Ministro Pinotti, come pensa di unificare gli eserciti europei?

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La signora ministro della Difesa, Roberta Pinotti (per la stima l’abbiamo inserita in un organigramma ideale proprio alla difesa anni fa) finalmente dice la cosa che si sarebbe dovuta porre come base di una intelligente e strategica politica europea, decenni addietro se non alla sua  “nascita”: unificare gli eserciti. Questo intendimento si sarebbe dovuto portare dietro la scelta inscindibile dell’unificazione delle intelligence di tutti gli stati aderenti alla comunità europea.

Gentile e ben intenzionata Signora ministro, Lei non può non sapere che siamo ad oggi sostanzialmente anni luce da questo risultato che chiunque capisce è la base della fine dei particolarismi e delle visioni miopi. Ma particolarismi e visioni miopi (se non di peggio) ci hanno portato alla fragilità attuale. Le intelligence in un mondo super globalizzato dovrebbero essere, per definizione, ubique e planetarie. Posso solo immaginare, per soldi e per risorse umane, a che  punto in realtà siamo. Io immagino e faccio “sogni”, Lei dovrebbe saperlo quanto questo sia un pio desiderio. Chi molla budget e possibilità di soddisfare vanità e potere implicito negli eserciti e nelle agenzie di intelligence? Ma su questa debolezza si sono basati non pochi “piani d’attacco” dei nemici, dichiarati o meno, anche solo dell’ipotesi degli Stati Uniti d’Europa.

Le intelligence europee sono praticamente dal dopo guerra in poi tutte fortemente caratterizzate prima dalla guerra fredda e poi dal tiro alla fune in essere. In questo lasso di tempo i doppi, tripli giochi sono stati all’ordine del giorno e ancora oggi nessuno sa dire quanto dei pregiudizi maturati in quegli anni formalmente lontani siano in atto.

Io stesso, in questo marginale ed ininfluente blog, con un comportamento che non mi fa certamente onore, tra il serio e lo scherzoso, suggerisco spesso di non fidarsi dei tedeschi da troppo poco tempo unificati e “freschi” di DDR e della mitica Stasi.

I francesi ci sono stati ostili su non pochi gravissime episodi interni all’Italia, ostilità che non sarebbero state possibili in un regime di amministrazioni unificate. Chi farebbe ormai a cose precipitate un passo indietro (ce ne vorrebbero in realtà centinaia se non migliaia)? Chi, aldilà di come ogni singolo “organigramma” sta nella Nato o in altri organismi embrionali che timidamente stanno prendendo forma.

Nato e problema USA, lo dovrebbe sapere, sono, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, un solo problema.

Da quando è in politica non ha mai sentito dire che quello o il talaltro (nei governi e negli alti gradi delle Forze Armate o dell’Intelligence) appartiene alla cordata/sistema di protezione delle carriere ben vista da quello stato o da quella lobbies? Come si diventa “qualcuno” in questo nostro sgarrupato Paese se non per cordate di appartenenza? E cosa c’entra l’appartenenza ad una cordata (a volte anche facenti capo a realtà che nulla hanno a che fare con la sicurezza nazionale ma spesso con la criminalità organizzata nazionale ed internazionale!) con la meritocrazia che viceversa dovrebbe stare alla base di ogni selezione di personale da dedicare alla difesa degli interessi comuni? Come si organizzano comunità sicure selezionando in realtà una pletora di raccomandati? Come si unificano gli eserciti (quindi le intelligence) europei se i criteri di reclutamento, selezione, formazione del personale sono, ad oggi, 27, tanti quanti sono gli stati che aderiscono a questa orgia permanente delle vanità e dei piccoli interessi che è l’UE? Non a caso i nostri nemici attuali si sono anche piazzati logisticamente in Belgio, vivini-vicini alle cieche-sorde-mute istituzioni europee. Se volevate arrivare meno fragili e “penetrabili” al prevedibile odierno scontro che ci avrebbe dovuto vedere in grado di “schiacciare” questi assalitori in poche battute vista la disparità di mezzi da mettere in campo e che, viceversa, ci vede per ora soccombere, forse dovevate, guardando semplicemente la punta delle vostre scarpe, capire, prima di questa fase post terroristica ormai in essere, perché la scarpa destra ignorava volutamente cosa intendesse fare la sinistra ma soprattutto perché il piede destro se ne voleva andare per un sentiero e il sinistro preferiva scegliere l’autostrada? Quando andava bene! Ormai in una realtà ridotta dove il presidente del COPASIR è un leghista (cioè uno che dovrebbe tifare per la Russia di Putin) voluto anche, in quella posizione delicatissima, da un vecchio satiro (per sua dichiarazione), da sempre iscritto al partito americano, che si seppe mettere di traverso alla nomina “di legge” per quella posizione del rappresentante del M5S, perché dovrebbe essere capace improvvisamente di azzerare prassi che si ispirano a questo autolesionistico approccio e farsi saggia, equa e intelligente? Dini Lamberto non è amico dell’Europa come oggi dovrebbe essere e non avrebbe dovuto mettere bocca sulla nomina  o meno di un cittadino onesto a Presidente del COPASIR. Lo stesso  Dini che ancora pubblicamente ci deve dire se quel Pompa che compare nell’organigramma che ho pubblicato e che ripubblico è quel PIO POMPA a tutti noto come eversore e nemico della convivenza civile nel nostro Paese!

