350.000 accessi li festeggio, in queste ore cupe, con un omaggio ed un incitamento ai rappresentanti nel Copasir del M5S

Leone

128 morti, 250 feriti di cui 99 gravissimi: un obiettivo catastrofico raggiunto con relativa facilità e con poche perdite (sono solo sette i terroristi uccisi), negli attacchi simultanei. Forse dobbiamo porci il problema di quanto sia stato facile colpire la capitale della Francia anche e non solo per le evidenti sottovalutazioni di alcune informazioni che si dice circolassero e un certa incapacità ad elaborare analisi basate su precedenti anche recenti. Forse, come dice, con puntualità e senso della gravità dell’ora, la nostra Dionisia, stiamo scoprendo (non noi che lo sappiamo da tempo) che la sorella Francia è guidata da “personaggetti” – direbbe l’ibrido Crozza/De Luca – inadeguati alle complessità che ora si devono saper affrontare.

Dionisia è spietata nel giudizio (PRESIDENTE HOLLANDE, A CHE SERVE CHIUDERE LE FRONTIERE?), come solo le donne sanno essere ma ha ragione e, quello della inadeguatezza, è anche il dubbio che ho sentito esprimere, ieri, dal generale Leonardo Tricarico, persona che, quando era in servizio, se ne intendeva della materia di cui stiamo ragionando e che anche oggi ne capisce quanto basta perché si dato credito alle sue perplessità. Ma come è potuto accadere un tale massacro e con tanta facilità dopo che da giorni anche i muri a Parigi sapevano che l’attacco era imminente? E l’episodio del trafficante d’armi montenegrino arrestato, è vero o siamo di fronte ad una leggenda metropolitana fresca-fresca? Dobbiamo credere che nella terra dei leggendari poliziotti, non si riesce più a far parlare i prigionieri? Facciamo i garantisti con uno che traffica in armi? Per amor del nostro futuro, speriamo che questa cosa del montenegrino non sia vera, altrimenti c’è di che rimanere attoniti e non solo perplessi. Ma a cosa sono servite le grandi orecchie elettroniche che tutto sentono e che tutto dovrebbero consentire di prevenire? Dove erano e che facevano i numerosissimi informatori fluenti in lingua araba come solo i francesi eredi dell’impero coloniale nord africano francofono hanno in questo momento e in abbondanza?

hollande-kazakhstan

Inoltre, l’arrivo dell’esercito, a cose fatte, i fratelli francesi se lo potevano risparmiare. Affluire quando – eventualmente – si sarebbe dovuto defluire, è cosa imbarazzante che neanche più quegli scolaretti indisciplinati degli italiani (quelli a cui è stata negata negli anni ogni tipo di chiarezza su Hyperion, sui brigatisti e altri altri terroristi francesizzatisi, sulla fuga oscena del pluriomicida Cesare Battisti, sui nostri morti di Ustica che non sono stati certo 129 ma comunque 81 e altrettanto innocenti) avrebbero fatto. Che dire, come dice bene Dionisia, della chiusura delle frontiere. Ma fallo e basta se proprio pensi che qualcuno – quella sera – sia tanto scemo (e non mi sembra che lo siano) da provare ad andare all’estero!

