In troppi vogliono impedire che il M5S si prenda Roma, anche Rutelli… incredibile dictu

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Si preparano le grandi manovre per impedire che, vincendo le elezioni amministrative di Roma (che prima o poi dovranno essere fatte), il M5S opzioni la guida del Paese.  Le manovre, temiamo, siano di vario e diverso tipo. Speriamo tutte giocate sul piano del lecito. Tra le ipotesi lecite c’è quella che vecchi arnesi della partitocrazia, finta di destra, di centro e, fintissima, di centro-sinistra si facciano sotto cercando di uscire estratti alla Grande riffa di primavera. Sorvoliamo sulle ringhianti allusioni del rotolo di coppa Francesco Storaro, ai “ragazzini (leggasi M5S ndr) che non devono prendere in mano la situazione” e concentriamoci, dal momento che di “riffa” si tratta, sui numeri che compaiono nell’Indice dei Nomi che corredano il libro Il Caso Genchi – Storia di un uomo in balia dello Stato, sotto la voce “Rutelli Francesco”: 20, 22, 31, 33, 34, 41,181, 232, 247, 263, 391, 417, 421, 430, 431, 432, 462, 472, 602, 672, 694, 734, 745, 761, 769, 819, 820, 821, 849, 851, 854, 855, 858, 859, 864, 865, 938, 944.

Le pagine dedicate a Rutellik, come affettuosamente un tempo mi permettevo di chiamarlo tra amici, sono tante ma soprattutto sono parte di un tutto che non ha ricevuto una sola, una sola, una sola, una sola… (mi si è incantato il disco!) smentita a quanto in esso contenuto.

 

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Il libro è uscito (mandato in stampa il 20 novembre 2009 belli 6 anni addietro!) per la casa editrice Alibertieditore, con autore formale Edoardo Montolli e con prefazione ragionata di Marco Travaglio. Anche Travaglio, è personaggio mai smentito, da anni, nelle sue varie e frequenti gravi affermazioni. Il libro e in particolare le pagine sopra citate, sono pubbliche da tempo sufficiente perché, chi si fosse sentito calunniato/diffamato, reagisse. Un po’ di caciara, tipo bulli romani, soliti chiedere di essere “retti” (areggeteme o lo ammazzo!) quando il libro è uscito c’è stata e poi… “pippa”. Recentemente, ancora una volta, non più Ministro di Giustizia uno come Clemente Mastella, Giocchino Genchi e Luigi De Magistris sono stati assolti per attività svolte a latere del caso “Why noy”. Che noia, mai una condanna per Genchi: solo misure attive tendenti a screditarlo e poi varie bolle di sapone, variopinte e caduche.

Mi dispiace di dover ricorrere a questi “mezzucci” per implicitamente consigliare a Francesco (non a Storace anche lui Francesco che avrà il suo bel da fare a presentarsi come il nuovo che avanza vedi il post Alessandra Mussolini: “Storace può essere l’uomo giusto per il Lazio”. Aiuto!) di lasciar perdere perché, se anche nulla formalmente gli si può imputate durante il periodo in cui ha fatto il sindaco, quando ha provato/voluto spostare il suo orizzonte verso la politica nazionale ed internazionale, le scelte fatte, non solo non gli fanno onore ma, certamente, gli fanno ombra: Rutelli era inequivocabilmente legato a criminali politici (Saladino Antonio) che sono stati definitivamente condannati, senza se e senza ma, per le loro modalità mafiose di agire. In questo caso (parlo ovviamente del “feroce” Saladino) la contiguità era calabrese e quindi di tipo ‘ndranghetista. Anche quando ha pensato che API (con API non si vola) fosse la scelta giusta, Francesco Rutelli si è distratto e, pur essendo stato addirittura membro COPASIR, non si è accorto che a  Rieti, facendo scegliere la location che accoglieva le  feste dell’API senza gli opportuni approfondimenti, stava commettendo una leggerezza. Con sua grande soddisfazione (basterebbe andare a risentirsi le compiaciute espressioni a fine manifestazioni) la scelta dei “padroni di casa simil ospiti/sponsor” dell’API, erano stati i fratelli Pileri, reatini, ancora oggi sotto processo per gravissimi reati forse commessi con gli ambienti riconducibili ad una Sicilia mafiosa come ritenne l’attuale Procuratore Generale, dott. Giuseppe Pignatone, quando, a suo tempo, guardava i fenomeni complessi dei rapporti nazionali ed internazionali (i fratelli sono accusati di reati commessi nel settore dei rifiuti in Italia e Romania) dalla Trinacria.

 

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Calabria in un caso, Sicilia in un altro. Aspettiamo la terza svista per porci il problema dell’opportunismo miope come unico consigliere strategico dell’anima politica di Rutelli.

Il terzo caso, comunque, ai miei occhi marginali ed ininfluenti, c’è già (tra quelli a me noti) e gli fa ombra, finché uno di noi due vivrà. Affermo, da questo marginale ed ininfluente blog che l’essersi prestato, con altri dirigenti del Partito Radicale dell’epoca, a farmi scappare tra le mani Antonio (Toni) Negri che viceversa avevo provveduto a fare in modo che non potesse lasciare impunemente l’Italia, non  si può commentare nella sua  gravità.  Aspetto smentite da Negri o da altri che sapessero come sono andate realmente le cose diversamente da come le descrivo con le mie millanterie diffamanti.

Cose vecchie ma, per noi vecchi, “quelle” contano e non le chiacchiere di una diversa Roma soprattutto quando penso a quanti “Buzzi” vi risiedono e quanti sono quelli acquartierati nei posti che contano in questa Capitale “se non mafiosa in senso tradizionale” certamente criminalizzata da decenni di mal governo. Malgoverno che era tale, schiacciato e prigioniero nella sostanziale cogestione della cosa pubblica con i costruttori/finanzieri che sono ancora gli stessi, Caltagirone per primo, dall’epoca Rutelli/Veltroni che hanno voluto, successivamente, Alemanno Sindaco per divertirsi ancora di più, e con meno fatica (così pensavano!), con il lato B dei romani e quindi degli Italiani, anche se non “appariva” tale. Un, due e tre, Fante, Cavallo e Re. Dovrebbero bastare i tre casi citati.

 

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Ma, formalmente, Rutelli è a due sviste (Saladino e Pileri) perché, quella presa con me relativamente alla fuga di Toni Negri, non conta. Per cui, chi vuole seguirlo, lo segua.

Per il resto ci vediamo nelle scuole che saranno adibite a seggi elettorali dove proveremo a battervi con l’arma del voto. Se doveste provare a giocare ancora più sporco di come siete abituati a fare, ci vedremo nelle piazze o a Filippi.

Oreste Grani

 

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