Ma forse invecchiando Leo Rugens farnetica alterando l’autenticità dei documenti. In Italia, fino a pochi mesi addietro, sono state registrate conversazioni in cui si sentivano altissimi ufficiali chiedere udienza e protezione a Luigi Bisignani o a Giancarlo Elia Valori, persone (le ho scelte tra le tante) le cui utenze telefoniche (le “spietate” macchine autoapprendenti e le loro prestazioni obbligatorie lo dimostrano) venivano raggiunte e raggiungevano, alle ore più insolite, per conversare del più e del meno, non proprio da delle persone a cui si potrebbe attribuire, per patriottismo ed affidabilità, nessun grado di NOS.

 

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In questo paese, dentro e intorno a Finmeccanica, per decenni hanno ruotato i fratelli Stornelli, a loro volta circondati da persona che, quando andava bene, rispondevano a Licio Gelli! Questo è un Paese dove, per decenni, vertici “ortofrutticoli” dei Servizi segreti passavano il tempo a immaginare come “fare soldi” piuttosto che come adempiere al proprio dovere. Questo è un paese dove gli organici dei servizi venivano attivati per predisporre dossier taroccati per dare giustificazioni allo scatenamento di guerre per cui non solo paghiamo da dieci anni una macroscopica crisi internazionale ma adesso dobbiamo attivarci per difenderci dai mostri generati da quella guerra. Ma prima di chiedere l’unificazione degli eserciti si attivi, cortesemente, per mandare a casa i traditori che ancora lautamente vengono spesati dalle già esauste casse dello Stato. Non si va all’unificazioni di eserciti senza una proposta di grande cambiamento culturale che parta primariamente dall’intelligence. Non si va ad un grande cambiamento culturale nell’intelligence senza, come dicevano i grillini della  prima ora, mandare a casa i traditori della Repubblica. Traditori sostanziali anche se formalmente da vecchi marpioni le carte sono sempre a loro favore. La sostanza è che Francia, Italia, Belgio si trovano a essere ciclicamente messe sotto pressione e violentate come spero nessuno voglia dubitare.

Prima di unificare gli eserciti ci mostri la volontà di intervenire anche nelle sue aree di “influenza” (se non di specifica competenza) interrompendo loschi traffici con i paesi  che armano ancora i nostri aggressori. È di ieri la notizia che riporto a conferma del guazzabuglio in cui stiamo vivendo.

I primi timidi passi di cambiamento del paradigma culturale nel comparto, vengono fatti tardi e, paradossalmente, gestiti da personale che da sempre ha fatto carriera fuori da ogni logica di quel tipo che si dichiara essere alla base delle volontà di transizione ad altro.

Alcune ore addietro sono scattare perquisizioni e fermi giudiziari intorno alla storia che riportiamo e di cui la trasmissione Report (quello del titolo e di cui sentiamo ancora bisogno) da giorni si fa filo d’Arianna accompagnandoci dentro al labirinto che potrebbe celare altri segreti (ma quanti ne girano intorno alle armi con cui si armano eserciti e nemici della convivenza civile?) che come già accaduto in passato potrebbero non finire di stupirci.

Prima di pensare di unificare (cosa sacrosanta) è doveroso mettere le mani in casa nostra e pulire i panni sporchi ma senza timore che altri europei ci vedano. Anzi, potremmo cominciare a dare il buon esempio a tutta Europa, con la cortesia di astenersi dal suggerire che “non è il momento”. Per fare ciò che suggeriamo potrebbe non essere mai il momento sopratuttto per quelli che dovranno essere rimandati “a casa” come con saggezza anticipatoria da tempo suggerivano i penta stellati oggi deputati e senatori della Repubblica. Per nostra fortuna e perché non sia dismessa la speranza. Se non ora quando, signora Ministro?

Oreste Grani

 

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