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Viceversa, dalle  prime informazioni emerge un dato che non sottovaluterei per le delicate questioni implicite: tre degli attentatori erano “belgi”. Qualche giorno addietro, parlando con un caro amico in visita a Roma, esperto di cose complesse, residente da qualche mese presso la Comunità europea per incarico politico, mi parlava di “sensazioni” intorno a presenze in Belgio di pericolosi fanatici, interrati e dormienti, ma pronti all’azione. Il Belgio è maledettamente ben dislocato ed evidentemente torna utile risiedervi per muoversi rapidamente in varie direzioni continentali grazie ai treni ad alta velocità e ad una rete autostradale fitta ed efficiente. Se già non ci fossero motivi sufficienti, anche questa appartenenza formale (i passaporti) e queste scelte logistiche, dovrebbero dirla lunga sulla difficoltà di – ormai – parare i colpi. Che i fobici xenofobi polacchi se ne escano con la necessità di chiudere ulteriormente le frontiere perché uno dei sette massacratori aveva lo stato giuridico del rifugiato, è la conferma che il Califfato, a Parigi, ha vinto con un drammatico ed eloquente 129 a 7. Soprattutto in scienza della comunicazione! I nostri acerrimi nemici sono all’attacco e non si meritano anche i vantaggi derivanti dalle nostre ulteriori idiozie complici: ogni restrizione di forma, ogni limitazione di libertà, ogni cambiamento di abitudini concesso alla paura farà il gioco di chi, dichiarando guerra, ci obbliga ad uno confronto impari in cui non riusciremo in tempi brevi (ma neanche in vent’anni) ad adeguarci a quei climi di allerta e predisposizione alla morte a cui sono stati costretti dalle guerre che, non richieste, sono state portate dalle lobbies guerrafondaie dentro i loro confini e tra le mura delle loro case. Non giustifico niente e nessuno ma “non si fa a botte” con Carnera o Tyson avendo fino al giorno prima incrociato i guantoni in un raffinato college anglosassone. Loro per motivazione ed addestramento sanno giocare (come abbiamo anticipato nel post È cominciato il torneo di Backgammon (Il gioco della vita) ma non tutti hanno capito quale sia la posta in premio) al gioco della vita molto, molto, molto meglio di noi anche se in quel post introducevo l’informazione che, nel tempo, un italiano era diventato un grande campione proprio a quel gioco da tavolo. Anche a bridge gli italiani giocavano in pochi e spesso male ma il sottoscritto ha avuto, come compagno di liceo, uno che un giorno, applicandosi e motivato, è diventato campione del mondo di bridge, cioè l’imbattibile Lorenzo Lauria. Per ora, effetto sorpresa o meno (certo che nell’arte militare conta) venerdì sera a Parigi, la partita più che Francia-Germania è sembrata lo Spezia contro il resto del Mondo. Arriviamo alla Guerra Mondiale (questa è la terza) come sempre, nella sia pur breve storia italiana (esistiamo solo dal 1861), mal addestrati e mal equipaggiati e, soprattutto, mal comandati. Se qualcuno vi dice il contrario, cominciate a prendere le distanze e procuratevi robuste funi per legarlo o impiccarlo, a seconda di come la pensiate rispetto ai massacri di Caporetto nel nostro nord-est o dell’AMIR, nella gelida russia sovietica e di chi sia stata la colpa, se dei eroici soldati massacrati e dispersi o dei loro generali e politici di riferimento. A me hanno insegnato che i responsabili (sempre) delle tragedie politiche e militari sono le classi dirigenti e, pippe masturbatorie su cosa uno si merita o meno (ogni popolo ha la classe dirigente che si sceglie!) le lascio ai complici dei felloni doppiogiochisti che per troppi anni ci hanno governato e che si aggirano ancora – in troppi – nelle stanze del potere formale.

