Se fossi Berlusconi, su quel palco non ci salirei. Ve lo dice uno che a Bologna nel ’77 c’era

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Sono le ore 10:00 di domenica 8 novembre e non va tutto liscio dalle parti di Bologna. Anzi, mi sembra che un incendio doloso allo snodo ferroviario stia creando allarme e disagi alla circolazione dei treni.

Speriamo che il dissenso e le provocazioni, da una parte e dall’altra,  si limitino a questo primo grave episodio. Speriamo ma come si dice chi di speranza vive di speranza muore.

Leo stanco di dire “ve lo avevo detto”.

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Sono le ore 12:00 e a via Stalingrado a Bologna mi sembra che ci sia un numero notevole di giovani che sono determinati a fare casino, molto casino, per richiamare l’attenzione su un fatto politico di non poco conto: dei razzisti (e quindi dei fuori legge), vorrebbero cominciare una resistibile ascesa verso il governo della Repubblica che è già mal governata ma che non si merita addirittura che dei neo-razzisti xenofobi prendano il potere.

Di seguito trovate il post originale scritto ieri sera in attesa degli eventi.

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXNell’ambito della complessa attività di contrasto che in quel momento svolgevo, in strettissimo rapporto con gli ambienti dell’estremismo di sinistra che già da tempo stavano dando vita all’organizzazione e alla pratica della lotta armata, in una visione e una assunzione di responsabilità civile e politica, decisi che era mio dovere inoltrarmi, con un salto di qualità, a mio rischio e pericolo, nel rapporto fiduciario che stavo costruendo con detti ambienti. Acconsentii quindi, dopo essermi procurato una vettura immatricolata a nome di un’istituzione “militare” della Repubblica italiana (era una Pegeout 206) affidata come mezzo di trasporto ad uso privato ad un tenente di cui mi fidavo, a far entrare a Bologna, in stato d’assedio per i gravissimi incidenti già da ore in essere, Luigi Rosati (il marito della brigatista Adriana Faranda) persona a sua volta, sia pur non clandestino, già dedito alla attività illegale, Giancarlo Davoli, altro giovane che in rapporto sodale con il Rosati ed altri romani tutti formatisi politicamente nelle sezioni (Centocelle e via del Boschetto) di Potere Operaio viveva in una condizione di semiclandestinità e di attività illegali quali piccoli attentati, espropri, furti d’auto. C’era in macchina con noi una terza persona da anni, strettissimo amico di Valero Morucci e di cui non ritengo ancora arrivato il tempo di fare il nome. Così come quello del tenente che mi affidò la vettura. Così organizzati, andò tutto bene e arrivammo nel cuore della città quando entrare era per altri ormai impossibile e ci recammo a casa di un intellettuale di grandissima qualità (così io lo ricordo e ancora oggi lo considero), Francesco Berardi detto Bifo, fondatore tra l’altro di Radio Alice emittente che in quelle giornate drammatiche (era stato ucciso poche ore prima Pier Francesco Lorusso – Bologna, 7 ottobre 1952 – Bologna, 11 marzo 1977) coordinava il dibattito e i comportamenti in piazza di migliaia di giovani.

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Usciti da quella casa in centro, verso mezzanotte, fummo immediatamente tutti identificati ma, seduta stante, lasciati liberi. Questa premessa non per farmi vanto di nulla (perché di nulla c’era e c’è da vantarsi) ma solo ed esclusivamente per dire che io c’ero a Bologna in quel drammatico 1977  e ritengo, ormai vecchio, stanco e amareggiato di sapere come sia facile che le situazioni degenerino e come, a farci scappare il morto, non ci voglia nulla. Dico questo non per procurare allarme (che è un reato che non ho mai commesso e che non voglio certo ora cominciare a commettere) ma perché percepisco tra le righe dei comunicati stampa che la decisione di andare a Bologna di Salvini, spalleggiato – in un primo tempo, poi il 6 novembre hanno cambiato idea in extremis – dai poundisti (i giovani che aderiscono a Casa Pound) ansiosi di esistere e di menare le mani, potrebbe assomigliare a mille altre esche/miccie che ho visto organizzare e spregiudicatamente essere accese in questo nostro Paese martoriato (a Bologna, in chiave ancora irrisolta, qualcuno i 85 morti è riuscito a farli, il 2 agosto del 1980) da personaggi politici spesso cretini, spessissimo professionisti (italiani o stranieri che fossero) della provocazione e della destabilizzazione o, semplicemente, da criminali prezzolati in cerca di scariche adrenaliniche.

