La prima riflessione sui casi del Mar Nero – Pompeo De Angelis

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Tra gli errori planetari di Obama l’ultimo è di aver creduto che l’Ucraina sarebbe entrata nella NATO, completando la politica americana nell’Europa anticomunista, iniziata nel 1947 con l’ingresso dell’Italia e della Turchia nel Patto Atlantico, alleanza che doveva riguardare, in origine, solo le nazioni dei mari del Nord Europa.[1] Invece, alla fine del 2014, la Crimea è rientrata nell’ambito della Russia e l’esercito ucraino è stato sconfitto dagli scissionisti filorussi delle regioni del Donetsk e del Luhansk. Con queste due vittorie, nel 2015 , la Russia ha ristabilito una supremazia aereonavale nel bacino del Mar Nero.

Vorrei fissare dei punti storici sul Mar Nero. Quel catino di acqua salata sembra la parte finale di un fiordo in cui il Mare Mediterraneo penetra fino alle falde dei monti caucasici. Cominciamo dal nome. Gli antichi lo chiamavano Ponto Axenus, che significava Mare Oscuro o Inospitale. Gli elleni ne celebrarono l’esplorazione con la leggenda degli argonauti, che mossero con la nave Argo dalla Tessaglia, superarono lo stretto di Dardanneli (stretto dell’eroe Dardano), entrarono nel Mar di Marmara (Ellosponto), superarono il budello del Bosforo (rupi Cianee) e, costeggiando la Turchia (Asia Minore), giunsero nella Georgia, regione del Caucaso (Colchide). Dopo che il mare oscuro fu chiaro a causa della scoperta dei naviganti greci, fu ribattezzato Ponto Euxinus, cioè Mare Ospitale. I caucasici lo hanno visto all’inverso: il fiordo li indirizzava in Tessaglia, poi all’Egeo e al Mediterraneo, sulla scia della maga Medea, ma il viaggio fu rimandato. Il viaggio di Medea dalla Colchide alla Grecia avvenne nella tarda età del bronzo. I russi riuscirono a ripetere quell’itinerario alla fine del XVIII secolo dell’età volgare, circa millenovecento anni dopo gli argonauti: Mar Nero, specchio delle loro brame, rotta per il mare caldo, percorso a vela dei mercanti di seta, nodo strategico dell’Eurasia, mare proibito, come per maledizione della strega della Colchide.

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Il bacino del Ponto Ospitale appartenne all’Impero romano e poi a quello bizantino, finché entrò nel possesso dell’impero ottomano in seguito alla conquista di Costantinopoli, nel 1453. Il primo sultano turco ottomano, Maometto II sognò di conquistare il mondo intero togliendolo ai nazareni. Una profezia gli diceva che avrebbe conquistato la Mela d’Oro (Kizil elm), cioè Roma. Era solito dire che come si era impossessato di Bisanzio, così poteva prendere anche la madre.  Invase immediatamente l’Ungheria e mise piede in Italia (Otranto). Nel 1484, tutti i litorali del Mar Nero erano sotto il dominio degli islamici ottomani. Selim I ( 1465 – 1520, sultano dal 1512 ), figlio di Bayezid, nipote di Maometto II sottomise l’Anatolia, la Siria, l’Egitto, la Palestina, le terre dell’Egeo e quelle adriatiche orientali. Si proclamò difensore della fede e califfo (cioè vicario del Profeta) e da sunnita ortodosso attaccò gli sciti dell’Iran. L’impero andava dal Mar Nero, al Mar Bianco (l’Adriatico), al Mar Rosso. Al tempo di Solimano il Magnifico (1494 – 1566, sultano dal 1520), figlio di Selim I, lo stato dell’impero turco fu descritto da Daniello de’ Ludovisi, ambasciatore di Venezia a Istanbul, nel 1533: “I tartari erano colonizzati dai turchi, i tartari del Mar Caspio erano docili alleati per combattere gli sciti . De’ Giorgiani e Curdi non accade per altra menzione, per essere popoli di poco potere e momento, e così di quelli che confinano con l’Egitto.[2] Padroni del Mar Nero, i sultani ottomani lo resero di nuovo inospitale e ne proibirono la navigazione chiudendo gli stretti. Nessuna nave poteva staccarsi dal litorale senza il permesso del Sultano e nessuna nave straniera poteva varcare i Dardanelli, il Mar di Marmora e il Bosforo. In quegli angusti passaggi, l’Europa e l’Asia vennero incollate l’una all’altra come esistessero le rupi Cianee della leggenda, che si chiudevano su se stesse schiacciando i naviganti, che tentavano di superarle.