moncada

Non sono gli italiani che genericamente fanno affari in Qatar ma è tale Ignazio Moncada che tesse le trame di quelle connivenze (Ignazio Moncada, l’uomo venuto da ModicaIl Qatar, per la questione libica, richiama l’Ambasciatore al Cairo. Possiamo sapere chi in Italia è amico del Qatar?“Vivere sicuri non è solo un desiderio: è un diritto”. Firmato: Finmeccanica.). Non sono genericamente gli italiani che predispongono gli osceni accordi con la casa regnante saudita ma quella banda di faccendieri, dentro e fuori i nostri ministeri, che trainandosi al seguito gli imprenditori affamati di commesse, li taglieggiano e si arricchiscono incuranti che le stesse mani dei venditori/compratori che firmano gli accordi siano sporche di sangue oggi dei fratelli siriani, ieri dei disperati palestinesi, venerdì sera, a Parigi, dei francesi/europei, domani in Italia, fosse a Rimini piuttosto che a San Pietro, dei loro stessi amici, parenti, concittadini italiani. Per il business non si guarda in faccia a niente e a nessuno. E a dirlo siamo, in esaltante compagnia, del pontefice, un po’ gesuita e un po’ francescano, papa Bergoglio. Per soldi e vanità, ci si rotolava nel trogolo con i tedeschi che in quel momento andavano per la maggiore anche se sterminavano milioni di innocenti; per soldi e per vanità, ci si arricchisce oggi vendendo di tutto agli opulenti “ex-pastori” di cammelli come nel caso gravissimo e temiamo sottovalutato, dei tentativi, per fortuna, maldestri dei titolari della Hacking Team (vedi: Quali coperture internazionali stanno scattando intorno alla vicenda dell’Hacking Team?Ti prego web delle mille e mille cose futili e senza senso, non ti dimenticare dell’Hacking Team!Una storia di spionaggio e di cyber security super fica: Hacking Team). E adesso che sta per arrivare l’uragano, da una classe dirigente nota la mondo per la sua inettitudine e corruzione (lo sanno anche i califfi e i loro addetti stampa), dai loro complici e trombette giornalistiche, ci dobbiamo sentire dire che il problema che ci deve allarmare è che uno, due (fossero stati anche tutti e sette) gli attentatori di Parigi erano mimetizzati sotto la copertura di rifugiati politici? E stì cazzi? Che cosa c’entra questo con l’individuazione di chi fa affari con chi ha precedentemente armati i terroristi? Diffidate e cominciate ad affilate le vostra lame – se ne avete altrimenti procuratevele – quando sentirete dire, dai complici dei sauditi, cose paracul-xenofobe tipo “chiudiamo tutto”, “buttiamoli a mare”, “armiamoci e partite”. In quello stesso momento gli stessi “vermi solitari” (sempre affamati) si preparano a dire allo Stato (in realtà pensando a come fare per ripulire le sue già esangui casse) che c’è da avere paura in tale drammatica situazione e che c’è bisogno, non di una strategia colta, complessa, lungimirante, bidimensionale o a tutto campo che sia, con una pur recondita possibilità di avere successo, ma…di chilometri di filo spinato che, nel frattempo, si sono messi, prudentemente, a produrre in stabilimenti dove, rigorosamente mal pagandoli, i lavoratori sfornano l’arma risolutiva per togliersi dai coglioni i disperatati che fuggono dagli effetti delle bombe che gli affaristi stessi di cui sopra hanno provveduto – con altri imprenditori sempre a caccia, in altri stabilimenti ed con altre maestranze mal pagate –  a – precedentemente – fornire agli stati canaglia autori delle stragi che determinano l’ingiusto da cui si alimento il circuito perverso. Una vera “ecologia” messa a punto da questi fabbricanti del terrore: nulla va specato e un giorno scopriremo che dietro ai fabbricanti di lumini che la gente sente ancora il dovere di accendere sui luoghi dei massacri li producono gli stessi che vendono il C4 o il T4 plastico. O forse altro ancora più duttile e raffinato nella sua stabilità. Vigliacchi, traditori, affaristi complici di questi e di quelli che hanno armato gli assassini della vostra stessa carne, ora che avete concorso spietatamente a determinare le migliori occasioni per queste carneficine vorreste fare business anche sulle cause perverse del vostro agire?

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 03-02-2014 Roma Politica Camera dei Deputati - ddl "carceri" Nella foto Luigi Di Maio (M5S, vicepresidente Camera) Photo Roberto Monaldo / LaPresse 03-02-2014 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Bill for the reduction of the prison population In the photo Luigi Di Maio

Luigi Di Maio

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista

Paola Taverna

Paola Taverna

Carla Ruocco

Carla Ruocco

La prima cosa da fare è togliervi di mezzo, con le buone o le cattive, perché tutti possono guidare i comparti legati alla sicurezza collettiva, tranne gli stessi che hanno determinato, con trucchi e mistificazioni, il dramma in essere. Fermiamoci e rispondete, con semplicità assoluta: chi ha dichiarato la guerra in Iraq di cui ora tacete (l’unico a pentirsi è stato Blair) o, peggio ancora, di cui fate finta di non essere stati gli ingannatori del popolo che vi stipendiava trascinando, per sfregio ulteriore, i loro figli a morire nel più inutile dei modi? Se i morti di Nassyria (e faccio solo uno dei tanti esempi possibili), uscissero dalla tomba, risponderebbero loro alla mia domanda retorica (di cui mi vergogno solo per averla formulata), come sapevano fare, passandovi per le armi, fucilandovi alla schiena, senza onore, come vi meditereste. La guerra in Afghanistan (persa) l’avete organizzata e deliberata voi o Luigi Di Maio? Voi o Giuseppe Grillo da Genova? Voi o Gianroberto Casaleggio? Voi o Alessandro Di Battista? Voi o Paola Taverna? Voi o Carla Ruocco? Voi (ultimo ma non ultimo visto cosa si è messo in testa di fare) o Angelo Tofalo (http://www.angelotofalo.com/intelligence-and-security-come-funzionano-i-servizi-segreti/)?