Non credo che l’Italietta avrebbe oggi anticorpi sufficienti per reggere ad un effetto domino che si dovesse innescare nuovamente a partire proprio da Bologna. Non credo che una sequenza di provocazioni che iniziasse proprio domenica non porterebbe, con l’aria che tira, ad un rafforzamento di quel clima di sospensione della sovranità popolare che già da troppi mesi è in atto. In Italia nulla ormai è fatto dentro a canoni di legittimità. Pensate solo che poche ore addietro la Consulta ha riaperto la possibilità di cambiare alla Banca d’Italia le vecchie lire che Monti (la persona per bene!) illegalmente aveva decretato che fossero anticipatamente da considerare carta straccia. Un luogo dove avviene una cosa del genere non lo possiamo più chiamare “Repubblica” ma bordello organizzato. Anche perché, sempre la stessa autorità, mi sembra che abbia sentenziato l’illegittimità del Parlamento così come è stato “formato” attraverso una legge non regolare a tutti gli effetti. Se da lunedì mattina è possibile nuovamente cambiare le lire in euro mi dite perché la Consulta non conti un cazzo quando dice che si è svolto il rito elettorale con regole che tali non dovevano essere considerate? Forse perché, in un caso serve immettere nuova (cosa che trovo giusta comunque) liquidità e allora si attua la disposizione per le lire da cambiare in euro ma non per votare, temendo gli usurpatori che in una nuova votazione regolare, il vincitore sarebbe il M5S. E voi, in un posto segnato da tali incertezze, non pensate che possa essere estremamente pericoloso far scegliere Bologna come luogo della prova di forza neo-conservatrice tutta indirizzata a buttare all’aria le carte e, facendo degenerare ulteriormente il clima già teso del Paese, provare a fermare il prevedibile successo del M5S? Oltretutto, gli eversori xenofobi (Salvini e Casa Paund) si portano dietro Silvio Berlusconi come copertura a quanto, in sua presenza, potrebbe accadere.

Il fatto che la mummia di Arcore abbia accettato il rischio di fare la foglia di fico di gravissimi moti di piazza che potrebbero verificarsi nella città felsinea, è la prova di quanto il presidente del Milan sia pessimamente consigliato e anche – ormai – un po’ rincoglionito.

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Facciamo conto che qualcuno (non sarebbe la prima né l’ultima volta) abbia preparato il trappolone eversivo come fortemente teme questo ininfluente e marginale blog e che si scateni la piazza, che minchia c’entra Berlusconi con tutto questo? Berlusca è stato ed è di tutto ma non un stupido fascistoide e lo dico certo di quello che dico. Se scende in piazza, anzi, se sale sul palco, può essere solo che gli lo abbia ordinato Putin e nell’ordinarglielo abbia esteso l’ordine al già comprato Matteo Salvini. Ma queste sì che sono cazzate.

In questa storia non c’entra Putin che ha altre gatte da pelare ma solo la paura di essere mandati (sia pur con un po’ di ritardo) “tutti a casa” dalla marea montante del M5S.  E per non essere mandati “tutti a casa”, questa feccia parapolitica è pronta a fare qualunque cosa contro la Repubblica democratica e il suo popolo sovrano. Se fossi in Berlusconi (e non lo sono come è evidente) a Bologna non ci andrei.

Oreste Grani/Leo Rugens

Pier Francesco Lorusso

Pier Francesco Lorusso