando in causa chi non centra un benamato cazzo.

Forse è ora che l’intelligence più forte del mondo si dia una sveglia e che oltre ai confini vigili anche sulla lucidità dei suggeritori di Bibi.

Dionisia

P.S. Da oscuri siti made in USA rimbalzarono accuse di negazionismo all’onesto Giuseppe Grillo in quel del 2013 durante la campagna elettorale. Pochi minuti dopo l’inizio del discorso il Primo ministro israeliano affermò: “Hitler didn’t want to exterminate the Jews at the time, he wanted to expel the Jews“; fino a ora nessuna delle ardue esegesi del testo mi hanno convinto che dica altro da ciò che dice.

Quando il Signore vuole perdere un uomo lo fa uscire di senno.

Schermata 2015-11-05 alle 00.50.32