Un Nathan è stato accoltellato a Milano. Chi soffia sul fuoco?

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Si trattasse dell’Armando, trovato con un coltello nel costato, non ci sarebbe molto da dire, purtroppo si tratta invece di un cittadino ebreo israeliano: Nathan Graff, quarant’anni, genero di un rabbino di origine afghana, Hetzkia Levi.

Poche ore prima erano stati arrestati alcuni curdi che avevano base anche a Merano con l’accusa di essere vicini all’ISIS.

Facile pensare che l’accoltellamento sia in qualche modo collegato, ma non ci va di pensarlo, altrimenti dovremmo immaginare che sia in essere qualche accordo modello Lodo Moro.

Dato il luogo, Milano, sede del più inverecondo movimento politico italiano della Repubblica, la Lega Nord, ci viene in mente il rifiuto di Israele di concedere il visto a Salvini (voci del web dicono che nella Lega serpeggi un antisemitismo maggiore di quello degli amici di Alemanno…), ma escludiamo che il gesto sia una ritorsione. Ah, Milano, la stessa città teatro della extraordinary rendition di Abu Omar.

Potrebbe trattarsi di un qualche regolamento di conti legato all’attività o alla vita della vittima, ma è un’ipotesi puramente accademica.

Alcuni evocano l’intifada dei coltelli e aggiungono che questo è il risultato della tolleranza degli europei verso l’Islam e dell’antisemitismo europeo. Boh

Dal nostro punto di vista, questo accoltellamento potrebbe svolgere un’ottima funzione se indirizzato a creare tensione e paura nella popolazione italiana, intossicandone l’opinione e alzando il livello di ostilità verso gli Altri, immigrati o ebrei che siano. A che fine?

Come tutti sanno, il Paese è sull’orlo di un cambiamento epocale, giacché il M5S allo stato attuale è dato per vincente un po’ ovunque, sia a livello locale sia a livello nazionale. Le classi dirigenti lo sanno e per questo sono terrorizzate anche perché, come auspicavamo, in molti sono pronti a tradire e, anche se non potranno mai salire sul carro del vincitore, desiderano ragolare un po’ di conti e di sfogare un po’ di frustrazioni.

Cosa di meglio, allora, dal rispolverare la vecchia e collaudata “strategia della tensione”, rivista e corretta per l’occasione, giacché in giro di bombaroli non se ne vedono? Non, ripeto non stiamo insinuando che l’attacco sia stato pianificato in una qualche centrale, bensì che l’episodio, qualunque sia la sua natura, verrà utilizzato per alzare il livello della paura, soprattutto nella già spaventatissima comunità ebraica italiana.

I segnali della paura che serpeggia nella comunità sono palesi e aumentano sia per l’impotenza dimostrata dall’invincibile intelligence a fronte di una tecnologia arcaica qual è quella del “coltello” sia per il boicottaggio che la UE sta attuando con la richiesta di marchiare i prodotti provenienti da Israele.

Si aggiunga che la scemenza “negazionista” di Netanyahu ha lasciato molti interdetti e come avevamo immaginato ha alzato di molto il livello dello scontro. Se accusi il mondo arabo nella figura del Muftì di avere incubato il pensiero dello strerminio, come non immaginare che qualcuno non voglia accreditare quella affermazione?

La paura cui facciamo riferimento ha anche un’altra problematica origine, legata all’affermarsi prepotente del M5S visto da alcuni come un soggetto pericolosamente antisemita. Boh.

È matematico che se aumenta la paura diminuisce la lucidità, ma il paradosso è che l’attacco a un Levi, in un paese dove l’antisemitismo è negato quasi fosse la lebbra e dove invece prospera fin nelle curve degli stadi, non getterà gli “italiani” nel panico né aumenterà le loro paure. Chi ha commesso il gesto lo sa.

Ne deriva allora che il gesto potrebbe addirittura essere utilizzato per aumentare il serpeggiante odio antisemita sulla base di un: ve la siete cercata.

Il momento è grave.

Dionisia