E alla fine qualcuno (oltre a noi) il nome di Francesco Gaetano Caltagirone l’ha pronunciato

 

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Da anni aspettavo che qualcuno, oltre questo marginale e ininfluente blog, facesse il nome che finalmente l’imputato Luca Odevaine (e poi dicono che la carcerazione preventiva, in questi casi, non serva!) ha fatto: dietro ad Alemanno, c’è Francesco Gaetano Caltagirone il quale ora minaccia querele ad Odevaine stesso e a chiunque amplifichi le sue dichiarazioni.

Da alcuni anni che scriviamo che il puparo che ha voluto il cambio da centro sinistra a centro destra, in una ipocrita alternanza di colorazione politica, era Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore/finanziere armato e difeso da tutti i suoi soldi e dal giornale più letto nella Capitale ma, in quanto ininfluente blogghino, nessuno ci ha dato retta e non ci siamo beccati alcuna denuncia. Ora siamo prontissimi ad amplificare ogni affermazione che sarà fatta davanti ai giudici che dovesse riguardare “le mani sulla città” che non possono che essere che quelle dei famelici storici palazzinari. Non credo che troverete nessun cittadino organizzato nel M5S. Siamo determinati quindi a non smentire nulla e a pagarne le eventuali conseguenze. Punto e a capo.

Ora si può procedere, fino a ragionare di mafia o di non mafia. Se questo nome non fosse risuonato – da subito – nell’aula del Tribunale, ci saremmo trovati di fronte ad una strana messa in scena dove Alemanno era il pensiero e Odevaine, Buzzi ed altri, l’azione.  Alemanno, come spero sia chiaro al mondo intero, difficilmente sa dove e come allacciarsi le scarpe da solo (non può andare in giro a meno che non indossi i mocassini o l’infradito) e questo ce lo conferma Umberto Croppi, in tutte le salse, nel libro che gli ha voluto/dovuto dedicare quando è stato tradito dal cretinetti Alemanno e quando l’ex assessore alla cultura ha cominciato a capire come sarebbe andata a finire l’avventura del sindaco ormai solo e in balia delle “cattive compagnie”. Dobbiamo quindi, per avere chiaro come e perché le degenerazioni criminali siano cresciute in modo esponenziale proprio durante l’amministrazione del ragazzotto amico di Riccardo Mancini, Maurizio Flammini (non vi dimenticate mai la farneticazione della Formula Uno all’EUR!), porci il problema di chi, in quegli anni, custodisse i custodi. Se non lo avete capito ve lo ribadiamo: noi, non solo abbiamo fatto il tifo, da quando si è insediato a Roma, per il signor Procuratore generale Pignatone ma riteniamo la sua decisione di contingentare il tempo del maxi processo, un colpo di genio che eviterà uno sbrodagliamento dei passi salienti del processo fino a delle ipotetiche “calende greche” perché si arrivi alla sentenza di 1°grado.  “Calende greche”, loro per prime, nemiche della verità.

Dicevamo quindi che Francesco Gaetano Caltagirone, abituato a fare il bello e il cattivo tempo a Roma e in mezza Italia, al solo sentire fare il suo onorato nome in un quadro maleodorante come il processo “Mafia Capitale”, minaccia sfracelli giudiziari: querele a go-go a chiunque lo infanghi. Il finanziere un tempo anche  costruttore, dimentica che ormai il vaso di Pandora è rotto e che, sia pur con le difficoltà del caso, le responsabilità politiche, affaristico-morali del degrado di questa nostra amata Roma non può essere che non vengano attribuite al vero re di Roma che non era certamente il bravissimo calciatore ma ingenuotto, Francesco Totti.

Oreste Grani/Leo Rugens che si consola con l’aglietto (come si dice a Roma bella nostra) del poter dire che noi, il nome di Francesco Caltagirone, lo avevamo fatto molto prima di Odevaine

 

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