Sukhoi Su-24 Putin sacrifica un pedone e minaccia la Turchia

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Durante il Festival della letteratura da viaggio che si tenne a Roma nel 2012, Lucio Caracciolo fece un intervento nel quale mise in guardia dalle mire espansionistiche della Turchia la quale, nelle sue intellettualità più folli, vegheggiava un ritorno all’Impero Ottomano estendibile fino alle regioni turcofone della Cina. Olé!

Aggiungo modestamente un aneddoto raccontato da una intellettuale, M.C. la quale raccontò che le donne kazake impazziscono per le telenovelas turche, argomento di discussioni infinite, coerentemente all’aspirazione di molti kazaki a vivere o intrattenere strettissime relazioni con la Turchia, orizzonte felice per gli abitanti di un territorio freddo e spesso desolato.

Giova ricordare che il Kazakhstan è l’ultimo baluardo che la Russia controlla a difesa dei propri confini nonché il centro del Nuovo Grande Gioco.

Certo rispetto a tale farneticazione si può dare maggiore credito a chi sostiene che l’abbattimento dell’aereo russo servirebbe a impedire la saldatura tra Francia e Russia in funzione anti ISIS eppure non ci togliamo dalla testa l’idea che Putin conosca assai meglio di Caracciolo quale sia l’effettivo pericolo neo imperialista turco e che le proprie mosse siano rivolte ad arginarlo guardando al domani più che al DAESCH, anche a costo di perdere un Sukhoi-24 e un paio di piloti.

Quale ritorsione sanguinosa, Antonio de Martini, suggerisce che i russi potrebbero armare o sostenere in qualche modo l’opposizione armena in Turchia, aprendo un secondo fronte interno dopo quello curdo. Certi pensieri a volte mi domando da quale abisso possano scaturire.

Dionisia