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Al di la degli stretti, veneziani, genovesi e toscani dovettero abbandonare le loro colonie nelle piazze del commercio con l’Oriente. I veneziani furono i soli a godere della compiacenza del Sultano, ottennero delle licenze commerciali per i loro traffici, sulla base di capitolazioni, cioè atti giuridici bilaterali, in cambio di architetti civili, militari e navali, che dovevano costruire le fortezze turche e le galee del sultano. Le autorizzazioni venivano annullate in caso di crisi fra la Serenissima e la Sublime Porta. I turchi, gente proveniente dalla steppa, non erano marinai e si avvalsero dell’esperienza dei pirati, presenti da sempre nel Mediterraneo, per la creare la loro forza marittima. I pirati divennero ammiragli del Sultano e fecero “la guerra di corsa” a suo profitto e guadagnarono per loro il titolo di corsari.[3] I pirati-corsari assicurarono l’espansione della Sublime Porta nel Nord Africa. La chiusura degli stretti, la saldatura Asia-Europa, impedì i recessi orientali del Mediterraneo e spianò la strada all’invasione ottomana attraverso la valle del Danubio dentro l’Europa. Così nacque l’impero turco che ebbe, tra il XVI e il XVII secolo, la massima potenza ed espansione.

I nemici dei musulmani turchi erano i safavidi sciti iraniani a sud est del Caspio e gli Asburgo cristiani in Europa. I turchi attaccarono l’impero asburgico per consolidarsi e allargare lo spazio in Europa, trattenuti a stento dalle crociate papali. Questa fase storica si concluse con la battaglia di Lepanto del 1571, che determinò uno status quo fra le forze in lizza. Nel secolo successivo, nel 1683 e nel 1699, le “Leghe Sante” dei nazareni seguitarono a contenere l’impero ottomano, finché una coalizione, che comprendeva l’Austria, la Repubblica di Venezia, la confederazione di Polonia e Lituania e il granducato di Moscovia concluse un ciclo di guerre con il trattato di Carlowitz (1699), che creò una sola una novità: beneficiò il granducato di Moscovia del possesso del mare di Azov, il mare meno profondo del mondo, un catino modesto, ma i russi dello zar moscovita Pietro I il Grande posarono gli stivali sul litorale del mare oscuro. Lo zar rimase affascinato dalle prospettive a sud di Mosca e, imbaldanzito dall’idea di diventare il demiurgo di un altro impero, lo sognò con l’affaccio sul Mediterraneo. Il piccolo specchio di Azov rimaneva però serrato dallo stretto di Kerc fra la Crimea e la Georgia, su cui era posta di traverso una fortezza turca. Per aprirsi sul Mar Nero era necessario conquistare la Crimea, la Tauride dei romani, detta “la piccola Tartaria”.

La penisola tartara, venne inclusa nell’impero russo nel 1784, durante il regno della Grande Caterina. Seguirono cinque anni di guerra (1787-1792) dei turchi, alleati con l’impero svedese e il Regno Unito, contro i russi per cacciarli dalla Crimea. Gli svedesi combattevano la Russia sul Baltico ed erano già nemici. Gli inglesi, essendosi impadroniti, nel 1713, dello Stretto di Gibilterra, entravano nel mare caldo e concordavano sulla necessità di impedire all’orso russo di fare altrettanto. Ma non riuscirono. L’armistizio di Iassy del 1792 sanzionò l’appartenenza della Crimea alla Russia, stabilì l’annessione della fortezza di Otchakov sulla riva destra della foce del Dniepr e del litorale fra il fiume Bung e il Nistro.   Il generale Potemkin, costruì la città fortificata di Sebastopoli e l‘impero di Caterina II ebbe la base navale nel mar Nero. Da quel porto fortificato Caterina poté agire per sbriciolare l’impero ottomano. A danno degli ottomani, lo zar Alessandro I (1801-1825) estese la zona d’influenza russa sulla Georgia e il Caucaso, oltre che sulla Moldavia (Bessarabia) e Valacchia. Il litorale nord e orientale del Mar Nero fu dei russi fino alla riva sinistra del Danubio a ridosso del delta. Non rimaneva che violare gli stretti.

