I mastini [veneto-casalesi] della guerra alla conquista della Somalia

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Ordinerà “Strage” e sguinzaglierà i mastini della guerra.

Shakespeare, Giulio Cesare, III, I

Certo, certo. Ma siamo un paese [l’Italia] più sicuro anche perché c’è una parte del paese che è in mano alla criminalità organizzata, in cui i terroristi oggi, come le Brigate rosse ieri, non hanno o non hanno avuto spazio.

Generale Carlo Jan commentando l’attacco a Parigi del 13. novembre (vedi articolo completo)

Negli stessi giorni si è conclusa una brillante operazione di polizia:

Armi ai terroristi dal clan dei Casalesi, trovato il «listino prezzi» nell’azienda che costruisce elicotteri

NAPOLI – Trovati i listini dei prezzi di kalashnikov, pistole e carri armati nella sede della Società Italiana Elicotteri di via Salaria a Roma, coinvolta nell’indagine della Procura Antimafia di Napoli sul traffico di armi e uomini dall’Italia verso la Somalia e l’arcipelago delle Seychelles con l’aiuto del clan dei Casalesi. A trovarli sono stati gli uomini del Gico della guardia di finanza di Venezia due giorni fa, durante una perquisizione ordinata dai pm della procura Antimafia di Napoli.

E ora, l’inchiesta sugli intrecci tra camorra e terrorismo diventa interessante. Perché la Società romana con sede in Urbe Airport, specializzata nella fornitura di elicotteri nuovi e usati, non sarebbe abilitata all’acquisto di armi, ma solo alla vendita di pezzi di ricambio e servizi di manutenzione «on-site». Il suo amministratore unico, Andrea Pardi, sarebbe attualmente indagato dalla Dda partenopea assieme ad altre trenta persone.

Matassa difficile da dipanare: l’intreccio è pericoloso. Da un lato c’è il gruppo armato del boss Michele Zagaria, ancora in buoni rapporti con i Bidognetti di Casal di Principe e Parete. Dall’altra gli estremisti pronti a partire alla volta dello stato federale Somalo ed Etiope dove c’è il conflitto con il gruppo islamico. L’anima del progetto di reclutamento è, per la Dda, Omaar Kama, nipote di Alì Jama, l’ex presidente del Puntland accusato di aver contatti con una cellula vicina ad Al Qaeda. Al centro, c’è Napoli. E proprio dagli uffici della Procura Antimafia è stata ascoltata due anni fa, dalla polizia giudiziaria, la telefonata intercettata tra un uomo vicino al clan dei Casalesi, Francesco Chianese e Giancarlo Carpi, padovano, personaggio da un passato di estrema destra, inventore con altri della Legione Brenno. Da qui, l’inchiesta di oggi che arriva fino a Roma.

Sabato 14 Novembre 2015

Aggiungiamo un’altra notizia:

Un uomo, arrestato la scorsa settimana in Germania dopo essere stato trovato in possesso di armi ed esplosivi, secondo alcuni media tedeschi sarebbe collegato agli attacchi terroristici di Parigi. […]

L’arresto è avvenuto il 5 novembre durante un controllo di routine tra Salisburgo e Monaco di Baviera. L’uomo, originario del Montenegro, aveva nascosto diverse mitragliatrici, revolver ed esplosivi nel suo veicolo. Gli agenti della polizia hanno trovato una pistola nel vano portaoggetti, un fucile, otto kalashnikov, ma anche esplosivi e diversi detonatori. Nel corso delle indagini, la polizia ha scoperto che il sistema di navigazione del veicolo era stato programmato per raggiungere Parigi.
Sabato 14 Novembre 2015 (vedi articolo originale)

Considerare inopportune le parole del generale Jan mi sembra il minimo, rimarcare che sono anche false, doveroso. Dire che il terrorismo in Italia, nero o rosso che sia non abbia avuto un peso e una diffusione impressionante rispetto a paesi quali la Germania o la Francia è quasi criminale e sospetto.

Veniamo all’asse veneto-casalese e osserviamo che per avere osato parlare di camorra e in particolare dei casalesi, Roberto Saviano, un’occasione mancata che andrebbe velocemente recuperata a Intelligence collettiva, vive sotto scorta e mascariato dai De Luca di turno. Il tempo è galantuomo, caro presidente.

