Figli di una SPECTRE minore

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Il premier Manuel Valls nel 2012 ha rifiutato una lista dei jihadisti francesi in Siria”.  A sostenerlo è Bernard Squarcini, ex responsabile dei servizi segreti interni (Dgsi), che… ha rivelato di essere stato contattato dall’intelligence di Damasco, subito dopo aver lasciato il suo incarico a fine maggio 2012, grazie a un rapporto di fiducia consolidato nel tempo. In quell’occasione, ha detto Squarcini, gli proposero di fornire una lista di francesi impegnati nella jihad in Siria. Ma dai vertici dello Stato, a Parigi, sarebbe arrivato il niet a collaborare.” 

In quello stesso anno, Thomas Fabius, figlio dell’ex ministro dell’intero francese Laurent Fabius “fra l’aprile 2011 e l’aprile 2012, …avrebbe vinto in vari casino in giro per il mondo 13 milioni di dollari, ne avrebbe persi 5 milioni, guadagnandone, alla fine, 8 milioni“. Ammazza che fortunato,  se di fortuna si tratta e non di tangenti o altro.

Non pago, il giocatore, ha emesso assegni a vuoto in quel di Las Vegas e ora pende sulla sua testa un mandato di arresto. Ah, assegni del Monte dei Paschi di Siena!

Veniamo ora al peggio, che aleggiava da qualche giorno nel web: Bilal Erdogan si è nascosto a Bologna – la città di Romano Prodi – per finire l’università o per sottrarsi all’accusa di trafficare petrolio con l’ISIS?

Business di famiglia

La prima fonte di finanziamento per l’ISIS in questi gorni arriva dalla vendita di petrolio iracheno dalla regione di Mosul, una roccaforte del gruppo terrorista, ricca di bacini petroliferi. Sembra che sia lo stesso figlio di Erdogan a gestire le esportazioni di barili controllati dall’ISIS, che vengono a un prezzo di vantaggio rispetto alla concorrenza. E che pare vengano trasportati e importati in Turchia camuffati insieme alle importazioni di barili “legali”.

Bilal Erdogan è proprietario e gestore di diverse società marittime. Ha firmato contratti con aziende europee che portano il greggio iracheno a diversi paesi asiatici, non solo la Turchia. Il governo di Ankara compra i barili prodotti nei bacini dell’Iraq che non sono più sotto il controllo del governo. Le aziende di Bilal Erdogan hanno contatti nei porti di Beirut e Ceyhan, dalle cui banchine di scarico vengono trasferiti i barili in petroliere che possono anche andare fino al Giappone.

Il parlamentare turco e vice presidente del partito Repubblicano della Gente (CHP), Gürsel Tekin, ha dichiarato di recente in un’intervista che “facendo appello alle convenzioni internazionali sui trasporti, il presidente Erdogan sostiene che lui e suo figlio non commettono attività illecite trasportando petrolio con l’aiuto di società giapponesi in regola, ma la verità è che Bilal Erdogan è invischiato fino al collo con il terrorismo, ma ha l’immunità garantita finché suo padre è al potere”.

La nausea che ci prende a leggere notizie del genere non è dovuta alla sorpresa ma alla conferma del decadimento delle classi politiche e dirigenti del sistema Mondo. Non credo di sbagliare a indicare una delle radici del problema nella formazione di bande transnazionali in lotta o guerra tra loro, bande che sfuggono sovente al controllo delle Nazioni che ne ospitano un tentacolo. Insomma, più che una SPECTRE, ne vediamo all’opera diverse, e per di più a geometria variabile.

Dionisia