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Il congresso di Vienna del 1815 restaurò gli imperi e i regni dell’ancien regime, ma non salvaguardò il dominio turco, che seguitò a sbriciolarsi. La Russia fondò la roccaforte di Odessa e fomentò i moti insurrezionali greci e serbi in base al principio di nazionalità, che riemergeva dalla storia di quei paesi. La Grecia ottenne l’indipendenza nel 1830 e, al tempo stesso, la Serbia si liberò dal gioco turco.[4] Un corpo di spedizione russo, mentre si preparava lo spezzatino balcanico, avanzò fino alla Tracia.

Immediatamente, le guerre imperiali si mascherarono da guerre di religione. I russi si dichiararono protettori della Chiesa ortodossa e dei sudditi cristiani in terre musulmane, mentre i francesi vollero fare lo stesso per i sudditi cattolici. Sia gli uni che gli altri si dichiararono custodi di Gerusalemme e dei luoghi santi, come Selim I aveva fatto con la Mecca. Nella chiesa della chiesa della Natività a Betlemme i monaci ortodossi e i frati cattolici si prendevano a schiaffi, spostando la stella della culla di Gesù di qua e di la secondo la loro rabbia. Gli inglesi, ritenendosi ormai protagonisti nel Mediterraneo, si dichiararono protettori dei musulmani. I russi, a questo punto, giocarono a carte scoperte e annientarono la flotta turca nel porto di Sinope, massacrando a fucilate 4.000 marinai. I francesi ebbero l’occasione di proclamare una “Francia del Levante” entrando in guerra a fianco dei turchi. Gli inglesi, che possedevano una linea ovest-est di basi navali (Gibilterra, Malta, Cipro, Egitto), inaugurarono una politica di “Vicino Oriente” che li condusse all’alleanza con l’ Impero ottomano e con la Francia, per sbarrare l’ingerenza russa est-ovest. Altro che guerra di religione!

Gli alleati anti russi attaccarono infine la penisola di Crimea, nel 1853, e le due parti lasciarono sul campo 370.000 soldati. Al corpo di spedizione della Francia parteciparono anche 15.000 bersaglieri del Regno di Sardegna. Oltre i caduti in battaglia ci furono 600.000 morti civili. La guerra finì per dissanguamento nel 1856. A questo prezzo di sangue europeo la Turchia riebbe il possesso del Mar Nero. I russi dissero: “Abbiamo perso le chiavi di casa nostra”. La conclusione della guerra di Crimea bloccò solo momentaneamente la pretesa russo-zarista verso il corridoio mediterraneo.

La crisi successiva fu causata  dalle rivolte rumene  e bulgare, tra 1871 e il 1876, sostenute dalla Russia, mentre l’esercito dello zar arrivava alle porte di Istanbul. Il Sultano, nel 1878, dovette cedere ai moti nazionali e riconoscere l’indipendenza della Serbia, del Montenegro, della Bulgaria,  della Romania, la cessione della Tessaglia alla Grecia;  l’amministrazione provvisoria di Cipro fu affidata alla Gran Bretagna e quella della Bosnia Erzegovina all’Austria. E venne conclamato il diritto russo di tenere navi e arsenali nel Mar Nero. “La guerra ha dato tutto ciò che poteva dare” scriveva il filosofo evoluzionista Herbert Spencer, ma quella turca era una involuzione della sua   storia imperiale. Nel 1881, la Francia controllava l’Algeria, ed aveva il protettorato della Tunisia, entrambe tolte all’impero ottomano. Sparì anche la pirateria musulmana  della Barberia, che aveva seguitato ad essere protetta dalla Sublima Porta. Nel Nord Africa, l’Egitto diveniva un affare franco-britannico; nel 1911, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia e tolse al Sultanato la Cirenaica, la Tripolitania (Libia), l’isola di Rodi e le isole del Dodecaneso. L’impero d’Oriente era scomparso da tutto il Nord Africa. Nel 1912, Serbia, Bulgaria, Grecia, Montenegro, formarono una lega balcanica, che sottrasse la Macedonia agli ottomani e l’Albania ottenne la propria autonomia.