Ebbene, l’intreccio malavita organizzata, ex eversori di destra e terroristi vicini ad Al Qaeda dovrebbe farvi sobbalzare dalla sedia alla luce dell’orrore che avete provato per i fatti di Parigi; ma come, da un lato vendi le armi ai “bastardi islamici” e dall’altra urli “bastardi islamici” vi bombarderemo tutti? Sì, perché chi vuole la guerra è lo stesso che vende le armi, fino a prova conraria o è necessario esibire le fotografie? Le armi non si comprano al supermercato e la loro vendita è rigidamente regolamentata da precise leggi dello Stato, eppure a quanto pare c’è chi riesce a venderle nonostante tutto. Ecco come i mastini veneto-casalesi operavano:

Le armi La lista delle armi sarebbe stata ben fornita: da quelle leggere come bombe a mano e pistole Beretta a quelle pesanti come lanciarazzi, lanciamissili, mortai antiaerea carri blindati aerei e elicotteri. La procura stima in milioni e milioni di euro il giro d’affari sporchi della presunta rete criminale. Stando alle prime informazioni, sarebbero state rilevate trattative per la compravendita di materiali di armamento e dual use (cioè beni o tecnologie che possono essere usati in applicazioni civili ma anche nella produzione, sviluppo e utilizzo di beni militari) destinati a Somalia, Armenia, Costa d’Avorio, Iraq, Libia, Nigeria/ Iran, Sud Sudan e Angola. La compagine avrebbe utilizzato una società a responsabilità limitata italiana, nonché società estere, specificamente inglesi, con le quali imprese iraniane aggiravano gli embarghi internazionali per approvvigionarsi sul mercato internazionale. Anche nella predisposizione di questa architettura i veneti avrebbero avuto una posizione di influenza. (vedi articolo completo)

 

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Una domanda: che c’entrano gli iraniani che sono sciiti con la vendita di armi a paesi a maggioranza sunnita? Nulla, a riprova del fatto che chi traffica non ha bandiera o colore, con le dovute eccezioni sia chiaro, eccetto quello della valuta con la quale traffica e se non sono dollari sono eroina o petrolio, altro che “Islam”, altro che “dio”.

Qualcuno ha osservato che il terrorismo attuale abbia in prevalenza una matrice religiosa che risale alla religione islamica e che ciò lo rende per ciò stesso “islamico” (che genio!). Noto solo che avere sostituito “Marx” con “Allah” (spero di non urtare la sensibilità di alcuno e nel caso me ne scuso) al netto di avere spostato il traguardo dalla Terra al cielo, non ha modificato i meccanismi del terrore, che, aggiornati al tempo della rete, si nutrono degli stessi alimenti: povertà, idealismo, armi, droga e petrolio. Non saranno più le masse dei lavoratori a insorgere, saranno le masse di fedeli, orfane di quel pensiero laico che si riassumeva nel Baath, più o meno.

Veniamo quindi ai soldi, petrodollari, per l’esattezza, che dalle sabbie dell’Arabia felix o dall’antica Persia finiscono nei forzieri dei banchieri londinesi e da lì, con ogni evidenza, nelle tasche dei tanti aspiranti Bin Laden o Al Baghdadi che siano.

Abbiamo certo semplificato escludendo un mucchio di attori co protagonisti: turchi, egiziani, pakistani, francesi ecc. ecc. al solo fine di sottolineare e ribadire che terrorismo o insorgenza o un vero e proprio atto di guerra tra la gente come quello attuato a Parigi sia realizzabile solo ed esclusivamente con l’appoggio degli apparati di stato, con buona pace delle Fallaci che paiono non essersene mai accorte o se l’hanno capito e visto hanno lasciato che dai loro libri venissero solo stupidi slogan “anti” qualcosa.

Perché diciamo con assoluta certezza che vi siano gli stati o bande di stato a manovrare il tutto? Perché se non fosse così dovremmo credere che sia la SPECTRE, come suggerisce l’ultimo brutto 007.  Ma questo non crediamo, direbbe Crozza/Razzi.

Non stupisca l’interccio malavita/armi giacché come raccontano anche i film, se devi gestire la droga per pagare le armi non ci mandi un bocconiano.

Per completare il quadro, un piccolo sfogo: è mai possibile che la gente pensi che sia più percoloso un giovane idealista che brandisce un fucile mitragliatore, un pugnale o una cintura esplosiva rispetto a bugiardi come Tony Blair o un George Bush e ai loro lacché?

Dionisia

P.S. Non ci siamo dimenticati del montenegrino, tutt’altro, tanto è vero che vi invitiamo ad approfondire un altro bel soggetto, tale Romagnoli Massimo, ex deputato di Forza Italia, che in Montenegro fu arrestato meno di un anno fa. Il Montenegro conta 621.000 abitanti, tolte le donne e i bambini, i panettieri e i contadini, non credo che il circolo di chi traffica in armi sia poi così vasto. Il soggetto voleva vendere missili alle FARC e questo a un giudice di New York non sembrava opportuno.