Angelo Tofalo

Angelo Tofalo

Per soldi e per vanità vi siete fatti sodomizzare dai cammelli che ancora sono nelle disponibilità dei ex-cammellieri sauditi e, adesso, volete venirci a spiegare, voi che a mala pena vi sorreggete in piedi dopo la pratica sessuale a lungo praticata, come, quando e chi ci debba difendere dai quei cattivoni sanguinari dei seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi ?

Passate la mano e andate a curarvi le escoriazioni. I soldi non vi dovrebbero mancare per affrontare anche interventi di ricostruzione plastica rettale.

Mentre scrivo mi scopro scurrile come mai sono stato nella vita ma la misura è colma e il sangue, ancora caldo, di tutti ma, soprattuto, delle sorelle e dei fratelli francesi, colpevoli solo di andare a cercare nella notte parigina qualche emozione allo stadio, davanti ad un bicchiere di vino (italiano o francese che fosse), a sentire della musica disinibente, impongono una lucida, spietata (senza pietà nei confronti dei complici degli assassini) resa dei conti, morale e pratica. Pratica, soprattutto. Che i cittadini onesti, costretti come sono stati dallo schifo montante della corruzione e della incapacità della maggior parte di una classe dirigente di grassatori, ad autorganizzarsi nel M5S, si preparino, senza timore reverenziale, ad inoltrarsi sul terreno periglioso degli ambienti “segreti” che, per troppi anni, hanno comodamente appeso “l’asino dove il padrone voleva” e che, viceversa, avrebbero dovuto elaborare, per finalità istituzionali e congruità di retribuzioni, una strategia di Sicurezza Nazionale adeguata alle complessità e alle minacce che si delineavano. E’ indispensabile che i cittadini onesti, oggi parlamentari del M5S, formalmente delegati da milioni di italiani con l’ultimo volto libero espresso in questo ormai antidemocratico Paese, si facciano avanti, sicuri che non saranno lasciati soli e, pretendano, a norma di dettame costituzionale, di capire che cosa i dirigenti preposti, i rappresentanti della corporazione partitocratica, stiano facendo (o non facendo) per la doverosa sicurezza dei cittadini.  Diversamente, come si è visto a Parigi, saremo totalmente indifesi e, a cose fatte e a mazzolini di fiori portati sui luoghi degli eccidi avvenuti, dovremo anche sorbirci  gli arzigogoli dei responsabili di tale sciagure e le argomentazioni delle loro trombette gazzettiere, cartacee o elettroniche che siano. Senza imbarazzi e rifiutando logiche di riservatezza (che sono altro e avrebbero dovuto essere esercitate, in altro modo e in altri tempi), è ora di imporre un cambiamento sotto forma di una vera e propria epurazione culturale (sostanziale quindi) e non di avvicendamenti formali che pure urgentemente necessitano. Senza questo cambiamento paradigmatico culturale (in questo il professor Aldo Giannuli che vedo interno a questi vostri primi coraggiosi passi vi potrà essere di grandissimo aiuto) tutto sarà perduto o, meglio, nulla sarà possibile.

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Comunque, se ancora capisco qualcosa (vecchio e in difficoltà come sono), non sarete lasciati soli. Anzi, il mondo che c’è ma non si vede, vi soccorrerà come vi meritate e come la Repubblica ne ha disperato bisogno. Come si dice: la Fortuna (chiamiamola così!) aiuta gli audaci. E voi, quando avete deciso di entrare “in” politica, audaci lo siete stati.

Oreste Grani ancora Leone Ruggente    

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