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La guerra mondiale 1914-1918 comportò, per la Turchia, la perdita della Tracia (che passava alla Grecia), dell’Armenia e il Kurdistan. Inoltre l’invenzione degli stati di Iraq, di Giordania, del Libano, della Siria, del Kuwait e dell’Arabia Saudita, con confini arbitrariamente tracciati dai nazareni, scarnificavano del tutto i territori musulmani sull’osso della penisola anatolica. La mezzaluna e stella in campo rosso della Sublime Porta non sventolava più in Africa e in Europa, se non in Tracia su Istanbul e il Corno d’Oro. Nel 1923, gli europei che avevano costantemente scritto sulle carte geografiche e sui documenti diplomatici il nome di Costantinopoli, decisero di usare il nome di Istanbul, declassando il paese a semplice nazione del guazzabuglio orientale, con nomi e folclore locale e senza alcuna connotazione imperiale.

Nel 1915, inizia il XIX secolo breve di Hobsbawm e termina il secolo lungo di Napoleone Bonaparte che aveva sconvolto il mondo dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. Le vicende dal 1815 al 1915 avevano riattrezzato le mire imperialistiche del XVII secolo nel Mediterraneo. L’impero di Carlo V d’Asburgo e del Sultano Solimano I avevano combattuto per gli spazi terrestri e marini e per la gloria di regnare, mai per la religione. L’impero russo attaccò l’impero ottomano per crearsi la porta di casa sul mare caldo, e furono guerre laiche, non greco ortodosse. Nel secolo dell’imperialismo ottocentesco le guerre degli stati nazareni si combatterono per avere più ampi sbocchi di merci e di capitali e fu colonialismo, non guerra nel nome di Dio. Nel 1902, uscì il libro dell’economista inglese John Hobson “Imperialism”, che fece un grande effetto sui contemporanei e che spiegava: “l’imperialismo è il prodotto naturale della pressione economica di un improvviso aumento del capitale, che non può trovare impiego in patria e ha bisogno di mercati stranieri per i beni e per gli investimenti” Si affermò l’ideologia della seconda rivoluzione industriale fondata sull’acciaio, sull’elettricità, sulla chimica e sullo sfruttamento di materie prime come il caucciù, il rame, il petrolio. Il pianeta si divise per domini materiali e non fra masse cristiane e mussulmane. Anche le guerre fra protestanti e cattolici, fra sciti e sunniti furono lotte per la gloria dei regni e non delle chiese. Allora mi chiedo: perché oggi, in una società consumistica e miscredente si accende talmente l’odio religioso? Perché i produttori di petrolio fomentano il terrorismo in nome di Allah? Vedo l’orizzonte, annebbiato da un neo imperialismo musulmano. Per chiarire, bisogna ancora riflettere sui casi della Turchia e della Russia dopo la Prima Guerra Mondiale. La questione gira ancora intorno al Mar Nero. Rifletterò ancora sul secolo breve e affronterò le nebbie del XXI secolo, seguitando a raccontare le vicende del mare di Medea.

Pompeo De Angelis

NOTE

[1] Nel marzo del 1948, nacque l’UEO (Unione Europea Occidentale), alleanza militare fra Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo. Alla fine dell’anno, si costituì il PAM (Patto Atlantico Militare) tra Stati Uniti, Canada e UEO. L’area mediterranea rimaneva una competenza americana con speciali accordi con l’Italia, la Grecia e la Turchia. Nel luglio 1949 si formò la NATO a cui partecipavano tutte le nazioni citate, comprese le mediterranee, più il Portogallo l’Islanda e la Norvegia.

[2] Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato raccolte e annotate da Eugenio Alberi, vol. I, serie III. Firenze 1840.

[3] Fernand Braudel: “Si parla di corsa e di pirati e la distinzione, chiara sul piano giuridico, senza cambiare i problemi da cima a fondo, ha la sua importanza. La corsa è la guerra lecita, resa tale da una dichiarazione formale di guerra, o da lettere patenti, da passaporti, commissioni, istruzioni.” In Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino 1953.

[4] Il riconoscimento a nazione-stato della Serbia avverrà nel 1878.

 

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