Libera nos a Matteo

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Fulminato dalla improvvisa consapevolezza della propria nullità

Sempre di più, nuovo consiglio d’amministrazione o meno, tira aria di culto della personalità in RAI e negli ambienti giornalisticamente affini: Matteo Renzi prima di tutto e di tutti, Matteo Salvini, manco a dirlo, Matteo Orfini pure. Bisogna chiamarsi Matteo o, semplicemente, avere un nome che cominci per Emme come Mussolini? Anni addietro, in questo paese che ha inventato e poi fatto lievitare il Fascismo in tutto il Mondo, ispirando da Roma il nazionalsocialismo, il franchismo, il salazarismo e altri minori fenomeni dittatoriali, non ci siamo fatti mancare nulla in quanto a idiozia subalterna e leccaculante del ducetto di turno.

Ieri, 9 novembre, a Roma, potevano essere le 17.30, ventiquattro ragazzotti a bordo di dodici scooter, ognuno portante una bandiera italiana, scorrazzavano per le principali vie del centro, Piazza della Repubblica, via Nazionale, Piazza Venezia ritmando a gran voce, uno slogan che non richiede alcun commento per coglierne la gravità implicita: “Dalla Grecia all’Ungheria, la democrazia la spazzeremo via!”. Dichiararsi tanto antidemocratici da essere pronti a ramazzare via la libertà e la democrazia, direbbe quel simpatico signore che guida la Chiesa e lo Stato vaticano, è un reato.  Ma oggi, nel cuore della città, a nessuno veniva in mente di fermare i giovani che mi sarebbero anche simpatici con il loro tricolore se non si atteggiassero a squadristi molto cretini e molto razzisti.

Comunque, per tornare a strapparci qualche sorriso, tenete conto che quanto pubblico di seguito è autentico secondo la classificazione che usiamo in questo blog:

A  LUI!

M entre triste languivi, patria bella

U miliata da ingrati, vittoriosa,

S orse in cielo, per te, fulgente stella,

S tella, ma più di tutte luminosa!

O sanna all’astro che voler divino

L ibrò nel cosmo per nunziare al mondo,

I  l trionfo del tuo nuovo destino!

N ella gran luce che d’incontro spande,

I  ddio vuol che si legga: ITALIA GRANDE!

Questo panegirico fu scritto – nel 1923 – ad opera di un cretino che si sentì poeta.

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Uno statista si vede dal suo cappotto

Quindici anni dopo, nel 1938, si ha riscontro di una scritta graffita in un orinatoio della Lancia di Torino, officina  motori, profetica nella sostanza ma imprecisa rispetto alla data prevista (seconda settimana d’ottobre) per la morte cruenta del duce degli italiani:

M orirai

U ucciso

S econda

S ettimana

O ttobre

L iberando

I  intera

N azione

I  taliana

Il cognome del ducetto di turno, RENZI, è troppo corto. Tra i due, era meglio BERLUSCONI per fare rime e previsioni macabre. Per Renzi, basta Maurizio Crozza e la sua band di fuori classe.

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Da notare la cravatta rosso repubblicano

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Tutto sta nella scelta dell’asola giusta