Scrivo il post sperando che venga letto dalla dirigenza disperata della Volkswagen

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“Una volta qualcuno disse, descrivendo una donna, che il suo viso era perfetto a parte un piccolo difetto; ed era quel difetto che la rendeva bella”

Questo pensiero è di Arno Penzias, premio Nobel per la fisica nel 1978 per aver scoperto la radiazione cosmica di fondo rimasta dal Big Bang che diede vita, per alcuni astrofisici, all’Universo. Questa cosa che un difetto potrebbe rendere belle le Volkswagen mi gira nella testa da quando è scoppiato lo scandalo delle auto taroccate. Per qualche giorno, lo confesso, ho goduto solo a ricordare l’arroganza dei tedeschi che rimbrottavano i greci infidi per aver modificato un po’ di numeri dei loro conti. Poi, come a volte mi succede, ho cominciato ad avere compassione per l’arrogante cretino di turno (i boriosi imprenditori tedeschi da prendere ad esempio per la loro efficenza!) e ho pensato di girare “gratis” il suggerimento di marketing di fare del difetto e delle traversie in essere (la casa automobilistica potrebbe in teoria fallire) elementi per far innamorare milioni di consumatori che potrebbero provare tenerezza e attrazione per la donna/auto con un difetto che la fa bellissima.

La situazione  è talmente grave che provarci non costa niente. Anzi. Se va dritta, spero che qualcuno a Berlino si ricordi di me e di questo pensiero di marketing strategico che propone di fare della fine tragica di un brand il suo stesso punto di forza.  Io saprei come ideare e realizzare una campagna così concepita e ritengo che affidando questo spunto creativo alla rete (dal momento che in tanti mi leggete dalla Germania) di cogliere un’occasione. Per me e per il colosso mondiale.  Provare, anche per me, non costa nulla.

Oreste Grani/Leo Rugens